WITHOUT ANY EVIDENCE. L’analisi delle elezioni USA

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ISCHIACARBONE di Andrea Esposito | Da qualche giorno più di un amico, anche dei media isolani, mi invita a commentare the American Battleground, la sfida del secolo in corso negli USA. Stavo per farlo con interesse e passione, è uno dei miei argomenti preferiti, fin quando non ho letto su un paio dei soliti spazi di magheggi complottisti che… “calma ragazzi! le bugie di Biden verranno fuori prima o poi, perché Trump ha cosparso le schede valide del voto con isotopi non radioattivi, mentre le schede false – infilate nelle urne e mandate per posta dai cattivissimi democratici, figli del demonio, ne sono prive e quindi, al riconteggio, verranno facilmente scoperti…e il BENE VINCERA’!!!”

A questo punto mi era già passata la voglia. Ma poi è riemersa la speranza: le tv americane, in blocco, anche quelle vicinissime al presidente uscente come la FOX, ne bloccavano l’ennesimo sproloquio con una grande scritta in sovraimpressione: WHITOUT ANY EVIDENCE, senza alcuna prova. E anchorman del calibro di Anderson Cooper commentavano: “Ci spiace dover ancora una volta, non solo fermare, ma anche smentire le parole del presidente. Non esiste alcun imbroglio in corso nel conteggio dei voti. I voti per posta, che esistono da oltre un secolo, sono perfettamente validi”. E ci mancherebbe, aggiungiamo noi! Le loro indicazioni, circa 72-28 pro Biden, si conoscevano da oltre un mese visto che il voto postale è molto più “sincero” di quello nell’urna: non prendi un foglio di notes a casa, ci scarabocchi sopra qualcosa e lo infili in una busta. No, non va così. Ti arriva a casa una doppia busta, ripeti il voto due volte (uno lo mandi, uno lo tieni a riprova) ed essendo le liste elettorali divise per partito politico, è facilmente ipotizzabile che se per posta hanno votato il 72% dei dem e il 28% del buon vecchio GOP, questi saranno più o meno i voti suddivisi che si riverseranno sui due candidati nei vari Stati. Dunque deliri come “in Oregon Biden ha preso l’80!” oppure “com’è possibile che il voto postale non si divide come quello alle urne???” sono domande imbarazzanti per chi le fa e denotano, nella migliore ipotesi, analfabetismo funzionale galoppante. Nella peggiore: la malafede, mentire sapendo di mentire, lo sport preferito di The Donald!

E’ ovvio che Biden abbia beneficiato del voto postale, il piu’ corposo del secolo, parte di un’affluenza che non ha eguali fino al 1909 in USA (91 milioni di voti postali sono un po difficili da falsificare!): tutto ciò non significa neppure per scherzo che ci siano imbrogli. Semplicemente i sacrosanti voti democratici sono stati espressi legittimamente per posta in stragrande maggioranza e sono stati contati, come da regolamento, dopo quelli nelle urne, determinando il risultato finale. Tutto qua. Sarebbe in ogni caso ben strano (vogliamo pure dire ASSURDO!) che il voto sia stato truccato pro-Biden, quando Trump come presidente uscente aveva totalmente in pugno: 1) senato, 2) corte suprema, 3) governatori degli stati dove ha perso, 4) polizia federale e SOPRATTUTTO…5) direttore e staff delle poste federali americane (ovvero quelli che acquisiscono materialmente il voto e lo contano) …insomma questi brogli CHI LI HA FATTI??? Dove e come malefiche spie del povero Sleepy Joe si sono inserite nei centri di potere saldamente in mano a Donald, per modificare il verdetto? Niente di niente. Come dice Anderson Cooper: WHITOUT ANY EVIDENCE. The Donald non ha nessuna prova, non la porta a sostegno, non dimostra nulla. Ripete esclusivamente il mantra, ossessivo come un disco rotto. Ma l’impressione è che non basti più. Non basta più la narrazione di un Trump-solo-contro tutti, il prode cavaliere sul cavallo bianco che recupera consensi mentre tutti i nemici, brutti e cattivi, lo davano già per sconfitto. Questa è una bella favola (…forse una pagliacciata da ridere) ma in ogni caso, questo resta: una favola per menti facilmente manipolabili. Donald Trump è e resta un tycoon dalla potenza di fuoco inarrivabile, con una disponibilità economica senza eguali. Non era un outsider, non era un candidato ventenne piccolo e solo contro giganti. Non doveva recuperare, si doveva CONFERMARE: è il dover che tocca a tutti i presidenti uscenti, nulla di più e nulla di meno gli si chiedeva che ciò che è sempre toccato a tutti gli altri. E invece no! Si è voluto raccontare come il cowboy solitario dell’America bianca e muscolosa. L’ennesimo bluff. Era il comandante in capo, era il presidente uscente con in mano tutte le leve del potere. Alla fine ha perso e ha perso di brutto: non solo ha preso schiaffoni con percentuali bulgare negli stati dell’Est, notoriamente democratici, o nella ultraliberal California.

