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Una pioggia di ricorsi al giudice del lavoro. AI furbetti del cartelli ASL non piacciono le censure di D’Amore

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Paolo Mosè | Il vertice dell’Asl Napoli 2 Nord, in attesa della decisione del giudice penale, nel frattempo ha notificato ai dipendenti-imputati la sanzione della censura. Il motivo? Per aver omesso, secondo i vertici sanitari, di informare di essere sottoposti all’indagine all’atto dell’avviso della chiusura delle indagini preliminari. Un atto che non viene notificato alla parte offesa. L’aver taciuto questo passaggio è censurabile per la commissione disciplinare istituita dal direttore generale D’Amore. Al tempo stesso è stato congelato ogni ulteriore giudizio in merito alle presunte violazioni che concretizzano in questa fase il reato di truffa ai danni dell’Ente.

Riservandosi, quindi, ogni ulteriore valutazione solo al termine della pronuncia definitiva dell’autorità giudiziaria che dovrà valutare questa vicenda che non sarà affatto semplice. Per il numero di imputati, degli episodi da chiarire e soprattutto sulle modalità che avrebbero indotto i dipendenti dell’Asl ad abbandonare anticipatamente il posto di lavoro o perché si sarebbero avvalsi di altri colleghi per “smarcare” l’uscita, mentre si trovavano in tutt’altra parte. Non è una questione da poco e assai facile da sciogliere, in quanto un nodo ove si innesta la replica della difesa, che ha già evidenziato dinanzi al giudice dell’udienza preliminare che quello non era un abbandono del posto di lavoro, ma per recarsi per i compiti di istituto assegnati a svolgere attività esterna.

GLI IMPUTATI
La raffica di censure è stata mal digerita dalla stragrande maggioranza dei dipendenti, che la ritengono in questa fase soprattutto prematura, che non tiene conto delle osservazioni che in molti casi sono state fatte per iscritto o in presenza e con una istruttoria molto sommaria. Come dire poi si vedrà. Le uniche archiviazioni riguardano le due dipendenti per le quali il giudice dell’udienza preliminare ha emesso sentenza di proscioglimento. La commissione ne ha dovuto prendere atto, disponendo l’archiviazione del procedimento amministrativo.

Il processo è stato riassegnato ad un altro collegio e il primo confronto che avverrà è datato i primi di ottobre. In quella sede inizieranno le prime schermaglie sulle richieste che le parti faranno al collegio. Questi sono gli imputati verso i quali si procede a seconda delle contestazioni del pubblico ministero Ardituro per truffa (per tutti), per altri casi si ipotizza il reato di peculato per aver utilizzato beni della Pubblica Amministrazione non per fini istituzionali e per altri ancora si avanza il sospetto che siano stati commessi dei falsi. Questi sono gli imputati che compariranno dinanzi al tribunale soprattutto con i propri difensori: Barbato Massimo, Base Francesco Antonio, Borghese Pasquale, Carraturo Nello, Castaldi Salvatore, Cece Emilia, Colella Rosaria, Coppola Teresa, Delicato Luigi, Di Meglio Margherita, Di Sarno Ciro, Fabozzi Luca, Ferrandino Maria Francesca, Grifo Alberto, Impagliazzo Lucia, Mariani Mario, Marigliano Anna, Marziali Placido, Messina Francesca, Mormile Pasquale, Pacifico Salvatore, Papaccio Rosa, Pluda Brunella, Puca Anna, Romano Vincenzo, Ruggiero Anna, Russo Carmela, Silvio Aniello, Trofa Clotilde, Vuoso Ugo.

AZIONE PUNITIVA
Molti di questi dipendenti hanno ritenuto la censura un’azione punitiva. Non si sono fermati a registrare la decisione del datore di lavoro ed hanno presentato ricorso al giudice del lavoro per spiegare le ragioni che sono alla base della “lamentela”, perché si è proceduto senza una garanzia prevista dal nostro ordinamento per chi si trova in una situazione che ha poche possibilità per poter far valere i propri diritti. E solo con un’azione rivolta, con una richiesta all’autorità giudiziaria, questa presunta forzatura potrebbe essere riparata.

