Tuta Irace: “Questo anno mancherà la Festa di Santa Restituta, ma non la fede”

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Tuta Irace | Ischia è da secoli un’isola animata da un profondo senso di religiosità che pervade i suoi comuni, i suoi quartieri e, persino, i suoi paesaggi naturali. E nella storia della religiosità ischitana il culto di Santa Restituta ha sempre occupato un posto di massima importanza e si è profondamente radicato nella vita religiosa della popolazione. È un culto antico, la cui celebrazione è ormai millenaria e la cui devozione va ben oltre i confini del comune che rappresenta un po’ la sua culla, Lacco Ameno. Nel 1066, infatti, la devozione si era largamente affermata, la sua festa si trovava già segnata in rosso al 17 maggio. Tra il 1206 e il 1305, inoltre, erano già cominciati moti di pellegrini che in processione si recavano presso la basilica di Santa Restituta per rinnovare le promesse battesimali. Questo divenne un vero e proprio fenomeno religioso che non si limitava solo alla partecipazione dei ceti più umili, o piccoli gruppi di pellegrini, ma si estendeva a uomini illustri, autorità civili e religiose. La pratica di questo e di simili movimenti processionali verso la Santa Martire rivestiva un carattere di solenne e profonda religiosità e costituì le promesse efficaci per proclamare San Restituta patrona dell’isola di Ischia. Anche Napoli volle enumerare Santa Restituta nell’albo dei suoi santi patroni, infatti, presso il Duomo di San Gennaro vi è ancora oggi una cappella laterale dedicata a Santa Restituta. La diffusione della devozione a Santa Restituta nel corso dei secoli divenne così imponente che l’imperatore Carlo V, rendendosi conto di quanto accadeva sull’isola, con un decreto dichiarò che i festeggiamenti di Santa Restituta divenissero. La festa in onore della martire di origine africana assunse, così, per tutta l’isola d’Ischia le caratteristiche di una fiera che durava otto giorni. La nostra mente vola ora indietro nella memoria, in un immaginario viaggio nel tempo che ci porta ad assaporare quei memorabili giorni: Lacco Ameno si trasformava nell’ombelico dell’isola, un luogo magico, popolato da venditori di ogni genere: ovunque si diffondevano suoni di musica e profumi di frittelle. Se oggi si chiede alle persone più anziane di Lacco Ameno, che perpetuano il ricordo delle solenni celebrazioni, se la festa di Santa Restituta si è sempre svolta senza interruzioni, probabilmente essi risponderebbero che la Festa, con la F maiuscola, non si è mai fermata neanche durante il periodo delle due guerre mondiali. E così che i nostri anziani ci hanno tramandato i festeggiamenti annuali in onore di Santa Restituta che sempre si aprono nella mattina dell’8 maggio e si chiudono la sera del 18. Fino allo scorso anno, sulle ali della vita popolare, il santuario risuonava, dalle prime luci dell’alba fino a quelle vespertine, di canti e di preghiere fiduciose del popolo ischitano, che non sapeva e non poteva dimenticare le lunghe processioni che si snodavano per mare e per terra in un folklore sempre crescente di luci e di colori. Scene suggestive di rappresentazioni sacre hanno affascinato e avvinti negli anni turisti e fedeli tutti. Ai tanti rettori della basilica si deve una devota riconoscenza per quanto hanno zelato per diffondere il culto di Santa Restituta. Tra i tanti ricordiamo padre Buonocore che nel 1707 arricchì notevolmente la chiesa e donò il bellissimo busto ligneo. Ricordiamo ancora l’archeologo-sacerdote Don Pietro Monti che con gli scavi di cui fu primo grande promotore ha composto tassello dopo tassello il mosaico della prima comunità cristiana campana che all’alba del V secolo d.C. accolse le sacre spoglie di Santa Restituta sull’isola d’Ischi. Mai nella storia dell’isola d’Ischia la festa di Santa Restituta si era interrotta del tutto. Dobbiamo risalire al 1883, quando il disastroso terremoto di Casamicciola sconvolse e distrusse anche Lacco Ameno e in particolare la chiesa di Santa Restituta. All’indomani di quel terribile evento sismico l’arcivescovo di Napoli, Sanfelice, si prodigò per riedificare l’antico tempio che in poco più di due anni fu inaugurato e riportato al suo antico splendore. Solo allora la festa era stata interrotta per poi riprendere il 2 luglio 1886 quando fu inaugurato il tempio. A distanza di più di un secolo la nota vicenda della pandemia mondiale ha dovuto fermare le programmazioni religiose e, in particolare, la festa di Santa Restituta che si svolgerà in una forma sicuramente più intima, ma non per questo meno sentita e meno spirituale. Saranno previste solo cerimonie religiose, senza le processioni, senza la sacra rappresentazione, senza le luci colorate e i fuochi d’artificio. Mancheranno i piccoli gesti della più antica e profonda devozione, quel legame che da sempre unisce il popolo fedele di Lacco Ameno a Santa Restituta. Il 15 maggio, in particolare, mancherà il rito della “vestizione”: diciassette secoli di storia di devozione e tradizione, sintetizzati da oggetti preziosi, ex voto simbolo di grazie ricevute, venivano posti sul busto della martire. Ogni oggetto rivela una storia, un sacrificio, una preghiera supplicata, una promessa fatta e un ringraziamento. La tradizione vuole che ogni lacchese ancora oggi ponga un monile sulla Santa per renderla ancora più bella, ma soprattutto per mantenere viva la pietà popolare. Mancherà la Sacra rappresentazione del martirio e dello sbarco a San Montano, ideato da don Pietro Monti per diffondere ancora di più, agli sconosciuti, la storia del martirio del gruppo di cristiani abitinesi. Ciò che sicuramente non mancherà è quella viva fede che arde nei cuori di tutti i devoti di Ischia, una fede che oggi, più che mai, è prova autentica di quel “Dominico” che è stato, è e sarà l’essenza e la ragione di tutte le nostre vite.

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