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Un 4° piano al parcheggio della Siena? Santaroni ci spieghi come stanno le cose

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Gianni Vuoso | Le sorprese al parcheggio della Siena non finiscono mai. Ora, i pali ben visibili che cominciano ad elevarsi a partire dal piano a livello con la strada, fanno già presagire che siamo all’inizio di un nuovo piano, il quarto! Non sappiamo davvero di cosa si tratti. Qualcuno sostiene che dovrebbe venire fuori un altro piano per la sistemazione dei pannelli solari! Un altro scempio, un obbrobrio che rischia di cancellare il panorama del Castello, già ora ridotto dall’enorme ammasso di cemento. Cercheremo di capire meglio il senso di quest’ultimo attacco alla Siena anche se non è facile sapere, capire, documentarsi perché, nonostante la legge sulla trasparenza, occorre del tempo fra la richiesta di documenti, la necessità di munirsi del parere del proprietario dell’opera e infine, il niet del Comune. E’ già successo quando il Comitato “Salviamo Ischia Ponte” presentò istanza per visionare i documenti. Al termine del procedimento, non venne in possesso dell’intera documentazione.

Noi lanciamo ora un allarme a chi di dovere: il progetto e le dichiarazioni dell’avv. Santaroni rese in più occasioni, alla stampa locale hanno sempre confermato che il piano, il terzo piano dell’intero parcheggio, oggi a livello con Via Pontano sarebbe stato l’ultimo e sarebbe stato coperto da terreno, giardinetti e panchine con qualche auto. I pali che si notano dicono ben altro. E non ci sta bene.

Di che si tratta? E’ un lavoro autorizzato? La Commissione Ambientale del Comune d’Ischia ha davvero espresso parere positivo per la eventuale installazione di pannelli solari? E se tale parere non è stato espresso come possono continuare i lavori? E a che altezza? Al cospetto di tutti? In una posizione e ad un’altezza tale da togliere ulteriormente, la visuale del Castello e che abbrutisce ancor più l’intera costruzione? Possibile che quest’opera megagalattica non abbia mai fine, dopo circa una decina di anni dall’inizio?

Ormai tutti tacciono, per non intralciare o ritardare i lavoro e nella speranza che finalmente si giunga al termine, perché non se ne può più. Ma nell’assordante e rassegnato silenzio generale, la società proprietaria dell’opera non può tirarla ancora per le lunghe. E’ tempo di chiudere quest’assurdo cantiere, sorto e cresciuto fra mille polemiche, nell’entusiasmo di tanti commercianti convinti che questo megaparcheggio salverà le sorti economiche di Ischia ed in particolare, di Ischia Ponte ma anche nell’amarezza di quanti rimpiangono quel bellissimo polmone verde della Siena, inutilmente distrutto e stritolato dalla stessa logica che continua a muovere le ruspe in Amazzonia.

Insomma, avv. Santaroni, ci spieghi che cosa deve ancora essere realizzato sull’ultimo piano. Ci dica perché, con una lealtà non proprio esemplare, ci ha tenuto nascosta quest’ennesima opera. Ci dica quando sarà definitivamente chiuso il cantiere. Lo dica Lei, avvocato, perché degli interlocutori che abbiamo al Comune d’Ischia, glielo diciamo francamente, non ci fidiamo nemmeno un po’.

2 Commenti

  1. Caro Gianni Vuoso, mi chiedo perchè dover arrivare a Roma, luogo dove risiede l’avv. Santaroni per sapere qualche notizia, basta andare alla pagoda per avere delle informazioni in merito… oppure no ?

  2. Il comitato “Salviamo Ischia ponte” dopo una spinta iniziale nel nome della trasparenza, è rimasto inattivo, fallendo ancor più della politica che è rimasta semplicemente a guardare e ad avallare l’avanzare di quell’enorme complesso modulare in cemento che adesso ci troviamo davanti. Già, sotto gli occhi di tutti sono cadute quelle deboli e traballanti bandierine che il comitato aveva cercato di posizionare in un terreno che non doveva rimanere tale perché già si era deciso da tempo di annullare quella realtà biologica. D’altronde bisogna prendere atto che il “comitato” nasceva come un paladino di salvezza del territorio nello stesso modo con il quale un uccello cerca di volare con il piombo in un’ala e questo perchè una parte considerevole dei suoi componenti coltivava interessi diversi che non avrebbero mai potuto rettificare e migliorare quanto invece è accaduto a colpi di ruspa e colate di cemento armato. Poi vedi, Gianni, siccome siamo un Paese abituato a correre sempre in soccorso del vincitore quello che è successo al parcheggio della Siena non rappresenta nulla di nuovo, anzi era prevedibile sin dall’inizio. E quindi si è lavorato tanto per cambiare i connotati ad un’area che richiedeva amore ed attenzione e che invece è stata svuotata della sua bellezza: è proprio questa la parte più difficile da tollerare. Ma questo,Gianni, accade quando ci si accontenta delle enunciazioni roboanti che poi, alla fine, nascondono delle “varianti”, anche quelle sono un’altra specialità del nostro bel Paese.

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