A tutto vantaggio di chi ritiene soprattutto di non aver commesso alcun tipo di reato penale e che il suo trascinamento in questa inchiesta è frutto di una indagine che non si è rivolta a capire per quali motivi un dipendente (soprattutto medici ed infermieri) che opera presso Villa Romana si è allontanato dalla sede. Molti di questi sono anche medici psichiatri, infermieri, veterinari che nella maggior parte dei casi operano quasi sistematicamente all’esterno. E a questa attività svolta non nel chiuso dell’ufficio, la Guardia di Finanza non ne ha fatto cenno, né ha ritenuto di seguire qualcuno degli indagati per capire dove si recasse. La difesa si è lamentata con il gup spiegando che la polizia giudiziaria si è limitata soltanto ad una contabilizzazione dei minuti o delle ore per ogni dipendente che si è allontanato dall’ufficio. Senza conoscerne le motivazioni.

UNA LUNGA GIORNATA DI LAVORO
Uno di questi è un medico, difeso dall’avv. Felice Pettorino, che si è rivolto con un ricorso argomentatissimo al giudice del lavoro per spiegare che le accuse che sono state mosse nei suoi confronti non hanno alcun fondamento. Soffermandosi su quegli episodi che sono riportati nel capo d’imputazione che a lui interessa. E riferendo che gli episodi rilevanti hanno una giustificazione, del perché si era allontanato per svolgere altre attività inerenti al suo profilo professionale nell’ambito dell’Asl Napoli 2 Nord. Al giudice del lavoro è stato spiegato in modo preciso ciò che non va e soprattutto che l’iniziativa della commissione disciplinare voluta dal direttore generale è stata alquanto superficiale nel poi prendere una decisione del tutto negativa per il dipendente: «In relazione infine all’assenza contestata del 14.11.2018, si osserva che il Fabozzi, benché in servizio di mattina (8-15,36) prolungava il suo orario di servizio in quanto erano in atto le procedure finalizzate al ricovero in regime di TSO del signor D.K.V. intorno alle ore 17,00 alla presenza dei genitori del suindicato paziente riceveva la telefonata dal collega dott. Pasquale Mormile, che lo informava che le necessarie indagini chimiche (ecg, es. ematochimici) erano state effettuate presso il p.s. dell’ospedale Rizzoli di Lacco Ameno ed era disponibile l’ordinanza sindacale del Sindaco del Comune di Barano d’Ischia (luogo di residenza dell’assistito). Pertanto alle ore alle 17,23, insieme al collega CPSI, Placido Marziali, lasciava l’ambulatorio per raggiungere il collega presso il porto di Ischia dove, insieme al M.llo Marna Mario e all’app.to Di Costanzo Luigi della P.M. di Barano D’Ischia, l’infermiere ed il Fabozzi, salivano sull’ idro ambulanza della Guardia Costiera di Ischia per espletare il trasferimento del paziente presso la struttura SPDC del Presidio Ospedaliero S. Maria delle Grazie di Pozzuoli. Il paziente accedeva al reparto di psichiatria alle 18,45 dopo aver sbrigato le normali procedure e fornite le necessarie informazioni cliniche al medico di turno tramite ambulanza il dr. Fabozzi ed il Placido si facevano accompagnare al porto di Pozzuoli.

Data l’ora tarda ed essendo stremato dall’intensa giornata lavorativa il Fabozzi rientrava presso la sua residenza di Napoli chiedendo la cortesia al CPSI Placido di ritorno sull’isola d’Ischia di beggiare la fine del suo servizio con il suo cartellino.

E’ evidente alla luce delle considerazioni che precedono che l’uso dell’autovettura in data 26.10.2018 è avvenuto per motivi di servizio e non privati e che il Fabozzi o chi per esso, non ha attestato falsamente la sua presenza in servizio essendo il medesimo regolarmente in servizio esterno come sopra riportato e come codesto Ecc.mo UPD potrà accertare in via istruttoria ai sensi dell’art. 55 bis c.6 D.lgvo 165/2001 acquisendo dalle PP.AA. interessate, le relazioni di servizio e la documentazione inerente di cui al capo a) dalla Dr.ssa Emilia Cece, primario all’epoca dell’U.O. di salute mentale di Ischia sede di villa Romana e dall’infermiere Delicato; di cui al capo b) dalla dr.ssa Arcamone in servizio presso l’Ospedale Rizzoli di Lacco Ameno e Base e Marziali; di cui al capo c) dal Dr. Pasquale Mormile, dal Sindaco del Comune di Barano d’Ischia dal Comandante della Guardia Costiera di Ischia e dal medico di turno dell’Ospedale Psichiatrico di Santa Maria delle Grazie in Pozzuoli».

