venerdì, Aprile 16, 2021

Un affare di droga finito male, due arresti dei carabinieri

A Poggioreale sono stati trasferiti il venticinquenne Salvatore Melotti, il cui padre è stato ucciso nel 2005 in un agguato ai Quartieri Spagnoli, e il trentottenne Claudio Buono. Addosso al partenopeo gli uomini del Nucleo operativo hanno sequestrato 100 grammi di hashish e 15 di cocaina, che avrebbe dovuto consegnare allo sbarco degli aliscafi all’acquirente ischitano

In primo piano

PAOLO MOSE’ | Il corriere napoletano dei Quartieri Spagnoli, il venticinquenne, con un Daspo sulle spalle, e l’ischitano, 38 anni, sono stati tratti in arresto per concorso in detenzione al fine di spaccio di sostanza stupefacente. Per aver gestito e comunque concordato la consegna dietro pagamento di 100 grammi di hashish e 15 di cocaina. Entrambi, dopo le formalità di rito, sono stati accompagnati presso la struttura carceraria di Napoli Poggioreale a disposizione dell’autorità giudiziaria. Come disposto dal pubblico ministero di turno agli affari penali che ha già pronta la richiesta di convalida e di applicazione di una misura coercitiva. L’ultima decisione spetterà al giudice per le indagini preliminari di turno, che emetterà l’ordinanza solo dopo aver ascoltato i difensori nominati dai due indagati.
E’ un’importante operazione di polizia giudiziaria che non è nata per caso, ma si è sviluppata nel tempo, seguendo quel filone iniziale che aveva portato già all’arresto di altri insospettabili o comunque soggetti conosciuti per essere stati pizzicati con dosi minime di droghe e quindi segnalati per competenza per le sanzioni amministrative al prefetto. I carabinieri hanno messo su un’attività a largo raggio utilizzando fonti confidenziali, svolgendo pedinamenti ed appostamenti e ascoltando quanto più possibile si sono scambiati informazioni i soggetti più in vista di questo fenomeno che ormai si è cristallizzato su un’unica condotta. Preparare l’accordo preventivo con i noti spacciatori partenopei e dopo aver versato un congruo anticipo, hanno poi atteso l’arrivo di corrieri, perlopiù incensurati e comunque senza macchia di stupefacente sulle spalle, per consegnare la merce concordata. E versare il rimanente della somma per chiudere in modo conclusivo l’affare. Ed è quello che si stava per perfezionare tra l’ischitano e il partenopeo. Il padre di quest’ultimo era stato nel passato un esponente di primo piano del clan dei Mariano, che governavano i Quartieri Spagnoli e che nei primi anni ’90 dovettero subire la reazione di un gruppo emergente di personaggi determinati a conquistare la piazza dello spaccio. Finendo nel mirino di quattro killer che a bordo di due moto di grossa cilindrata lo freddarono con un primo colpo alla nuca, per poi finirlo definitivamente una volta caduto pesantemente sul selciato. I soccorsi che giunsero immediatamente constatarono il decesso. Il suo cranio era stato letteralmente frantumato dalle pallottole delle pistole. Un fatto di sangue accaduto nel 2005 e che trova ancora strascichi giudiziari, fino a quando non sono arrivati i primi collaboratori di giustizia che hanno indicato quali responsabile o comunque mandante del raid punitivo un boss emergente all’epoca, tale Di Biase.
Molto probabilmente i due arrestati hanno concordato telefonicamente modi e tempi dell’incontro per scambiarsi denaro in cambio di stupefacenti. I carabinieri erano a conoscenza che si sarebbe consumato un qualcosa di grosso al porto d’Ischia e più precisamente allo sbarco degli aliscafi. Mimetizzandosi tra la folla di passeggeri che scendevano e quelli che erano in attesa di salire sul mezzo veloce per fare ritorno in città. Quando è comparso sulla scaletta un giovane napoletano verso il quale non c’è stata nell’immediatezza alcuna iniziativa da parte dei militari. Hanno atteso perché sospettavano che il giovane potesse accompagnarsi con qualche altro complice. O più probabilmente con una donna che sarebbe scesa solo quale ultima passeggera. Il venticinquenne napoletano avrebbe potuto svolgere il ruolo di staffetta per controllare se vi fossero in attesa tutori dell’ordine, per poi dare il segnale del via libera alla complice. Come molto spesso accade in queste operazioni alquanto particolari e che si modificano molto spesso proprio per non dare la possibilità a chi svolge investigazioni di andare a colpo sicuro. Questa volta il corriere è giunto da solo, senza alcun complice o spalla.
