Vittorio l’incorreggibile | #4WD

Daily 4ward di Davide Conte del 26 giugno 2020

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Se la credibilità del centrodestra a livello nazionale è messa continuamente in discussione è anche perché i suoi detrattori hanno mille spunti per farlo: innanzitutto, le modalità di selezione della cosiddetta classe dirigente. Per carità, ogni schieramento ha le sue pecche: Renzi ha fatto in modo, nel 2017, che una pornostar venisse eletta a furor di popolo non solo in Parlamento ma anche nell’assemblea nazionale del PD. E come dimenticare la mitica Cicciolina, che ancora col sistema proporzionale a preferenze riuscì con i Radicali a diventare deputata nella parte culminante della sua carriera.

Nessuna esclusiva, quindi, a Berlusconi e alla sua corte dei miracoli fatta di “belle piciocche” e di insinuazioni sul loro rapporto intimo con il loro Presidente. Ma se errare è umano, perseverare è notoriamente diabolico. A questo genere di selezione, a cui si aggiungono i vari personaggi correlati da interessenze aziendali spesso culminate in processi e condanne, vanno anteposti nullafacenti, ondivaghi ed opportunisti storici che anche grazie alla loro capacità di rendersi visibili oltre il mero ruolo, hanno saputo conquistare il favore dei leader di turno e mantenere intatte le loro poltrone e i loro privilegi.

Tra questi, lo dico in tutta onestà, uno come Vittorio Sgarbi, da me ammirato sotto il profilo culturale e per la sua conoscenza pressoché infinita nel mondo dell’arte, rappresenta una negatività storica del personale politico del centrodestra nazionale, ben più degna di biasimo di tante veline, igieniste dentali e figlie di papà portate alla corte del potere per grazia ricevuta. L’ultimo episodio di ieri, con l’espulsione dall’aula per reiterate offese a colleghi e alla stessa presidente della Camera di turno (Mara Carfagna -ndr), preso braccia e gambe dai commessi dell’aula e portato fuori dall’emiciclo, rappresenta un vero oltraggio alle istituzioni, ma soprattutto una sgradevole parentesi che continua a ripetersi dal ’94 a oggi. Eppure…

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