Va avanti spedita l’inchiesta dello spaccio sull’isola

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Il pubblico ministero Raffaello Falcone, che sta indagando ancora sul traffico delle sostanze stupefacenti sull’isola d’Ischia, è stato nominato procuratore aggiunto di Napoli dal Consiglio superiore della magistratura. Una promozione di rilievo che comunque non dovrebbe in questa fase rallentare l’indagine che il magistrato conduce in stretta collaborazione con gli agenti del commissariato di Polizia di Ischia. E’ probabile che la parte investigativa quotidiana venga demandata ad un sostituto che dovrà comunque relazionare l’aggiunto Falcone. Che dovrebbe ottenere la delega per la sezione reati predatori

Un’indagine che va avanti parallelamente con gli arresti eseguiti il 28 dicembre scorso che portarono cinque isolani dietro le sbarre. E di questi due sono stati immediatamente scarcerati all’udienza di convalida dal giudice per le indagini preliminari De Chiara. L’altra notizia è che finalmente è stato reperito il braccialetto elettronico applicato su Mirko Ianuario, che era ancora detenuto in carcere in attesa che il prezioso strumento di controllo venisse recuperato. Era stato lo gip a predisporre questa misura disponendo al tempo stesso che rimanesse ristretto nel carcere di Poggioreale fino a che non venisse recuperato il braccialetto. Mentre è uscito dai domiciliari definitivamente Giuseppe Iacono, per il quale il riesame ha revocato la misura non ritenendola più idonea.

Mentre l’ha confermata nei confronti di Giuseppe Caliendo, per il quale è stato espresso favorevole dal procuratore aggiunto Falcone affinché possa allontanarsi dalla sua abitazione per recarsi sul posto di lavoro, avendo la necessità di mantenere economicamente la sua compagna e una prole nata dall’unione. Mentre gli altri due, Florenzo e Pipolo, sono liberi già dalla convalida non emergendo esigenze cautelari. Per lo Ianuario, invece, il giudice ha fatto una serie di considerazioni legate al pericolo di fuga, alla possibilità che una volta all’esterno delle quattro mura carcerarie potesse mettere in pratica la volontà di recarsi in Messico per una lunga vacanza in compagnia della fidanzata. Come espressamente riferito dallo stesso durante un’intercettazione ambientale.

