“Vuole solo ballare, ma a scuola lo prendono in giro”, il racconto della maestra Barbara

Il caso sollevato dalla maestra Barbara Castagliuolo accende il dibattito a Forio: intervengono il sindaco Verde e il presidente del Real Forio Luigi Amato. Dopo il racconto del bambino preso in giro perché frequenta un corso di danza, arrivano le prese di posizione delle istituzioni e dello sport

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La vicenda che ci racconta Barbara Castagliuolo, storica insegnante della Compagnia della Danza di Forio, ha scosso la comunità isolana e riaperto una riflessione che va oltre il singolo episodio. Al centro c’è il disagio di un bambino che, a soli otto anni, ha confidato alla sua maestra di non voler più andare a scuola perché preso in giro dai compagni per la sua passione.

Un racconto che ha trovato immediata eco nelle parole del sindaco di Forio, Stani Verde, intervenuto per richiamare l’attenzione sul valore educativo e culturale della danza e sul dovere della comunità di proteggere i più giovani. “Il bullismo non è mai accettabile. Nemmeno quando si nasconde dietro una battuta o un pregiudizio verso chi sceglie la danza come passione, studio, sogno. Così si feriscono dei ragazzi, si colpiscono la loro sensibilità, la loro libertà di esprimersi, il loro talento”.

Il primo cittadino ha poi ribadito il ruolo che istituzioni e famiglie sono chiamate a svolgere: “La danza è disciplina, sacrificio, cultura, identità. È uno strumento educativo straordinario che insegna rispetto, impegno e bellezza. Come comunità abbiamo il dovere di proteggere i nostri giovani e di costruire un ambiente in cui ogni ragazzo possa sentirsi libero di seguire le proprie inclinazioni senza paura di essere giudicato. Forio è e sarà sempre dalla parte del rispetto”.

Accanto alla voce delle istituzioni è arrivata anche quella del mondo sportivo, con l’intervento del presidente del Real Forio Luigi Amato, che ha voluto sottolineare la necessità di superare stereotipi e divisioni. “Ogni ragazzo deve essere libero di scegliere il proprio percorso, nello sport come nell’arte. Il rispetto viene prima di tutto e deve essere insegnato sin da piccoli. Non esistono passioni di serie A e passioni di serie B”.

Parole che rafforzano un messaggio chiaro: il problema non riguarda solo la danza, ma il modo in cui gli adulti educano e accompagnano i più giovani nella crescita. In gioco non c’è soltanto una disciplina artistica, ma la libertà dei bambini di esprimersi senza paura di essere etichettati o esclusi.
La vicenda, partita da un episodio personale, si è trasformata così in un fatto pubblico, capace di coinvolgere scuola, famiglie, istituzioni e associazioni del territorio. Segno che il tema resta aperto e che il lavoro da fare, soprattutto sul piano culturale, è ancora lungo.

L’intervista: “Vuole solo ballare, ma a scuola lo prendono in giro”

Siamo con Barbara Castagliuolo, della Compagnia della Danza di Forio, per commentare il post che negli ultimi giorni sta facendo discutere la comunità. Sono intervenuti anche il sindaco Stani Verde e il presidente del Real Forio Luigi Amato. Tutto nasce da un messaggio che, ci dicevi, torna ciclicamente. Da dove parte questa volta?
“Il post nasce dalla confidenza di un mio allievo che, proprio venerdì, durante la Giornata dei calzini spaiati dedicata alle diversità, mi si è avvicinato dicendo: “Maestra, io non voglio più andare a scuola, non ce la faccio più, i miei amici mi prendono in giro perché faccio danza”. Non è il primo episodio e, purtroppo, temo non sarà l’ultimo. Esiste ancora una mentalità ristretta rispetto a questa disciplina e a quest’arte bellissima”.

Parliamo di bambini. Senza entrare troppo nel personale, puoi dirci che percorso aveva già avviato con te e più o meno l’età?
“Parliamo di un bambino di otto anni, otto anni e mezzo. Frequentava la nostra scuola già dall’anno scorso e aveva intrapreso lo studio della danza classica affiancato alla moderna e all’hip hop. All’inizio di quest’anno l’ho visto un po’ spaesato, soprattutto nelle lezioni di classica che seguo personalmente. Dopo le feste natalizie la madre mi ha chiamata dicendomi che il figlio non voleva più proseguire. Succede spesso, quindi non ho dato troppo peso alla cosa. Poi, venerdì, è emerso il motivo: si sentiva trattato male dagli amici. La frase che mi ha colpita di più è stata: “Io non ho capito perché mi fanno questo, non ho fatto niente di male, voglio solo ballare”.