L’INDAGINE DELLA FINANZA
E insieme al dott. Fabozzi, molti altri hanno seguito lo stesso percorso. Non intendono subire una sanzione amministrativa prima che la loro posizione venga chiarita. E in qualche modo così dovrebbe essere. Nella Pubblica Amministrazione, infatti, la sanzione disciplinare viene applicata immediatamente solo nel caso in cui il dipendente venga colpito da una ordinanza di custodia cautelare che ne delimiti la libertà, che produce automaticamente la sospensione dal servizio.
O ulteriore provvedimento di analogo tenore possa essere irrogato allorquando il dipendente risulta condannato già in primo grado per essere stato ritenuto colpevole di aver violato reati contro la Pubblica Amministrazione.

Il bello di questo processo nasce da un esposto che “partorisce” nel seno della stessa Asl, ove si raccontano episodi che a detta del denunciante violavano alcuni comportamenti in danno in alcuni casi della stessa Asl. Per poi essere egli stesso risucchiato nell’inchiesta, tanto da essere sottoposto a indagine e poi finire a giudizio.
A seguito di questo esposto si era innescato un meccanismo molto veloce con la delega del pubblico ministero alla Guardia di Finanza per monitorare i comportamenti eventualmente delittuosi da parte dei singoli dipendenti.
Come si rileva da una prima informativa trasmessa al magistrato inquirente: «Questa polizia giudiziaria ha individuato una serie di soggetti dipendenti pubblici adusi a porre in essere condotte truffaldine e assenteismo ai danni della pubblica amministrazione. In particolare, i soggetti, attraverso principalmente l’omessa validazione del badge di entrata ovvero per interposta persona, si allontanavano dal luogo di lavoro durante l’orario di servizio.

Gli elementi probatori raccolti sul loro conto nel corso della presente indagine vengono compendiati nei successivi paragrafi distintamente per tutti i soggetti, per ciascuno dei quali si procederà alla disamina delle posizioni con riferimento in dettaglio alla: elaborazione dei dati acquisiti con le riproduzioni video. Il disco collazione dei dati rinvenienti dalle ricognizioni dirette e pedinamenti; corrispondenza delle immagini con le risultanze delle osservazioni; rendicontazione dei tabulati delle presenze giornaliere entrate ed uscite; disamina delle autocertificazioni per mancata od omessa beggiatura; verifica dei registri delle uscite degli automezzi di servizio con le dichiarazioni per l’utilizzo per servizio dell’autovettura privata; comparazione degli atti giustificativi (richieste di permessi) con gli elementi raccolti; qualificazione dei periodi temporali di assenza ingiustificata dal servizio anche con valorizzazione economica nella truffa posti in essere, sulla base delle competenze mensili spettanti al singolo dipendente attenzionato».

Dando al tempo stesso un lasso di tolleranza per non indagare anche coloro che momentaneamente si erano allontanati dall’ufficio per recarsi al bar a prendere un caffé: «Al riguardo, quale attribuzione di margini di tolleranza ai periodi da considerare quale assenza dal servizio ai fini degli addebiti, come da disposizione dell’autorità giudiziaria titolare del procedimento, si è ritenuto considerare l’assenza solo per i periodi superiori ai 10 minuti, salvo che il dipendente non risulti essersi allontanato ripetutamente nel corso del turno lavorativo, circostanza che ha fatto computare anche i periodi di poco inferiore ai 10 minuti, sommandoli tra essi».
Ma in alcuni casi questa tolleranza minima è stata anche annotata e il pubblico ministero ha rinviato a giudizio anche dipendenti per aver “sottratto” all’Asl la somma complessiva di poco più di 6 euro.

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