Un branco di 9 totani. Il divieto del “diporto” che i sindaci, dopo averlo messo, ora non vogliono

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Gaetano Di Meglio | L’Ansa, la più grande agenzia di stampa italiana, il 9 maggio riportava questa notizia: “A seguito di una conferenza tra i sindaci delle isole partenopee, il vice governatore Fulvio Bonavitacola il consigliere Cascone ed il direttore della ASL Na2 D’Amore sono state decise le procedure per il rientro di quanti abbiano residenza, domicilio o proprietà di abitazione ad Ischia, Procida o Capri ma sono provenienti da altre regioni a partire da lunedì prossimo.”

Dopo poche ore, il Presidente della Regione Campania, Vincenzo De Luca pubblicava la sua ordinanza numero 46 del 9 maggio quella in cui i gestori dei nostri porti turistici, ovvero i sindaci del comune di Ischia, Serrara Fontana, Capri al 100%, Casamicciola al 50%, Procida al 30% e Forio in appalto avevano concordato con De Luca il “divieto di raggiungere le isole con mezzi privati da diporto, tenuto conto dell’esigenza di controllare gli imbarchi e gli sbarchi” valido sia per gli “Spostamenti da altre regioni italiane e dall’estero” sia per gli spostamenti “intraregionali”.

Forse è meglio ricapitolare. Il 9 maggio i gestori dei nostri porti turistici in video conferenza con De Luca e Bonavitacola avevano chiesto e concordato con la Regione Campania si blindare le isole. Di chiudere il territorio e di far perdere danaro alle “proprie” imprese. Perchè, non far attraccare i mezzi da diporto significa arrecare un danno economico ai porti turistici dell’isola e favorire quelli della terraferma.

Ma chi gestisce questi porti? Lo ripeto: Ischia, Serrara Fontana e Capri hanno i porti turistici in gestione pubblica al 100%, Casamicciola gestisce il suo al 50% con un privato, Procida al 30% con un privato e Forio ha concesso il suo con il più famoso appalto della storia. Quello di Lacco Ameno, ovviamente, va tenuto per un attimo a parte, non solo per il suo naturale “family look” con il senatore De Siano, ma perché il comune è gestito dal Commissario Prefettizio.

Passano i giorni, il governatore De Luca pubblica un’altra ordinanza, la numero 48 e ripropone lo stesso schema condiviso con i sindaci delle isole di Ischia, Capri e Procida, quelli che sono i titolari delle aziende che rischiano il bilancio dei loro porti turistici. E, dopo aver concordato con i sindaci il blocco, la Regione lo proroga fino al 2 giugno con l’ordinanza numero 48 del 17 maggio. Ora, però, i sindaci che hanno suggerito l’ordinanza numero 46 vorrebbero cambiare le disposizioni per le barche da diporto e, tutti insieme, come un branco di totani (i totani formano branchi?, boh), ora si sono accorti che le loro aziende vanno in difficoltà rispetto alle loro stesse scelte.

E con una nota congiunta (che firma anche Dionigi Gaudioso, come se avesse il porto, ndr) tutti e 9 chiedono a De Luca di eliminare il blocco che avevano concordato insieme. Ma la cosa più esilarante (per non dire tragica) è che nello stesso giorno, il 9 maggio, la Regione Campania diramava l’aggiornamento nel merito dell’attività da diporto: “È consentita l’attività nautica su imbarcazioni private nel rispetto delle misure precauzionali, del distanziamento e dell’obbligo di dispositivi di protezione individuale? Sì, è consentita in forma individuale ovvero limitatamente allo stretto nucleo familiare convivente”.

La verità è che i nostri sindaci riescono una cosa alla volta, perché, forse, non ne riescono a fare due insieme. Era troppo importante e prioritario soddisfare la “bestia” del populismo che li muove all’unisono e decidere per la chiusura ai residenti che arrivano dall’estero o da fuori regione, troppo impegnati a capire che le strategie che hanno usato per arginare il contagio è stato sbagliato dal primo giorno.
Noi non avevamo dubbi sulla loro incapacità di poter gestire la nostra isola. Oggi abbiamo avuto anche la prova.

Nella loro nota indirizzata a De Luca, i 9 sindaci chiedono “A fronte di quanto innanzi precisato, si chiede di revocare l’ordinanza n. 48 del 17/05/2020 al punto 4.1., laddove viene disposto il divieto, per coloro che provengono da altre regioni italiane o dall’estero, di raggiungere le isole del golfo con mezzi privati da diporto” e poi, sempre nella inutile foga di sicurezza da covid assicurano “da subito a mettere a disposizione, su ogni punto di imbarco e sbarco dei porti turistici isolani, gazebi dove sarà monitorata la temperatura corporea di ogni persona al momento dell’imbarco e dello sbarco, nonché, agli stessi diportisti, verranno effettuati test rapidi del sangue da personale qualificato”. Ora, considerando che i sindaci sono i titolari dei porti turistici e che, volendo, si sono messi da soli in difficoltà rispetto agli altri porti turistici della Campania (mettendo paura ai potenziali clienti con prelievi e test che non devono fare, invece, altrove), hanno dimenticato di chiedere a De Luca di eliminare il divieto relativo ai diportisti della Campania. Eggià, l’ordinanza, infatti vieta il diporto anche i residenti campani e non solo a quelli che provengono da altre regioni o dall’estero.
Davvero, come un branco di totani….

3 Commenti

  1. Forse gaudioso ha paura di uno sbarco tipo marins ai maronti, con portellone dei traghetti abbassati sull arenile.
    Ma questi sono numeri……
    Bisognerebbe farli interpretare da un esperto

  2. non capisco proprio caro direttore perche’ lei deve offedere in modo cosi’ sconsiderato , i totani, che male hanno fatto questi poveri molluschi, se lei mi paragonasse ad un sindaco, mi offenderei , e parecchio anche

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