Il contesto è delicato. Resta ancora quel retropensiero per cui i bambini giocano a calcio e le bambine fanno danza. Lui cosa ti ha raccontato nello specifico?
“Non siamo entrati nei dettagli. Io ascolto, non forzo mai le confidenze, aspetto che sia chi ho davanti a sentirsi libero di parlare. Mi ha solo accennato che qualcuno non voleva più sedersi vicino a lui sul pulmino della scuola. Ci siamo fermati lì”.

È quindi un problema che riguarda educazione e mentalità. Non è il primo caso che ti capita.
“Assolutamente no. Svolgo questa attività da trent’anni e già uno dei miei primi allievi, molto talentuoso, lasciò proprio perché veniva deriso. Negli anni si sono ripetuti diversi episodi. Fortunatamente qualcuno ha resistito: Pasquale, che oggi ha vent’anni, studia e lavora a Roma nel settore, e mio nipote Lucio, che pur frequentando l’università a Napoli continua a prendere lezioni e sarà con noi al saggio di fine anno”.

Lo sfottò verso chi danza esiste ancora, nonostante la maggiore diffusione della disciplina. La televisione, i talent, la popolarità dei ballerini non hanno cambiato le cose?
“Hanno contribuito a diffondere la danza, ma non a eliminare il tabù. Spesso si dice che le ragazze fanno danza e i ragazzi no, ma non è vero. Conosco ragazze che giocano a calcio e non vengono derise, mentre per la danza accade il contrario. Io vengo da una famiglia di ballerini amatoriali: i miei genitori e i miei zii ballavano liscio, twist, rock and roll. Mia madre raccontava che mio padre era molto apprezzato proprio perché sapeva ballare. Oggi, invece, sembra esserci un passo indietro”.

Chi resiste lo fa per carattere?
“Esatto. Dipende molto dalla forza personale. C’è chi risponde e va avanti e chi, invece, si scoraggia. Non siamo tutti uguali”.

Ti è capitato anche con ragazzi un po’ più grandi?
“Sì, ma sempre sotto i quindici anni. Dopo quell’età si sviluppa una maggiore consapevolezza e si riesce a reagire meglio. Il problema è che molti abbandonano prima, anche perché i genitori, a volte, si arrendono. Ogni anno, per diplomare le mie allieve, devo chiamare ballerini dalla terraferma: sull’isola è difficile portare avanti questo percorso con continuità”.

Qual è l’antidoto?
“È semplice: parlarne a casa e a scuola, spiegare cos’è la danza. È un’arte, come la pittura o la musica, ed è una disciplina nobile perché unisce corpo e anima”.

Oggi i bambini hanno anche modelli forti, penso a Roberto Bolle. Questo aiuta?
“Molto. I più piccoli mi dicono spesso: “Maestra, voglio diventare come Roberto Bolle”. Ed è un riferimento positivo”.

La danza classica resta più di nicchia rispetto ai linguaggi urban e all’hip hop. Quanto incide?
“Incide perché la classica è tecnicamente più complessa e richiede un controllo del corpo totale. È accessibile a tutti a livello amatoriale, ma per un percorso più avanzato servono caratteristiche precise”.

Il problema riguarda anche le ragazze, magari prese in giro per l’aspetto fisico?
“Sì, è successo. Ma tutti possono ballare: il ritmo è naturale, nasce con noi. Poi, certo, specializzarsi è un’altra cosa. In alcuni casi ho parlato con le famiglie anche di alimentazione corretta, ma questo non significa che una ragazza non possa danzare”.

Qual è l’appello alla comunità di Forio e dell’isola?
“Chiedo una cosa semplice: spiegare ai ragazzi che non c’è nulla di male nello scegliere una strada diversa da quelle più diffuse. La danza non è un tabù, è un’attività bella e formativa. Proporrei anche corsi scolastici per avvicinare tutti a questa disciplina. Ogni volta che ho lavorato nelle scuole ho visto bambini felici di ballare e genitori soddisfatti. Serve solo parlarne con chiarezza, in famiglia e tra i banchi, per superare pregiudizi che non hanno motivo di esistere”.

  • Articolo realizzato dalla Redazione Web de Il Dispari Quotidiano. La redazione si occupa dell'analisi e della pubblicazione fedele degli atti e dei documenti ufficiali, garantendo un'informazione precisa, imparziale e trasparente. Ogni contenuto viene riportato senza interpretazioni o valutazioni personali, nel rispetto dell’integrità delle fonti e della veridicità dei fatti.

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