Il fermo di queste cinque persone rientra, però, in una indagine più complessa e corposa che continua ad andare avanti per avere la mappatura dei collegamenti tra i vari soggetti che hanno gestito la vendita degli stupefacenti sull’isola. E si continua ad ascoltare le conversazioni telefoniche, nonché quelle ambientali di personaggi più o meno noti alle forze dell’ordine che non hanno mai abbandonato il percorso della consumazione e della cessione degli stupefacenti. Ne è la riprova la determinatezza che avrebbero posto in essere alcuni di questi personaggi anche dopo essere finiti in numerose indagini di polizia giudiziaria o allorquando hanno conosciuto le patrie galere per essere stati arrestati in flagranza di reato. Per costoro diventa quasi impossibile lasciarsi dietro di sé il passato, il vizio di rimanere in contatto con coloro che hanno il potere di distribuire con una certa facilità quantitativi di droga tali da soddisfare un bel po’ di clienti.
Questa indagine ben più ampia viene evidenziata tra le righe dallo stesso gip della convalida in alcuni passaggi della sua ordinanza, con la quale oltre a spiegare la dinamica del fermo degli indagati, va a valutare la consistenza e la capacità di smercio di droghe e la disponibilità del denaro. Due elementi che sono l’espressione di forza e capacità di misurarsi sul territorio e di avere una rete capace di reggere il confronto con gli altri potenziali spacciatori. Il rapporto che intercorreva tra Ianuario e altri soggetti, è anche questo un elemento che il giudice valuta e descrive su quali basi si fondava: « Nel corso delle effettuate operazioni, sul cellulare dello Iacono arrivavano alcuni messaggi di Caliendo Giuseppe ovvero la persona che gli occupanti della Fiat 500 intendevano incontrare per effettuare la programmata cessione.
Poco dopo, infatti, nel parcheggio della pizzeria sopraggiungeva una Fiat Panda, tg. FD*116*KF,con a bordo una persona, poi identificata proprio nel citato Caliendo, il quale, credendo che nella Fiat 500 si trovasse lo Ianuario, suo abituale spacciatore, accostandosi con la propria autovettura, porgeva dal suo finestrino delle banconote, senza, però, accorgersi che al posto di guida, anziché l’indagato era seduto un ufficiale di polizia giudiziaria, il quale, pertanto, dopo essersi qualificato, procedeva ad una perquisizione, rinvenendo tra le mani dello stesso la somma di euro ottocento.
Nelle ore successive gli operanti procedevano a perquisizioni domiciliari nei confronti di Ianuario Mirko, Caliendo Giuseppe e Iacono Giuseppe che davano i seguenti risultati:
nell’abitazione del Caliendo venivano rinvenute e poste in sequestro: banconote di vario taglio per un valore complessivo di euro 850,00; sostanza stupefacente, avente le tipiche caratteristiche della marijuana, per un peso comp1essivo di g. 1,8; un bilancino da cucina;
nelle vicinanze dell’abitazione dello Ianuario, precisamente in un punto della confinante pineta da questi indicato, venivano rinvenute e poste in sequestro le seguenti cose: .nr. 2 buste di cellophane, recanti il numero “200” scritto con Il pennarello, contenenti sostanza stupefacente avente le tipiche caratteristiche della marijuana, rispettivamente per un peso complessivo di g. 242,26 e g. 244,88, nascoste in un fusto di acciaio nascosto nel terreno, come meglio raffigurato nel fotogramma accluso all’informativa; la somma di euro 3.900, nell’armadio della camera da letto; nell’abitazione di M.I., madre dello Ianuario, l’ulteriore somma di 40.000 euro.
La conclusione formulata sulla base dell’esperienza secondo cui il materiale in possesso degli indagati fosse sostanza stupefacente veniva poi confermata dal narcotest effettuato nell’immediatezza dagli stessi operanti».
Il dato rilevante è la somma consistente rinvenuta e sequestrata dalla Polizia di Stato, che va a confermare che ciò che è emerso con l’operazione del 28 dicembre è soltanto la punta di un iceberg di un qualcosa che si muove ben al di sotto e che coinvolge numerose persone che comunque sono state già individuate dagli agenti del commissariato di Ischia coordinati dal vice questore Alberto Mannelli. Il cui lavoro va avanti da oltre un anno e con molta attenzione e verifica di ciò che sta accadendo sul territorio. Le intercettazioni ambientali e i pedinamenti hanno chiarito in modo inequivocabile che c’è un rapporto consolidato che si è rafforzato nel tempo tra soggetti isolani e componenti di quelle organizzazioni a livello napoletano che di fatto hanno il controllo dello spaccio. Avendo la possibilità di consegnare in tempi brevissimi anche consistenti quantitativi, come nel caso di specie, di hashish o marijuana per fare felici i molti consumatori. Non è da escludere che in tempi ravvicinati possa essere emessa ordinanza di custodia cautelare nei confronti di quei soggetti che fino ad ora non sono stati raggiunti da provvedimenti cautelari o sorpresi in flagranza di reato. E’ un qualcosa che potrebbe consentire di rompere un legame che fino ad ora ha prodotto la vendita di chili di “fumo” e guadagni che hanno arricchito alcuni tra i più impegnati in questa imponente attività illecita. E stando ai rumors vi sono pregiudicati che hanno trascorsi per aver gestito quantitativi di droga e che sono risultati indagati in altri filoni e nei casi più gravi hanno ricevuto delle misure cautelari o sono stati tratti in arresto mentre sopraggiungevano dalla terraferma con un carico di droga.
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