Ma ha perso clamorosamente storiche roccaforti repubblicane e addirittura alcuni dei mitici stati centrali, quelli che “l’America profonda non vota democratico, l’America profonda non è NY e vota Trump”. Georgia e Arizona su tutti. Insomma, una debacle. Il motivo non è solo riconducibile alla strategia da sparaballe del Trump in declino. Il discorso è generico e forse globale: a lungo andare, dopo tanto tanto tempo, le fake news, le balle raccontate in loop, la ripetizione compulsiva di notizie prive di qualsiasi fondamento, comincia a stancare. E’ come correre dietro alle ambulanze per vedere se davvero arrivano nel reparto anti-virus o nell’ospedale vuoto (lo vedi? complotto!!!) Dopo migliaia di pubblicazioni a vuoto, che non attecchiscono, mentre la realtà ci travolge, mentire comincia a STANCARE.

Torna prepotentemente in auge il Mainstream nella sua accezione più nobile e antica: l’opinione SUPPORTATA da prove DIMOSTRABILI. “Mainstream” è una di quelle intraducibili espressioni anglofone (letteralmente: flusso principale) che potremmo tradurre, figurativamente, come “opinione dominante”. Ma come diviene “dominante” questa opinione? C’è una bella differenza da un posto all’altro a quanto pare. L’accezione in tutto il mondo (davvero sull’intero globo!) che ne danno sia la gente comune che gli addetti ai lavori è totalmente diversa dalla storpiatura di essa che ha sviluppato un certo populismo in Italia prima e poi anche in America col presidente uscente. La gente comune viene convinta, a suon di martellanti fake news becere e qualunquiste, che il mainstream significhi “giornalisti cattivi”, un concetto in se, punto e basta. Gran furbata! Vero? Peccato che le cose stiano un po’ diversamente e il bluff non dura MAI per sempre (Biden insegna). Il main-stream è opinione dominante non in quanto frutto di un complotto mediatico che coalizza i media filo-potere per placcare, fermare, arrestare, bloccare bla bla bla…la poderosa avanzata di immacolati cavalieri sul cavallo bianco!!! (quali Trump o il nostrano Salvini). Questa è l’accezione negativa che il termine ha preso qui da noi ed in bocca ai succitati protagonisti. La realtà è un’altra ed ha basi più solide: in America le chiamano body of evidences, le prove baby! Puoi provare quello che dici, ripeti, straparli ininterrottamente come un disco rotto? Se non hai prove, stai perdendo tempo e le tue balle non diverranno MAI una verità.
Il main-stream diventa dunque opinione dominante poiché la strangrande maggioranza di chi recepisce la notizia di cui si parla, la sente attendibile, realistica e veritiera, poiché chi la comunica è in grado di PROVARLA. Ecco la differenza fondamentale: essere in grado di provare ciò che si dice.

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