Una volta messo piede sulla terraferma, si è immediatamente diretto verso un uomo sui 40 anni che era a bordo del ciclomotore ad attenderlo. I due rivolgersi qualche parola e mentre si stava per consumare lo scambio, sono comparsi dal nulla i carabinieri. Tutti e due hanno capito che per loro sarebbe finito in malo modo il pomeriggio. Il primo, che non aveva spento il motore, appena intravisti i carabinieri del Nucleo operativo coordinati dal capitano Andrea Centrella e dal maresciallo aiutante Sergio De Luca, non ci ha pensato su due volte ed ha accelerato all’improvviso. Mentre il corriere è rimasto pietrificato, non sapendo cosa fare, come comportarsi se non affrontare le proprie responsabilità penali. Gli uomini della Benemerita lo hanno letteralmente circondato, sul quale sono iniziate da subito le perquisizioni per scoprire se custodisse droga negli abiti e nella borsa che teneva ben stretta in mano. Un’operazione durata pochi minuti, ma sufficiente a trovare quello che cercavano: 100 grammi di hashish e 15 di cocaina. Con la piena conferma del narcotest.
Il primo veniva trasportato in caserma, altri militari si ponevano alla ricerca dell’altro. Quasi subito identificato, perché conosciuto dagli investigatori per averlo fermato precedentemente con un quantitativo minimo di sostanza stupefacente e segnalato, sulla base dell’art. 75 della legge sugli stupefacenti, al prefetto. E per essere un personaggio assai attivo nell’organizzare eventi by night sull’isola ed essere particolarmente affezionato alla movida nei maggiori locali di attrazione. Avendo tutte le coordinate, i carabinieri si sono presentati presso la sua abitazione. Trovando i genitori, che nulla sapevano dell’accaduto. I carabinieri avrebbero chiesto dove si trovasse il figlio trentottenne, ottenendo come risposta di non conoscerne molto le abitudini e quali fossero i luoghi dove passava le ore serali. I carabinieri, grazie proprio a queste fonti confidenziali, ben sapevano che era un soggetto abitudinario che molto spesso si andava a rifugiare in una piccola casetta posta sulla collina d’Ischia, il Montagnone, tra i comuni di Ischia e Barano. Zona particolarmente impervia, isolata e quindi difficile da individuare. La determinatezza degli uomini del capitano Centrella li ha condotti a trovare il rifugio. Una volta entrati all’interno, sono stati rinvenuti dei sacchetti di cellofan, di quelli in uso a chi confeziona le dosi da cedere. Nel frattempo che i carabinieri erano nel rifugio, l’uomo ha fatto ritorno a casa incontrando i genitori, ma poco dopo è stato bloccato da un’altra pattuglia, rimasta in zona proprio nella speranza che rientrasse tra le mura domestiche.
Per quest’ultimo arresto i carabinieri configurano il concorso nella detenzione al fine di spaccio e che questa sostanza molto probabilmente sarebbe finita nel circuito della movida ischitana, i cui maggiori partecipanti si dimostrano particolarmente ansiosi nel ricevere qualche dose per passare una serata più lieta in compagnia.
Certamente il quantitativo sequestrato è riguardevole per i costi impegnati per l’acquisto e per la possibilità che la cocaina, una volta divisa in dosi, avrebbe potuto consentire di aumentarne il peso e quindi i guadagni. Nelle prossime ore i due verranno sottoposti ad interrogatorio alla presenza dell’avv. Antonio De Girolamo e in quella sede dovranno dimostrarsi molto convincenti nell’escludere che quanto sequestrato fosse utilizzato per scopi “commerciali”.

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