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Valanga light di Tajani e Martusciello: Mimmo ha avuto paura di candidarsi

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Gaetano Di Meglio | Mimmo ha avuto paura”: è questa la sintesi non detta, a chiare lettere, ma confermata dai fatti da Antonio Tajani e da Fulvio Martusciello che, da Procida, rivendicano la scelta di aver azzerato la leadership del partito di Silvio Berlusconi e di aver voluto cambiare passo non ricandidando Domenico De Siano, Carlo Sarro e Antonio Pentangelo.

Prospettiva importante e che, dal prossimo 26 settembre, vedremo se si realizza o se, invece, resta argomento da campagna elettorale.
In un accogliente “Leone di Mare”, a casa di Luigi Muro, per intenderci, l’evento degli amici procidani che, in quanto a numero, mostra molta più partecipazione degli incontri del Ministro Franceschini. Un presagio poco felice per una maggioranza, quella di Dino Ambrosino, che ora affanna nella richiesta di voti e cerca di limitare i danni dal prossimo spoglio.

Presidente, l’Italia va al voto e, finalmente, potremo avere a Palazzo Chigi un premier espressione degli italiani che votano e non di un tecnico scelto dal PD. Una svolta per l’Italia.
“Tutto lascia pensare che il centro destra vinca queste elezioni e, nella nostra regione, Forza Italia riuscirà ad avere il suo risultato migliore. Però da tutto lascia pensare a trasformarlo in realtà, beh, ci passa una campagna elettorale. E, per questo, in questa ultima settimana di campagna elettorale dobbiamo lavorare tanto e per convincere i cittadini a scegliere per il centro destra al fine di avere un governo di centro destra libero e forte anche in Europa.

In Campania e questo ha un riverbero forte sulle isole, avete riavviato il partito. Un ctrl+alt+canc che azzera la classe dirigente del partito e che pone al giudizio degli elettori volti nuovi.
“Si, abbiamo scelto per un rilancio del partito ed un cambiamento ma questo non significa voler punire o penalizzare qualcuno. Il rinnovamento deve sempre coinvolgere tutti e mi auguro che tutti, nei prossimi mesi, possano prendere parte a questa nuova stagione di Forza Italia che sarà al governo. Ora, però, dobbiamo convincere tanti elettori a votarci e darci la loro fiducia.”

Domenico De Siano, Sarro, Pentangelo e Cesaro hanno annunciato il loro voto per il partito del terzo polo con Carlo Calenda e Matteo Renzi. E’ rimasto sorpreso da questo posizionamento, ci è rimasto male. Ne aveva avuto già sentore?
“Sono rimasto sorpreso perché sono amici che hanno sempre lavorato per Forza Italia e non c’è mai stato nulla di personale nei loro confronti. Mi auguro, magari, che nel segreto dell’urna ci ripensino e votino per Forza Italia. Hanno sempre fatto così e rappresentano la storia di questo partito degli ultimi anni. Non credo che sia una mancata candidatura o la non accettazione di una proposta di andare al Senato tramite il collegio in cui oggi corre Stefano Caldoro che è un collegio vincente ad annullare tutto quello che abbiamo condiviso”

Quindi Domenico De Siano ha avuto paura di sfidare il collegio uninomale e di presentarsi al giudizio del cittadini?
“Gli era stata fatta una proposta di candidarsi lì. In quello che, forse, sembrava, un collegio non vincente e, invece, è un collegio vincente tant’è che Stefano Caldoro farà il senatore della Repubblica con Forza Italia”.

Giorgia Meloni premier? Proviamo a estremizzare un po’ il concetto della leadership della coalizione.
“Ecco, appunto, noi del centro destra abbiamo la regola che chi raccoglie più voti ha il diritto di presentare al Presidente della Repubblica il nome del potenziale premier. Noi non abbiamo pregiudizi nei confronti di chicchessia, ma adesso, prima, vinciamo le elezioni”.
Parole chiare e a cui non serve aggiungere ulteriori commenti. Ecco, magari Domenico De Siano potrà chiarire la vicenda della mancata candidatura nel collegio di Stefano Caldoro.
Di tenore diverso, e forse con un piglio più severo, sono le parole di Fulvio Martusciello, il nuovo coordinatore regionale di Forza Italia che ha preso il posto del senatore di Lacco Ameno e decretato, nei fatti, la sua uscita forzata dai giochi.

Martusciello: “non mi sento di poter piangere qualcuno che singolarmente è andato via”

Onorevole, Forza Italia si presenta agli elettori con una formazione nuova e rilancia anche il proprio ruolo sui territori. Eppure, all’indomani della presentazione delle liste c’è stato più di un consigliere comunale che ha scelto di lasciare il partito.
“Io devo dire che l’entusiasmo che registro ogni giorno ci fa ben sperare nel risultato del prossimo 25 settembre. Abbiamo rimesso in piedi un partito che ha ritrovato entusiasmo e ha voglia di partecipare”.

Le parole “rimesso in piedi” non possono passare senza un veloce commento. Martusciello non affonda il colpa eppure, se tanto ci da tanto, significa che il partito con Domenico De Siano era a terra.
“Arrivano nuove adesioni – continua Martusciello – e sono ottimista di un grande risultato che consegni alla Campania tanti parlamentari nuovi che vengano a difendere il territorio. Uomini e donne che difendano l’isola sul condono, sugli abusi di necessità, che si battano per avere trasporti decenti e collegamenti costanti con la terra ferma. Sono questi i temi per cui, sono certo, vorranno alzare la bandiera di Forza Italia e dei cittadini delle isole”.
Eppure, mentre viviamo questa stramba campagna elettorale sotto l’ombrellone, mi sembra che Forza Italia sia chiamata ad un percorso di rinnovamento della leadership del partito sul territorio.

“Per tanti che sono entrati – chiosa Martusciello – non mi sento di poter piangere qualcuno che singolarmente è andato via. Siamo qui al lavoro per le comunità dei nostri territori e per la comunità del nostro partito.
Se si doveva decidere sui destini personali, magari, mi sarei candidato io. Eppure, ho scelto di non candidarmi perché ho interesse che il partito cresca e che ci sia una nuova classe dirigente di Forza Italia che posa rispondere alla sfide dei territori.”

La conclusione è al veleno, come nel migliori dei manuali: “II nuovo modo di intendere la politica è proprio questo: non ragionare in termini personalistici ma pensare in termini collettivi e mettendo al centro il destino del paese e non quello della carica di uno al posto di un altro”.

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