Villa Mercede, anziani senza assistenza igienica. Ecco i primi due licenziamenti

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Ida Trofa | La RSA di Villa Mercede era stato, forse lo è e lo rimarrà ancora, solo un parcheggio pre morte per anziani. Un centro che dovrebbe essere di riabilitazione e che, invece, si appalesa in tutta la sua essenza unicamente come centro di interesse e di affari. Uno squallido business in cui gli anziani bisognosi sono vittime inconsapevoli. Martiri del disinteresse e dell’egoismo umano. Da settimane, attraverso le pagine di questo giornale, denunciamo le omissioni dell’ASL, della COOP che si occupa, per conto dell’ASL, di fornire il servizio e l’assistenza agli anziani di quella che fu una RSA, o almeno, questo è quello che dovrebbe fare la coop Civitas-Nestore: offrire servizi. Cosi non è! E tutto questo schifo si perpetra nel disinteresse più totale, senza indignazione, senza nessuna pietà umana.

Due lettere di licenziamento: “non accettato il taglio orario”
Villa Mercede ripiomba nel caos con i lavoratori che non timbrano più il cartellino. Il personale si astiene per malattia, la Guardia di Finanza scopre due lavoratori “al nero” e ieri, come se non bastasse, la coop Civita-Nestore ha inviato le prime due lettere di licenziamento ad altrettanti dipendenti, un massoterapista ed un animatore che hanno accettato l’accordo per la decurtazione delle ore di lavoro da 6 ore a 3 ore, dopo la riduzione dell’appalto da parte di ASL.

Anziani senza assistenza igienica da domenica
A pagare lo scotto maggiore, ovviamente, è l‘utenza. Gli anziani sono costretti a subire la guerra tra ASL e Coop e l’indifferenza delle istituzioni. Ebbene, i degenti, che pagano rette salatissime, anche dell’ordine di 1800 euro, non vengono lavati e, in molti casi, sottoposti a cure come la riabilitazione a causa della carenza di organico.
Oltre ai mancati pagamenti (6 mesi senza stipendio!, ndr) e ai licenziamenti, a far sì che non ci sia personale in servizio in quel di Villa Mercede c’è l’ammutinamento volontario dei lavoratori stessi.
Sono tante le richieste di astensione dal lavoro per “malattia”. La dissenteria è la patologia più diffusa tra i dipendenti che hanno chiesto di rimanere fuori servizio. Un mix gravissimo che, di fatto, ha ridotto all’osso il personale in servizio.

Dopo l’arrivo della Guardia di Finanza che ha tentato e tenterà con una inchiesta appena partita di fare chiarezza sul controverso stato in cui versa la struttura sanitaria di Piazza Arturo Trofa, dovrebbe essere l’ASL stessa a muoversi per tutelare i suoi pazienti, gli anziani ischitani vittime di questo schifo.
Sono giorni difficili e lo sono di più per i 29 pazienti ricoverati e assistiti (si fa per dire, ndr) da un solo operatore, chiamato a lavorare “a prestazione” per l’assenza di massa dal lavoro del personale in organico.
C’è bisogno di fare sul serio e di trovare una soluzione veloce a questa caduta del servizio.

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