Woodcock concede il patteggiamento a Gelormini. Nuovi scenari investigativi

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Paolo Mosè | John Henry Woodcock ha già chiuso la tranche dell’inchiesta per la corruzione a due sottufficiali della Guardia di Finanza che vede indagati il noto commercialista napoletano Alessandro Gelormini e l’imprenditore Francesco Truda. I quali, tramite i propri difensori, hanno chiesto il patteggiamento. Per la ipotesi di corruzione per la quale i difensori di fiducia, gli avvocati Giuseppe Fusco e Alfonso Furgiuele, hanno concordato la pena ad anni due e mesi due di reclusione. L’ultima parola spetta al giudice per le indagini preliminari D’Auria che ha convocato le parti in camera di consiglio per formalizzare la richiesta e decidere se accogliere o meno l’accordo stipulato tra accusa e difesa. Una scelta dettata dalla evidente situazione venutasi a creare che non lasciava molto spazio alla difesa per ribaltare una situazione complessa, difficile, nel mentre l’accusa poteva calare l’asso della intercettazione ambientale dove si manifestava chiaramente l’avvenuta corruzione.

Ma questo non consentirà al noto commercialista, che da decenni ha sempre gestito le sorti societarie dei più importanti imprenditori isolani, di poter lasciare la casa circondariale di Napoli Poggioreale. Il motivo? Sta tutto scritto nella decisione della procura della Repubblica di Napoli Nord, che dopo di quella di Napoli si è affrettata a chiedere l’aggravamento della misura cautelare dagli arresti domiciliari al carcere, prontamente accolta dal giudice per le indagini preliminari di quel tribunale. E che riguarda quella frangia investigativa legata alle ipotesi di bancarotta fraudolenta che sono contestate non solo a Gelormini, ma a numerosi altri soggetti, tra cui l’imprenditore foriano Nicola D’Abundo. Per il quale il tribunale del riesame in funzione di appello ha revocato la misura dei domiciliari grazie al lavoro discreto e prezioso dell’avv. Luigi Tuccillo, che ha atteso che terminasse la feriale per poi andare a spron battuto con una istanza rigettata dal gip, ma accolta dai giudici della “libertà”.

GLI INTERROGATORI
Questa decisione ha lasciato alcuni increduli, non si aspettavano una conclusione così affrettata, per qualche aspetto inspiegabile. Conoscendo gli addetti ai lavori la determinazione del sostituto procuratore Woodcock nel perseguire i reati contro la Pubblica Amministrazione, non lasciando nulla di intentato e tutti coloro che sono sottoposti ad indagini da parte del suo ufficio devono dimostrare di avere le “credenziali” per ricevere un percorso giudiziario più agevolato e meno pesante. Il tutto sta probabilmente racchiuso negli interrogatori che si sono svolti nelle ultime settimane. Dato che al momento dell’esecuzione della misura di aggravamento e ancora prima degli arresti domiciliari, allorquando gli atti sono giunti a Napoli, la Procura è andata a richiedere spiegazioni ai due arrestati. Nel mentre i due finanzieri (che hanno subito identica misura dal gip di Napoli) sono anch’essi detenuti, uno ai domiciliari e l’altro nella struttura penitenziaria militare di Santa Maria Capua Vetere. E’ consuetudine da parte dell’ufficio di Procura concedere “benevolmente” il patteggiamento con una pena assai contenuta in proporzione alla collaborazione dell’indagato. Infatti sia Truda che Gelormini sono stati sentiti distintamente dal pubblico ministero Woodcock e hanno mostrato ampia e motivata collaborazione con la giustizia. Cosa hanno detto di interessante al magistrato? Difficile saperlo, in quanto questi interrogatori avvengono in modo del tutto riservato e solo alla presenza del difensore di fiducia. Per consentire poi agli inquirenti di sviluppare eventualmente altri percorsi investigativi e dopo le necessarie verifiche e ricerca di elementi sostanziali, si giunge a decisioni che possono anche limitare la libertà personale. E’ quello che si starebbe verificando in questi giorni e non è escluso che qualche altro elemento possa comparire all’improvviso all’orizzonte e andare a squarciare altre situazioni ritenute illecite.

