Vaccino anti Covid, i NAS setacciano il Rizzoli

Si combatte il mercato nero con i residui delle siringhe usate. L’indagine partita da Roma si estende anche ad Ischia. I NAS hanno lavorato presso la sede isolana più di tre ore, focalizzandosi sui controlli alle dosi di vaccino, dal trasporto, fino allo stoccaggio ed alla conservazione negli appositi frigo

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Ida Trofa | Vaccino anti Covid, l’indagine sul mercato nero partita da Roma estende anche ad Ischia. Gli sciacalli della sanità hanno già avviato un proficuo e pericoloso scambio commerciale con i residui delle siringhe usate dal quale la nostra piccola comunità nono può essere ritenuta immune. In diversi ospedali si sono già visti i Carabinieri del Nas. I militari del Nucleo Antisofisticazione e Sanità dell’Arma, ieri mattina sono arrivati anche sull’isola verde direzione via Fundera.

I controlli dei NAS al Rizzoli di Ischia
Una squadra dei N.A.S., Nuclei Antisofisticazioni e Sanità dell’Arma è giunta ieri mattina direttamente presso la Struttura del PO Anna Rizzoli di Ischia per verificare possibili irregolarità. I NAS hanno lavorato presso la sede isolana per più di tre ore, focalizzandosi sui controlli alle dosi di vaccino, dal trasporto fino allo stoccaggio e alla conservazione negli appositi frigo. Ispezioni anche alle sale d’attesa, alle stanze di somministrazione, al personale sanitario e parasanitario impegnati nelle attività di inoculazione del vaccino.
Presso la struttura del Rizzoli, i militari hanno chiesto a medici e dirigenti di controllare le fiale, gli scarti delle dosi del vaccino anti-Covid, le bolle di consegna e i registri per controllare se le quantità annotate nei documenti di somministrazione corrispondano a quanto indicato e prelevato dalle boccette Pfizer.

Sono state contate le fiale in dotazione e tutto il lavoro svolto sin qui intorno alle boccette in questione dal personale ASL NA 2 Nord dedicato. Ai responsabili delle strutture, inoltre, sono stati chiesti i registri dove vengono annotati i nomi delle persone sottoposte alla vaccinazione e, in parallelo, sono stati controllati gli scarti. A caccia di possibili contraddizioni, tra i dati afferenti le quantità formalmente inoculate e quelle presenti o non presenti nei flaconi. Tutto sarebbe partito, stando a quanto ci è dato apprendere, da una indagine avviata a livello nazionale.
Si sta tentando di chiarire, in ogni angolo del paese, se e come sia possibile che qualcuno, prosciugando il fondo delle fiale dell’antidoto al coronavirus, possa poi rivendere il siero sfruttando canali paralleli. Un mercato nero e parallelo a quello dell’Emergenza che dagli argonauti è già stato soprannominato dark web.
Al momento, almeno alle nostre latitudini, lo ricordiamo il vaccino disponibile è destinato agli interni dell’Ospedale isolano. In tanti avrebbero pensato, secondo le prime ricostruzioni degli 007, non solo a mercati paralleli, ma anche a favorire amici e parenti, da qui i controlli preventivi tesi a prevenire ed individuare ogni forma di illegalità. Un eccesso di zelo ha condotto l’indagine anche sulle nostre sponde.
Tutto sarebbe partito, infatti, dopo le segnalazioni di alcuni dottori nella Capitale. A Roma sono stati avviati i controlli dell’Arma per poi estendersi in tutto lo Stivale fino ad Ischia. Gli uomini dell’Arma hanno già ispezionato più ospedali convertiti dal “vaccine-day” del 27 dicembre in centri per la profilassi. Sull’operazione vige il massimo riserbo e nulla trapela dal Nas.

L’indagine sulle ultime gocce
Al momento, l’operazione tenderebbe a verificare se le segnalazioni e gli esposti prodotto abbiano fondamento. Il sospetto è che esista un traffico sotterraneo, che sfrutterebbe i residui delle fiale somministrate, le ultime gocce in fiala della sostanza, per poi sommarle tra loro e immetterle sul mercato nero. La procedura dell’Aifa per somministrare il vaccino Pfizer-BioNTech prevede l’uso di una siringa da 3 millilitri, con cui si preleva il liquido di diluizione, che si inietta poi nel flacone multidose. A quel punto ogni persona dovrebbe ricevere 0,3 millilitri di vaccino. Qualche goccia nel fondo ovviamente può rimanere. I residui. Che messi insieme, stilla dopo stilla, possono fare gola nel cosiddetto dark web. Qui si va dai 300 ai 1000 euro per una singola dose. L’allerta è alta.

Il Viminale
Nell’ultimo report dell’Organismo di monitoraggio sul rischio di infiltrazione nell’economia da parte della criminalità organizzata, voluto dal Viminale, c’è scritto senza ombra di dubbio che “La prossima diffusione dei vaccini potrebbe costituire l’area di interesse dei gruppi criminali in funzione della elevata domanda e della fisiologica bassa offerta iniziale”.

Cybercriminale nazionale ed internazionale
Il cybercrime farmaceutico da inizio pandemia è tenuto sotto stretta osservazione dal Ministero, proprio attraverso gli esperti del Nas. Pochi giorni prima di Natale (e del vaccine-day), i carabinieri della sezione Analisi del Reparto operativo hanno oscurato due siti che smerciavano presunti vaccini anti-Covid e sieri contro l’influenza, vendibili, questi ultimi, solo su ricetta del medico.

L’allarme dell’Interpol sui vaccini: “È oro liquido. Mafie pronte a rubarlo”
“Il vaccino è l’oro liquido del 2021, la cosa più preziosa da distribuire il prossimo anno e la mafia e le altre organizzazioni criminali sono già preparate. Con la diffusione dei vaccini la criminalità aumenterà drasticamente”: lo ha detto Juergen Stock, alla guida della Criminalpol, in un’intervista alla Wirtschaftswoche. “Vedremo furti e furti in magazzini e attacchi alle spedizioni di vaccini; la corruzione sarà dilagante in molti luoghi per ottenere più velocemente questo bene prezioso” ha proseguito nell’intervista il capo dell’Interpol Juergen Stock. “Gruppi di criminali hanno pensato fin dal primo minuto a come incassare sul Covid-19”.

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