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Umberto Galimberti: «Nell’età
della tecnica l’uomo non ha potere»

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Leo Pugliese | Si è tenuto sabato in un affollato Procida Hall la Lectio Magistralis del Prof. Umberto Galimberti che per oltre 90 minuti ha tenuti tutti incollati alle poltroncine. La sala, gremita in ogni ordine di posto, a più riprese ha applaudito il professore che ha proposto la sua lectio magistralis sull’uomo nell’età della Tecnica.
«Continuiamo a pensare che la tecnica sia uno strumento nelle mani dell’uomo, ma oggi la tecnica è mondo» – ha detto più volte ribadendo come «La tecnica era un mezzo quando era modesta, ovvero quando i suoi effetti erano prevedibili e governabili dall’uomo. Oggi pensare alla tecnica come strumento è assurdo».

Con l’incontro di sabato si è chiuso così il percorso di «Esercizi sul futuro. Dialoghi su contemporaneità e antropocene», promosso da Innovation Village per Procida Capitale Italiana della Cultura 2022.
Galimberti si è soffermato sull’orizzonte temporale in cui si muove l’uomo non senza l’inquietante prospettiva di essere tutti funzionari di un sistema che si autogoverna grazie alla tecnica e annulla il lato irrazionale ed emotivo dell’uomo, in nome dell’efficienza, della produttività e dell’accelerazione dei tempi. Il Cristianesimo ha influenzato il nostro modo di pensare, anche dove meno ce lo aspettiamo. Il Cristianesimo concepisce il passato come il peccato originale, il presente come redenzione e il futuro come salvezza. La scienza pensa nello stesso modo: il passato è ignoranza, il presente, ricerca, il futuro è progresso”.

Altro diceva la cultura greca, che leggeva l’uomo inserito nella natura, per questo quando compare la tecnica i greci si inquietano, ma la risposta è nel Prometeo di Eschilo in cui si legge: «La tecnica è di gran lunga più debole delle leggi che regolano la natura». Ecco: oggi questo non è più così e l’excursus di Galimberti arriva alla nascita della scienza moderna che «agisce con l’obiettivo di manipolare la realtà. La scienza formula ipotesi, le verifica con esperimenti e se questi funzionano assume quelle ipotesi come leggi di natura. I vaccini li abbiamo ottenuti così, con il sapere oggettivo e condiviso della scienza. Poi qualcuno vi vuole anteporre la propria visione personale. L’uomo è diventato signore e padrone del mondo. L’essenza dell’umanesimo è allora nella scienza»
Tutto questo non basta ancora per arrivare allo strapotere della tecnica, che inizia a definirsi quando la vera ricchezza si sposta dai beni agli strumenti in grado di produrre sempre più beni. «Se il denaro aumenta fino a diventare la condizione imprescindibile per soddisfare bisogni e sogni, lo strumento, il denaro, diventa fine — spiega il filosofo —. Se applichiamo questo ragionamento alla tecnica, condizione universale per realizzare qualsiasi scopo, la tecnica diventa il primo scopo per realizzare tutti gli scopi». E ciò finisce con l’influire su politica ed etica e alla fin fine sul ruolo dell’uomo nel mondo, dominato dalla tecnica.

Galimberti si è poi interrogato sulla politica, regina delle tecniche: la politica sa e decide perché le cose si devono fare. «Oggi la politica non può decidere, perché il potere decisionale è passato all’economia — afferma —. Le decisioni vengono prese dall’economia, ma l’economia opera i suoi investimenti guardando alle risorse e alle novità tecnologiche. A questo punto la decisione passa alla tecnica che non dischiude orizzonti di senso, ma si limita a funzionare e a confermare la sua potenza in maniera afinalistica
In sala ad ascoltare attentamente e seguire con grande interesse anche il Dott. Michele Mazzella a cui abbiamo chiesto una riflessione:
“E’ proprio una persona straordinaria il suo modo di spiegare è avvincente, coinvolgente e affascinante coi tempi giusti davvero una bella esperienza e soprattutto sono molto contento della grande partecipazione di pubblico che generalmente questi momenti li lascia un po’ andare, interessano poco, abbiamo invece dato prova di maturità invece vedere il Procida hall pieno mi ha fatto molto piacere. Della lectio magistralis mi ha fatto riflettere in particolare il passaggio sulla polis, sulla politica e sul concetto di democrazia che pretenderebbe che la gente capisse chi vota e per cosa vota e che queste parole anche di Platone abbiano una corrispondenza con i tempi davvero sensazionale. Una cosa molto triste in di questi periodi. Avrei voluto chiedere al professore come fare per risolvere questo fatto. Io penso sempre la stessa cosa e chi mi conosce lo sa. E’ la classe politica che viene scelta da poche persone e per questo ci stanno i vari Salvini e i populisti. Sarebbe semplice basterebbe far passare i candidati attraverso un concorso. Non possiamo più avvalerci di gente non preparata. Il mondo corre in una maniera tale che c’è bisogno di una classe dirigente competente e preparata. Al di là di questo voglio comunque congratularmi con l’organizzazione di questo evento come di tutti gli altri che hanno visto Procida protagonista questo anno. La speranza è che anche negli anni a venire Procida possa continuare ad essere crocevia di cultura e di idee”

Tra il pubblico anche la dott.ssa Fasanaro, che ha seguito anche altri incontri di esercizi sul futuro: “Molto interessante tutto, molto interessante questo ciclo di lezioni e lectio magistralis che hanno messo il futuro al centro del nostro presente. Momenti di crescita del territorio ma soprattutto dei cittadini in un momento molto delicato della storia. Rimettere al centro del pensiero le nostre azioni e le nostre vite non può che aiutarci a capire meglio il futuro. Complimenti a tutti e a Procida Capitale”

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