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“Vaccinatevi tutti, con il Covid-19 si sta malissimo”, l’appello di Giuseppe Argentato

Giuseppe, passato dal rombo delle supercar che lo hanno reso famoso, al sibilo del casco di terapia subintensiva covid del PO Anna Rizzoli, fa mea culpa: “Tutti i ricoverati qui in ospedale, quasi tutti, siamo non vaccinati e credo di potere parlare per tutti dicendo che siamo pentiti. Lascio il letto in cui ho lottato tra la vita e a morte per un mese, consapevole di aver sbagliato”

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Ida Trofa | Un’esperienza tremenda che gli ha fatto rischiare la vita. Non tutti sono riusciti in questo mese terribile dopo la riapertura estiva a battere questo male subdolo e semi sconosciuto. Giuseppe riabbraccia la sua famiglia e saluta il reparto Covid del Rizzoli che lo ha accudito consapevole di essere fortunato.
Ha camminato a braccetto con la morte. Ha rischiato la vita, così come la rischiano le decine di pazienti, ancora più di 12, ricoverate al presidio di via Fundera.


Il suo è un grido di liberazione, un pianto di emozione e di gioia: un ritorno alla libertà e dopo le dimissioni parla della sua vaccino-fobia, quella che lo ha reso “no-vax” poco convinto.
Un non vaccinato che ha attraversato il calvario della malattia severa, oggi è pronto a lanciare un accorato appello a quanti rifiutano ancora il vaccino: “Sono stato malissim” racconta Giuseppe Argentato trattenendo le lacrime mentre si appresta ad essere sanificato per firmare il foglio delle dimissioni.

“Lo dico a tutti: vaccinatevi perché io ho sbagliato a non farlo e ho rischiato la vita. E’ una malattia bruttissima. Si sta malissimo, se si riesce a superarlo, si esce stravolti, profondamente cambiati e segnati per sempre. Tutti quelli che sono stati con me e che sono ancora qua (al Rizzoli, ndr) tutti senza vaccino e abbiamo sbagliato tutti, siamo pentiti. Credo lo siano tutti. Il Covid è una cosa bruttissima, si sta così male da non comprendere più, da sentirsi cancellati” aggiunge mentre fuori lo attende la sua famiglia: i suoi due bambini, sua moglie, sua madre e l’immancabile Ferrari che lo riporterà a casa.

Finalmente oltre quella porta del reparto Covid a riabbracciarlo c’è la piccola Zoe e Giovanni, che con orgoglio mostra un commovente striscione di carta con scritto in maiuscolo “Ti vogliamo bene papà”. Sua moglie, Assunta, e la cara madre che insieme con i fratelli non lo hanno mai lasciato solo un secondo attendendolo all’esterno del Rizzoli per lunghe quattro settimane. Notti e giorni lunghissimi.
Giuseppe ringrazia i medici, gli infermieri e lo staff del Rizzoli che lo hanno curato in ospedale perché, dopo le cure sanitarie, ha iniziato a stare meglio e dopo oltre 30 giorni di positività, finalmente, ha potuto lasciare il reparto dedicato ai malati di Coronavirus, ad oggi pieno.
L’uomo, 40 anni napoletano, trapiantato ad Ischia, dopo esser passato dal rombo delle super car che lo hanno reso famoso sull’isola, al sibilo del casco di terapia subintensiva Covid del PO Anna Rizzoli, fa mea culpa: “Tutti i ricoverati qui in ospedale, quasi tutti, siamo non vaccinati e credo di potere parlare per tutti dicendo che siamo pentiti. Lascio il letto in cui ho lottato tra la vita e la morte per un mese, consapevole di aver sbagliato”.

Giuseppe Argentato spera con la sua testimonianza di poter convincere chi aveva deciso di non vaccinarsi.
Perché, come dice lui, “oltre al finale, è la storia che conta!”.
Giuseppe ha sempre avuto una salute di ferro, ma ha rischiato di morire per il Covid a soli 40 anni e con due bambini in tenera età. Ora non ha dubbi: “vaccinatevi”.
Quando manca il respiro e non hai le forze per alzarti, ogni convinzione vacilla, solo allora comprendi che contro la malattia, contro un sistema che a stento riesce a garantire le cure ordinarie, figuriamoci quelle straordinarie dettate dalla pandemia, non si può rischiare, né azzardare sfidando i protocolli, confidando nella buona sorte, sperando che il “sistema sanitario” regga e che il Cov Sars 2 abbia pietà di noi.
Vaccinarsi è l’unico modo, è un dovere prima per chi ci sta accanto e poi per noi stessi, è l’unica strada che abbiamo per fronteggiare un virus di cui si conosce l’esistenza e che purtroppo, del quale, non si è ancora compresa né l’essenza, né le potenzialità.

Grazie alle cure ospedaliere, grazie al tempo e a un pizzico di determinazione da ieri Giuseppe è tornato alla guida delle sue auto, in uscita tra coriandoli e applausi, con una magica Ferrari Testa Nera, accanto la sua famiglia… destinazione piazza Bagni per una tintura biondo platino per festeggiare le dimissioni. Ma quanta paura…

1 commento

  1. Esistono le cure precoci ,con semplici farmaci ,cure che lo stato non vuole riconoscere , solo tachipirina e vigile attesa , mi dispiace per il signore , purtroppo si vede che il suo medico non lo ha saputo curare ai primi sintomi ,,

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