D’ABUNDO, LAURO E APONTE
La permanenza di Gelormini in carcere per tutto questo tempo è stata letta come una volontà dell’ufficio del pubblico ministero di non mollare la presa, andare avanti, capire tutto ciò che girava intorno al pianeta Gelormini. La cui struttura organizzativa del noto commercialista partenopeo abbraccia diversi mondi dell’imprenditoria. Avendo sempre avuto una clientela di un certo livello e di spessore imprenditoriale, molti dei quali operanti nella sfera della Pubblica Amministrazione. Mentre altri sono affermati imprenditori privati che hanno investito grosse somme di denaro nell’ambito turistico-alberghiero, nel settore commerciale e anche armatoriale. Basti pensare alla figura di Nicola D’Abundo, che è stato da sempre un imprenditore che ha sviluppato i suoi interessi negli anni passati nel settore delle pulizie aggiudicandosi appalti rilevanti in mezza Italia, avendo una struttura ramificata e con un buon numero di dipendenti che svolgevano le pulizie in ospedali, in uffici pubblici, in tutto quanto rientrava nella sfera della Pubblica Amministrazione. Diventando soprattutto nella regione Emilia Romagna uno dei punti di riferimento del settore. Per poi estendere i propri interessi diventando socio alla pari del gruppo armatoriale Lauro, gestendo i collegamenti sia veloci che con i traghetti. E dopo anni di coabitazione proficua, si realizzò la separazione. Il D’Abundo continuò a gestire la tratta Napoli e Pozzuoli con i traghetti, mentre il gruppo Lauro gestì e continua tuttora a gestire la tratta veloce con Napoli con gli aliscafi.
Mentre il gruppo Lauro ha un’altra società di collegamento veloce da e per Sorrento con qualche capatina anche all’isola di Capri, ove esiste però un monopolio legato alla Snav, il gruppo Aponte che è di fatto proprietario della multinazionale MSC. Società con sede a Ginevra che gestisce numerose meganavi per passeggeri e navi per merci. Lo stesso Aponte, guarda caso, è finito nelle indagini del sostituto procuratore Woodcock nell’ambito dell’inchiesta sulle Universiadi che si sono tenute a Napoli e uno dei suoi transatlantici è stato attraccato nel porto partenopeo per tutto il periodo dei giochi. Per ospitare gli atleti. Predisponendo finanche una perquisizione negli uffici di Napoli della MSC.

INTRECCIO DI SOCIETA’
Come si vede, è un intreccio molto complesso, non facile da seguire, proprio per la moltitudine di operazioni che sono state fatte negli anni e che in questo momento vengono passate al setaccio da uno dei magistrati più presenti in indagini di un certo tipo. E guarda caso l’aggravamento della misura cautelare disposto dalle due Procure campane riguarda un rapporto che il Gelormini ha intrattenuto durante la sua permanenza ai domiciliari con l’imprenditore sorrentino Salvatore Di Leva, che dalle indagini appariva come colui che veniva accostato maggiormente al Gelormini. E a quanto pare quest’ultimo era prodigo nell’inviare messaggi all’imprenditore sorrentino e gli uomini della Guardia di Finanza non hanno escluso che possa essersi incontrato con il commercialista, al quale era stato fatto divieto dal giudice per le indagini preliminari di incontrare persone che non coabitassero con lui. E nell’ambito di questa indagine molto serrata, che si è cadenzata da numerose iniziative giudiziarie, immediatamente con la trasmissione del fascicolo a Napoli sono scattate contemporaneamente le immancabili intercettazioni telefoniche a tutti coloro che potessero essere in qualche modo coinvolti in questa trama di presunte corruzioni e movimentazioni di società allo scopo di non perdere i patrimoni immobiliari e soprattutto le risorse finanziarie. Non onorando così i debiti contratti in modo particolare con l’Erario. Una sorta di travaso e controtravaso di beni succulenti che erano e sono alla base della potenzialità di ogni singolo imprenditore. E in questo caso questi ultimi hanno seguito pedissequamente i suggerimenti del Gelormini nella speranza di non essere coinvolti in fallimenti che avrebbero innescato delle reazioni a catena, tali da perdere tutto ciò che avevano accumulato.

