“‘U nomm accus l’omm” | 4WD

4WARD today di Davide Conte di Martedì 12 Novembre 2019

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Nella cultura ischitana, come in buona parte del Mezzogiorno, la tradizione di padre in figlio vuole che i primogeniti vengano battezzati con il nome del nonno o della nonna paterna, secondo se il “nuovo arrivato” sia maschietto o femminuccia. Questo genere di consuetudine ha portato molte famiglie dalle nostre parti, numerose quanto basta per immolarsi consapevolmente all’altrui confusione, registrando all’anagrafe neonati della stessa generazione, figli di fratelli e talvolta anche di cugini, caratterizzati dallo stesso e identico nome e cognome, al punto da doverli necessariamente distinguere con un soprannome specifico o, nel migliore dei casi, specificando -quando possibile la paternità- (es. Pascale ‘e Giacumettiello, quando il papà di Pasquale si chiamava Giacomo). Senza dimenticare che sull’isola d’Ischia abbiamo anche annoverato, nei primi decenni del novecento, alcuni figli maschi chiamati Filomeno o Anna a fronte dell’ennesimo vano tentativo di avere una femmina e svariati Benita o Stalina quando il maschio proprio non voleva più arrivare e la voglia o l’incentivo per “rinnovare” il proprio idolo politico era del tutto irrinunciabile.

La tesi più interessante, però, è quella sostenuta dagli abitanti delle zone pedemontane d’Ischia, in particolare verso Campagnano: ebbene, proprio ai piedi del Monte Piccolo fu coniato il detto locale riportato come titolo di questo 4WARD, che attribuirebbe -quasi come un rituale genetico induttivo- il carattere del neonato a quello dell’omonimo parente.

Ancora oggi mi chiedo se questo genere di convincimento popolare possa trovare riscontro anche in molti amministratori pubblici locali, apparentemente contaminati dalla notevole mediocrità ed incapacità di chi li ha preceduti e, perché no, da quelle di chi li circonda. Talvolta basta anche la sola vicinanza. Altre, invece, il cognome!

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