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Venti anni fa a Genova: noi ischitani asserragliati dai celerini con l’ordine di soffocare il nostro dissenso

Il G20 come il G8 di venti anni fa. La testimonianza di chi partì da Ischia per partecipare ad un evento tragicamente storico

Gianni Vuoso | La polizia di Draghi manganella i manifestanti contro il G20”. Contusi 10 manifestanti, una attivista fermata”. Con questo titolo l’ultimo numero de “il bolscevico”, settimanale on line del PMLI (www.pmli.it), nel ricordare il ventennale del tragico G8 a Genova dove fu ucciso il giovane Carlo Giuliani, scrive che da mercoledì 7 a domenica 11 luglio, in una Venezia blindata e soffocata da uno spiegamento di 1.500 agenti e militari, droni, motoscafi e elicotteri senza precedenti, si è tenuto il G20 dell’Economia, l’ennesima kermesse imperialista che segna un nuovo passo di avvicinamento al Summit vero e proprio di Roma in autunno, alla quale hanno preso parte i ministri dell’economia e finanza e i governatori delle banche centrali degli Stati membri, e altre 43 delegazioni dei Paesi invitati.
A 20 anni dal G8, la Venezia anticapitalista in piazza, il G20 rappresenta gli Stati con le economie più ricche a livello planetario e pretende di ricondurre il mondo a quel sistema neoliberista che ha eliminato i diritti dal suo vocabolario, costruendo un divario sempre maggiore tra ricchi e poveri, svilendo ogni processo democratico. Lo strumento che il G20 propone è quello della finanza che ha garantito solo profitti per pochi a scapito dei diritti di molti.

Dietro a formule come ‘transizione ecologica’, si nasconde un tentativo di rilanciare l’economia fossile, investendo ancora più miliardi in grandi opere inutili e dannose. Ma questa non è la soluzione. È il problema. Così ha spiegato Anna Clara Basilicò di “We Are Tide”, un insieme di movimenti nato a Venezia ma non esclusivamente per questo summit, bensì per tornare in piazza in tutte le altre città italiane nelle quali si svolgeranno gli incontri dei potenti del mondo, fino a giungere alla conferenza di Glasgow sul clima. Al movimento hanno aderito tantissimi gruppi, movimenti e associazioni, fra i quali Fridays for Futures, No Grandi Navi, No TAV, Non Una di Meno, Stop Biocidio Campania, oltre a Centri sociali, sindacati e a qualche partito. “We Are Tide” ha proposto la propria piattaforma dal titolo “Noi siamo la marea, voi siete solo (G)20”, dichiarando di accettare ogni forma di espressione e di lotta di ciascuna forza aderente, secondo i propri obiettivi e le proprie peculiarità. Un documento che dà voce ai 2 miliardi di persone al mondo che non hanno assistenza sanitaria, accesso all’acqua potabile e nessuna voce in questo summit. Il movimento denuncia inoltre ingiustizie sociali come l’1% più ricco della popolazione che possiede metà della ricchezza globale, oppure quella che vede i Paesi industrializzati che insieme costituiscono appena il 10% del mondo, responsabili di oltre metà delle emissioni climalteranti. Una piattaforma ampia e per lo più condivisibile, alla quale manca solo un ultimo ma fondamentale passaggio, e cioè quell’alternativa reale rappresentata dal legare le battaglie ambientali e economiche alla lotta di classe per il socialismo. I manganelli di Draghi si abbattono sulla protesta.

L’iniziativa più importante in risposta al summit della finanza mondiale si è svolta nel pomeriggio di sabato 10, quando oltre milleduecento manifestanti hanno raggiunto le fondamenta delle “zattere” al grido di “Giustizia sociale, giustizia climatica e welfare per tutti”, dove era previsto un presidio pacifico, per poi proseguire in corteo nel tentativo di violare la zona rossa e raggiungere l’arsenale. Iniziative anche di altri gruppi animalisti che hanno affrontato il tema degli effetti dello sfruttamento animale sulla crisi climatica e ecologica e i rischi che la distruzione degli oceani comporta. La protesta è stata vivace e coraggiosa, realizzata proprio mentre negli storici palazzi dell’Arsenale, i potenti del mondo hanno ratificato l’accordo che centotrenta paesi Ocse su 139 hanno siglato poco più di una settimana fa, riguardante l’introduzione di un’aliquota minima globale (il 15%) di tassazione sui profitti delle multinazionali. Tanto fumo nel confondere le idee per preservare questo o quell’interesse specifico del capitalismo nazionale in un contesto globale, ma poco è l’arrosto, e infatti il quadro d’uscita conferma un caposaldo del marxismo-leninismo, e cioè la fondamentale questione del potere politico che oggi è saldamente nelle mani del grande capitale industriale e finanziario, esercitato ai propri fini per mezzo dei suoi burattini da strapazzo seduti sulle comode poltrone dei parlamenti nazionali e continentali.”Al movimento We Are Tide, che sosterremo convintamente, e ai manifestanti che hanno contestato il cartello criminale del G20- conclude l’articolo del giornale dei marxisti-leninisti- va il nostro appoggio anticapitalista e antimperialista incondizionato e la nostra solidarietà militante.”