LA FIGURA DEL DI LEVA
E il Di Leva non è un personaggio di secondo piano. Tutt’altro. E’ un imprenditore affermato nel suo regno della Penisola e qualcuno riferisce anche con interessi in quel di Capri. Oltre a essere presente nel campo marittimo quale comproprietario di una compagnia di navigazione che gestisce i collegamenti veloci, ha interessi nell’ambito turistico alberghiero, in attività commerciali, in tutto ciò che possa creare utili, guadagno. E viene considerato da chi lo conosce a fondo un imprenditore determinato che va avanti dritto per la sua strada per raggiungere gli obiettivi prefissati. E’ proprio in considerazione del suo approccio in questo mondo difficile e complesso per mantenersi a certi standard, che ha avuto un rapporto molto consolidato con il Gelormini. Tant’è vero che lo stesso professionista-commercialista avrebbe ideato l’iniziativa di riportare su un foglietto alcune informazioni, richieste, delucidazioni su cosa fare in determinati casi specifici, che avrebbe voluto che finisse nelle mani del Di Leva. Consegnando il tutto ad un suo fido collaboratore che nell’occasione si travestì da Mercurio e avrebbe dovuto raggiungere il luogo prestabilito per consegnare il messaggio di colui che in quel momento era impossibilitato a muoversi perché sottoposto a misura cautelare agli arresti domiciliari.
Tutti i partecipanti non erano a conoscenza, o comunque speravano che non lo fossero, di essere intercettati. E seguendo il modus operandi di quell’ufficio di Procura, non è escluso che possano essere state installate anche le classiche “cimici” o il famigerato trojan nei telefoni cellulari. Molto probabilmente sono state adottate entrambe le soluzioni. In quanto ormai tutti sono a conoscenza del pericolo di ritrovarsi quell’applicazione che consente di trasmettere tutte le conversazioni anche con telefono spento. E quindi molti imprenditori hanno pensato bene di chiudere in queste fasi il rapporto morboso e affezionato con quei telefoni tecnologicamente più avanzati, virando nell’utilizzo di quei telefoni di prima generazione che costano poche decine di euro e che servono solo per telefonare. E null’altro.

FARI PUNTATI SUL CO.TRA.SIR
Una lunga premessa per dire sostanzialmente che quando l’emissario abbandonò la casa del Gelormini per andare all’appuntamento con il Di Leva appostati non molto distanti gli uomini della Guardia di Finanza, che con la scusa di un controllo a campione recuperarono il famoso bigliettino. E da quel momento si aprirono nuovi e clamorosi scenari che non sono affatto finiti qui. Proprio in relazione alla capacità investigativa del sostituto Woodcock e che sicuramente emergeranno prossimamente su questi schermi. Perché si è aperto un nuovo scenario, molto appetitoso, in quanto da ciò che è stato rinvenuto negli uffici del Gelormini e in quelle strutture immobiliari di cui aveva e ha la disponibilità sono emerse vicende interessanti. Sulle quali oggi la Guardia di Finanza delegata sta eseguendo i necessari e dovuti riscontri. Al fine di scoprire se si sono consumate altre azioni di natura illecita e di quale portata. Una tra tutte, come abbiamo già riferito in servizi di qualche settimana fa, riguarda il consorzio Co.Tra.Sir, su cui sono emersi risvolti interessantissimi. Partendo proprio da Gelormini nella sua qualità di presidente del consorzio, la Guardia di Finanza del Nucleo regionale tributario ne ha ricostruito l’intera storia, la capacità aggressiva dimostrata in questi anni nel gestire con un monopolio blindato il trasporto dei rifiuti e delle merci cosiddette pericolose da e per Napoli. La Procura e gli investigatori sul campo stanno cercando di capire perché fino ad ora gli organi e le varie istituzioni dello Stato non hanno fatto nulla per impedire un monopolio che è di fatto non in linea con la necessaria libera concorrenza per dare maggiore scelta all’utente. In quanto è stato accertato che prima che si realizzasse il consorzio esisteva una concorrenza e si applicavano prezzi per il trasporto ad un livello accettabile. Nel momento in cui si è realizzato questa sorta di monopolio, i prezzi sono schizzati alle stelle. E su questo stanno lavorando gli inquirenti al fine di verificare se vi sono state possibili coperture.
Nell’interrogatorio di Gelormini si è parlato anche di questo? Si è affrontato il nodo Co.Tra.Sir? Stando a indiscrezioni, è comunque un capitolo che interessa non poco al pubblico ministero di punta della Procura John Henry Woodcock.
www.ildispari.it

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