Villa Mercede arriva la Guardia di Finanza e scopre lavoratori al “nero”

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Ida Trofa | Villa Mercede ripiomba nel caos. Mancano sei mesi di stipendi ai lavoratori con il personale ridotto all’osso, tante, poi, le richieste di astensione dal lavoro per “malattia“. La dissenteria è la patologia più diffusa tra i dipendenti che hanno chiesto di rimanere fuori servizio. Arriva anche la Guardia di Finanza nel tentativo di fare chiarezza sul controverso stato in cui versa la struttura sanitaria di via Cavo Nera.

Dopo mesi di inutili passerelle e sterili proclami i lavoratori della struttura sanitaria di Fontana infatti ancora non percepiscono regolarmente lo stipendio e continuano a lamentare situazioni di lavoro prive di qualsivoglia dignità e rispetto.Senza soldi e con unità in servizio pesantemente ridotte nel numero a questo si aggiunge anche una grave carenza causata dall’assenza del personale per malattia. Cosi si ipotizza una nuova ripresa delle proteste, agitazioni e quasi certamente nuovi scioperi contro le omissioni ed in mancati pagamenti (In questo 2019 i lavoratori di Villa Mercede in carico alla coop “Civitas-Nestore“ hanno percepito solo 4 stipendi. Sono giorni difficili ancor di più per i 29 pazienti ricoverati assistiti da un solo operatore proprio a causa dello stato in cui versa la gestione dell’impianto sanitario.
Tutto questo mentre sulla struttura di Serrara Fontana ieri mattina è piombata la Guardia di Finanza.

Gli uomini della Tenenza di Ischia hanno messo a ferro e a fuoco il complesso interrogando il personale. Un lavoro lungo e certosini durato ore e conclusosi poco prima delle 18,00.
Interrogato il personale dei diversi turni lavorativi previsti dalla COOP. Ascoltati anche il direttore Sanitario, la dottoressa Angela Morsa ed il responsabile del Consorzio Nestore-invitaste, la dottoressa Scalella.
Tema dell’inchiesta avviata dalla GDF i rapporti di lavoro ed il trattamento riservato ai lavoratori stessi oltre che lo stato dei pazienti. Orari di lavoro, contratti di dipendenza, straordinari e quant’altro sono finiti nel mirino dei finanziari.

Due lavoratori al nero
Nel corso dei controlli è emerso che tra tutte le presone impiegate nella struttura per anziani due di esse non erano riportate nell’organico. Per gli agenti della Finanza si tratta di personale al nero. Vano il tentativo di giustificare la loro presenza dichiarando l’esistenza di presunti o tratti a prestazione. Dichiarazioni di possibili contratti a prestazione per i due dipendenti non suffragati, però, da atti.
Lo sfruttamento del lavoro nero comporta sanzioni civili e amministrative pecuniarie severissime. Ma non risolve il problema di Villa Mercede sempre più destinata ad un triste sorte.
Utilizzare un lavoratore irregolarmente, stabilendo un rapporto lavorativo subordinato ma privo dei requisiti contributivi e legali previsti dalla legge, significa commettere una violazione.
Le sanzioni per il datore di lavoro che assume un dipendente senza regolare contratto, possono arrivare fino a 50 mila euro.
L’importo varia a seconda dei giorni d’impiego in cui il dipendente ha prestato servizio. Ed è su questo ultimo aspetto che la Finanza cercherà di fare chiarezza. Con l’entrata in vigore del Reddito di cittadinanza, poi, si sono inaspriti i controlli della Guardia di Finanza proprio per scovare chi percepisce il sussidio senza averne diritto, e colpire i datori di lavoro che non contrattualizzano il personale.

Non solo, la nuova norma sul Reddito di Cittadinanza prevede che il datore non possa nemmeno beneficiare della cosiddetta “diffida”, che gli permetterebbe di sanare la sua irregolarità mettendo a contratto il lavoratore. Dunque nessun paracadute per evitare la possibile sanzione, ma il guaio dell residenza per anziani resta.
A Villa Mercede ieri si è portato nuovamente anche il sindaco di Serrara Fontana Rosario Caruso che ha colloquiato allungo con la direzione della struttura tentando di congegnare una soluzione. Il primo cittadino ha palesato la volontà di inviare una nuova segnalazione nel merito al direttore Generale dell’ASL Antonio D’Amore.

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