Come si vede, da una parte i manifestanti che protestano pacificamente, dall’altra il governo Draghi che risponde e previene con i manganelli e la repressione. Un film già visto. Proprio come quello di venti anni fa quando partecipammo alla manifestazione di Genova, in occasione del G8. L’unica nota positiva è questa volta per fortuna, non ci è scappato il morto, IL Carlo Giuliani di venti anni fa, ma si sono registrati comunque, fermi, arresti e feriti.

Ricordiamo perfettamente quel giorno. Mentre i nostri familiari dissentivano dalla nostra decisione, impauriti anche dalle televisioni che trasmettevano le immagini di Carlo Giuliani a terra, morto, in una pozza di sangue, partimmo Giorgio Di Costanzo ed il sottoscritto convinti di dover esprimere la nostra idea contro le scelte assurde dei grandi e anche di essere protagonisti di un evento che sarebbe diventato storico. E infatti, l’evento è passato tragicamente alla storia, a causa delle violenze commesse non solo dai celerini, ma soprattutto da chi era al comando del governo. La scena che ci è rimasta impressa, indelebile, è quella che mentre eravamo intenti a sfilare pacificamente, fra slogans e canti, fummo sommersi da una valanga di celerini in tenuta antisommossa, armati di elmetti, armi e manganelli ma soprattutto, decisi a colpire e a farci male. Nel rispetto di ordini precisi ricevuti dall’alto.

Ci sparpagliammo immediatamente. Ognuno cercò una via di fuga. Noi poi, venendo da Ischia non eravamo pronti a subire attacchi così massicci e pericolosi. Ma la paura e l’istinto di conservazione ti porta a rifugiarti velocemente dove non c’è pericolo. Pensavamo che fossimo al sicuro saltando sugli scogli, attraversando gli scogli da uno all’altro, come di solito facciamo su una scogliera ad Ischia, prima di tuffarci in acqua. Dall’alto gli elicotteri ruotavano sulle nostre teste e cercavano di colpirci dall’alto con i lacrimogeni. Sembravamo gatti che saltavano impauriti, da uno scoglio all’altro alla ricerca di un riparo che non c’era. Ci nascondevamo dietro gli stessi scogli ma come se non bastasse, da mare le motovedette della Guardia di Finanza sparavano a loro volta, con altri lacrimogeni. Insomma, attaccati da terra, dal cielo e da mare. Cercavo di trovare un rifugio ma nello stesso tempo non volevo perdere l’occasione di scattare delle foto. Mi capitò di avvicinare, attraverso lo zoom, le immagini dei celerini. Ad un certo punto, attraverso il mirino, mi accorsi che stavo per essere colpito da un lacrimogeno.

Feci appena in tempo ad accovacciarmi e il proiettile colpì un giovane compagno che era poco distante da me. Gridava per il bruciore agli occhi e alla pelle. Qualcuno venne in nostro soccorso per trascinarci sotto un gazebo balneare poco distante. Lì c’era il compagno Nocera, consigliere regionale della Campania, che provvedeva a stemperare il bruciore dei lacrimogeni sulla pelle con limoni premuti sulla parte colpita. Le esperienze negative comunque ti insegnano sempre qualcosa. Giorgio, anch’egli impaurito, cercava riparo e soprattutto, di capire come avremmo fatto a lasciare quel gazebo, visto che eravamo circondati da ogni lato. E ci chiedevamo: circondati perché? Per aver commesso quale reato? Stavamo rischiando di brutto solo perché contrari alla violenza dell’imperialismo delle grandi potenze? Era questa la colpa? La stessa colpa di quelli che oggi dissentono dalle scelte delle potenze riunite sotto la bandiera del G20? E’ proprio vero che la storia si ripete? No, non si ripete, ma continua perché da quel luglio 2001 ad oggi non è cambiato il sistema, le potenze sono diventate più potenti, le masse sono sempre più vittime di prepotenze, quelle forze politiche che avrebbero dovuto difendere i nostri ideali, si sono sbracate e hanno tradito la nostra storia, la nostra identità. Ma nulla è perso. I movimenti di lotta ci sono, nonostante tutto. Bisogna solo insistere e tenere l’unità.

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