La chiusura del Cinema delle Vittorie e l’avviso pubblico del Comune di Forio arrivato quasi in contemporanea non sono, per Vito Iacono, una coincidenza neutra. Sono piuttosto il segno evidente di un modo di amministrare che rincorre il consenso invece di costruire una visione. Le sue parole sono dure, dirette, senza sconti, e tengono insieme la denuncia politica e il dolore personale per la fine di un luogo simbolo.
«È paradossale che un’amministrazione programmi le proprie attività esclusivamente in funzione del “sentiment” che crede di intercettare nella comunità, invece di governare con una visione e una strategia», afferma Iacono. Una critica che parte dai fatti: «In tre anni di amministrazione, con oltre due milioni di euro spesi per le iniziative natalizie, non è stata promossa una sola rassegna teatrale, una sola attività culturale o sociale che si svolgesse negli spazi del Cinema delle Vittorie».
Il giudizio si allarga alle politiche sociali, che per Iacono risultano del tutto assenti. «In tre anni non è stata programmata una sola iniziativa per gli anziani, per l’infanzia, né tantomeno per le politiche sociali. Non risulta alcun coinvolgimento della popolazione scolastica, nessun progetto educativo, nessuna proposta strutturata». È in questo contesto che l’avviso pubblico del Comune viene liquidato come «uno strumento di propaganda, riferibile al nulla», di cui «non si comprende né la finalità né il contenuto».
Per Iacono il problema è più profondo e riguarda il tessuto sociale di Forio. «In un paese dove il sistema sociale non funziona, dove gli anziani sono spesso lasciati soli, dove il disagio giovanile cresce, dove gli anziani vengono accompagnati con le navette a giocare al bingo perché non esiste alcuna alternativa sociale o culturale, il Cinema poteva rappresentare uno di quegli spazi di aggregazione e di proposta». E invece, sottolinea, «non è stato fatto assolutamente nulla».
Da qui l’accusa più politica: «Dopo tre anni di immobilismo, si prova ora a recuperare consenso con qualche like in più, magari anche sfruttando iniziative altrui. Non è così che si amministra un paese. Non è così che si governa una comunità. Serve ben altro». E l’auspicio finale è rivolto ai cittadini: «Mi auguro che lo comprendano».
Accanto alla denuncia, però, c’è il racconto intimo dell’ultimo giorno. «Cinema delle Vittorie, ultimo spettacolo. Non potevo non esserci», scrive Iacono. Racconta di essere rimasto a lungo in sala dopo la fine della proiezione, di aver fatto fatica ad andare via. «È stato difficile lasciare quella sala che ha accompagnato la nostra crescita e quella di intere generazioni».
Le sue parole diventano memoria collettiva. «Quanti aneddoti, quante storie, quante risate e quante emozioni sono passate da qui. Quanti amori sono nati tra queste poltrone». Poi la frase che pesa come una sentenza: «Una volta si andava al cinema». E ancora: «Questa sala resterà custode gelosa di un tempo che non c’è più».
La chiusura del Cinema delle Vittorie, nelle parole di Vito Iacono, non è solo la fine di una sala. È la fotografia di un vuoto culturale e sociale che non può essere colmato con annunci tardivi. «Come sempre», conclude, «continuerò a lavorare nella direzione della proposta e, coerentemente con questo impegno, avvierò iniziative concrete, non annunci vuoti».







