venerdì, Marzo 5, 2021

Vincenzo Savarese è “andato oltre”

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Luciano Castaldi | “Andare oltre”. Era questa la parola d’ordine, il programma, “il manifesto” di quella comunità politica e umana che, all’interno del Movimento Sociale Italiano, seguiva Pino Rauti, l’intellettuale del partito, l’”incendiario di anime”, come lo definì una volta la Pravda, sì, il giornale del Partito Comunista Sovietico. Vincenzo stava dalla parte di Rauti, perché lì erano le idee innovative, sociali e popolari, nazional-rivoluzionarie…

Nientemeno. Concetti altissimi e impegnativi, impregnati di sangue, utopia, ideologia, sogno. Evola e Gentile, Marinetti e D’annunzio, Mussolini e il fascismo. Da far paura, certe volte. Eppure, messe in bocca a Vincenzo, mischiate al suo sorriso storto, alle lenti appannate dal fumo del “mezzo toscano”, intervallate da qualche sua battuta di spirito, acquisivano un sapore tutto diverso. Direi tranquillizzante. Rassicurante. Ottimista. Capace di proiettarci “oltre” ogni dubbio ed esitazione. Come una fede. Non so, forse era questo il suo modo per sdrammatizzare. Per ridere e sorridere sulla vita, la malattia, la morte… il “fegato mandato a farsi friggere per colpa della politica”. Già, la politica, quella “malattia” che non lo ha abbandonato mai… e che, appena qualche giorno fa, lo spingeva ad andare oltre ogni confinamento o limitazione fisica, per lanciare appelli a favore del tesseramento al partito!

Ho sempre invidiato questa sua tenacia, questa cieca fiducia in un apparato che (e questo me lo faceva sentire distante) sfrutta senza quasi mai riconoscere nulla (come Savarese avrebbe invece meritato). Ma la politica, così come Rauti, come Vincenzo sono appannaggio di altri tempi, di altre galassie spirituali ed esistenziali, di altri miti, di un altro mondo, soprattutto, di altri uomini… Non sarò l’unico a dirlo, ma devo ribadire: Vincenzo Savarese, giornalista, redattore e direttore di prestigiosi periodici isolani, è stato capace di conquistarsi la stima di tutti. Sempre. Ben “oltre” qualsiasi interesse di parte. Ben “oltre” gli steccati culturali, le contrapposizioni ideologiche, gli odi folli e cretini che, insieme alle cose belle, appartenevano al mondo che non c’è più. Vincenzo, a quelli della mia generazione, a quei pochi che si contavano sulle dita di una mano e che sceglievano la “parte sbagliata”, ha insegnato ad “andare oltre”. Oltre le calunnie, le dicerie, i pettegolezzi e le menzogne.

Quelle piccole, di paese, e quelle grandi della storia. Ci ha esortato ad approfondire, pur nella semplicità e senza tanti fronzoli, le verità nascoste dai libri di storia. Quelli che si leggevano un tempo, nell’altro mondo, quello che non c’è più. Ci ha sempre invitato a guardare oltre le sconfitte, le tante sconfitte, sempre cocenti, sempre amare. Ci ha spinto ad andare oltre i paraocchi del pregiudizio e delle macchinazioni di regime. Di quel regime che ghettizzava, criminalizzava, rinchiudeva e, qualche volta, persino uccideva. (Eh già, anche oggi: “Uccidere un fascista non è reato”). Vincenzo Savarese non è stato però solo un giornalista, un militante e un dirigente politico.

È stato consigliere comunale del Comune di Forio, dando vita lui, del MSI, insieme agli esponenti del Partito Comunista persino ad una amministrazione comunale. Erano anni difficili. Ricchi di mille tensioni e passioni. Un altro mondo. Dove l’onore contava. Anzi era tutto. Una cosa: Vincenzo non è stato mai capace di andare oltre la menzogna. Ha scritto Pierpaolo Pasolini: “Il coraggio intellettuale della verità e la pratica politica sono due cose inconciliabili in Italia”. Frase perfetta, che sintetizza al meglio il percorso politico e umano di Enzo. Sì, Vincenzo Savarese è “andato oltre” ogni sofferenza e oltre ogni malattia. Il suo sorriso, il suo buonumore, la sua semplicità, la sua ironia e autoironia, la sua cavalleria, la sua caparbietà sopravviveranno oltre la morte.

“Ciò che nasce puro più grande vivrà/E vince l’oscurità./La tenebra fugge i raggi del sol/Iddio dà gioia e calor/Nei cuor la speranza non morirà/Ascolta il mio canto che sale nel ciel/Verso l’immensità/Unisci il tuo grido di libertà/Comincia uomo a lottar. Il domani appartiene a noi”. Ecco, mi piace pensare a Vincenzo, passato oltre. Incontro a quel Dio nel quale ha creduto ed ha sperato.

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