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Truffa del CAS nel cratere, la Procura notifica l’avviso di chiusura delle indagini

Restano confermati i nove indagati, nei confronti dei quali la Guardia di Finanza ha già recuperato parte delle somme di denaro ottenute per finanziare un nuovo alloggio dopo la dichiarazione di inagibilità degli immobili. L’udienza dinanzi al tribunale del riesame per discutere l’istanza delle difese per la revoca dei sequestri è stata rinviata per consentire la presenza di tutti i difensori

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Paolo Mosè | Il sostituto procuratore Antonio Ardituro ha firmato l’avviso di conclusione delle indagini preliminari che è stato notificato ai nove indagati che hanno ricevuto il decreto di sequestro preventivo di somme di denaro o altra utilità per aver ricevuto il sussidio post terremoto di Casamicciola. Una decisione della pubblica accusa avvenuta probabilmente qualche giorno prima o contestualmente al provvedimento del giudice per le indagini preliminari Giovanna Cervo. E’ stata la stessa polizia giudiziaria che ha condotto le indagini a notificare ed ufficializzare che questa tranche di indagine è chiusa. E consente agli indagati Giuseppe Arcamone, Maria Rosaria Castagna, Ornella De Rosa, Colomba Iacono, Annalisa Iaccarino, Giuseppe Liccardo, Sebastiano Balestrieri Lucido, Debora Mellone e Maddalena Stasio la facoltà di poter estrarre copia di tutti gli atti delle indagini che sono stati acquisiti di volta in volta dalla Guardia di Finanza, che ha iniziato ad operare alcuni anni fa. Alla ricerca di capire se effettivamente quei soldi fossero stati utilizzati per poter pagare il canone di fitto di altra abitazione, essendo quelle degli indagati inagibili per danni strutturali causati dal terremoto dell’agosto del 2017. Trovando delle forzature e soprattutto di non corrispondenza a ciò che era stato scritto nelle dichiarazioni degli indagati, appalesando il falso materiale commesso da privato e in conseguenza di ciò truffa anche ai danni dello Stato. Le accuse sono quelle già riportate nel decreto di sequestro preventivo disposto dal giudice in conformità della richiesta del pm Ardituro nella misura di Castagna 941,94 euro; per Lucido Balestrieri e Iacono di 28.412,90; per Iaccarino 32.736,67; Arcamone 34.246,55; Stasio e Liccardo 65.290; Stasio 7.644,52; Mellone 9.240; De Rosa 44.240.

DIFESE AGGUERRITE
L’udienza dinanzi al tribunale del riesame, dove sono ricorsi quasi tutti gli indagati, non si è celebrata ed è stata rinviata ad altra data per impedimento di alcuni avvocati che hanno giustificato la loro assenza per impegni improrogabili assunti diverso tempo prima. Se ne riparlerà tra qualche settimana e contestualmente gli stessi difensori si ritroveranno di fronte ad una scelta della procura della Repubblica di chiudere questa tranche investigativa. Con lo scopo di accelerare i tempi ed arrivare con sollecitudine alla richiesta di rinvio a giudizio, che sarà formalizzata allo scadere dei tempi stabiliti dal codice di procedura penale. In quest’arco temporale di “riflessione” i difensori, oltre a poter acquisire integralmente ciò che è stato ritenuto sussistente per sostenere l’accusa nei confronti dei propri assistiti, potranno depositare memoria scritta per “smentire” ciò che viene ritenuto sussistente nel decreto del gip. Potranno, inoltre, depositare documentazioni che descrivono situazioni diverse da quelle che sono emerse nelle indagini della Guardia di Finanza. Potranno altresì chiedere al pm che gli indagati possano essere sentiti direttamente dal sostituto Ardituro. Escludendo in modo categorico che questa facoltà possa essere espletata dalla polizia giudiziaria su delega del magistrato. E’ un tentativo che non sempre produce i risultati sperati. Nel novanta per cento dei casi, quando la Procura notifica l’avviso di chiusura delle indagini si procede dopo i venti giorni canonici a trasmettere all’ufficio gip la richiesta di rinvio a giudizio. Affinché venga fissata l’udienza preliminare.

ALTRI FILONI DI INDAGINE
Questi sono gli ultimi fatti. Ma emergono altri particolari di questa attività post terremoto. Avendo la Guardia di Finanza svolto ulteriori accertamenti anche nei confronti di tecnici che prestano la propria opera nella Pubblica Amministrazione e tra quelli privati che hanno ottenuto incarichi per determinate opere o per una serie di progettazioni.

L’udienza che si doveva svolgere il 23 scorso era pronta per essere affrontata da alcuni avvocati, “armati” soprattutto di documentazione, grafici planimetrici degli edifici danneggiati, da chi erano occupati il 21 agosto del 2017 e quali erano i gruppi familiari così come attestato dallo stato di famiglia, che interessano coloro che sono accusati di truffa ai danni dello Stato. Per tentare di spiegare che non è esatta la ricostruzione che sarebbe stata svolta dagli inquirenti nel sunteggiare nell’ultima informativa ciò che era stato scoperto. E’ proprio da quest’ultima informativa che nasce la necessità di procedere con sollecitudine a chiedere al gip il sequestro delle somme che sono state incassate. Ritenendole percepite in modo ingiustificato.
Sulla vicenda post terremoto di Casamicciola e Lacco Ameno, dunque, si innestano ulteriori iniziative giudiziarie che vanno ad assommarsi a quelle già espletate dalla Procura. Con una difesa che a quanto pare non ha alcuna intenzione di subire senza reagire alle iniziative di sequestro e soprattutto in quest’ultima fase di vedersi già segnato con la richiesta di rinvio a giudizio, che appare sostanzialmente scontato.

Trapela, inoltre, da fonti giudiziarie che vi siano altri filoni che comprenderebbero soprattutto, tra l’altro, la gestione degli appalti. Per conoscere se siano stati realizzati comportamenti da danneggiare la Pubblica Amministrazione. In sostanza, se vi sono stati favoritismi per alcune imprese o tecnici che hanno avuto tutto l’interesse di partecipare a questa eventuale spartizione. Non bisogna dimenticare che lo Stato ha messo a disposizione diversi milioni di euro per far fronte ai danni che hanno subito numerosi cittadini e per ripristinare (seppur parzialmente) il territorio che ha subito gravi danni a causa del sisma.

I CONTRIBUTI EROGATI
Ciò che più interessa è capire quali sono stati i comportamenti dei “comuni” cittadini nel richiedere un sostegno economico per avere la possibilità di un tetto sotto cui ripararsi. O scegliere, come hanno fatto molti, di trasferirsi armi e bagagli in quelle strutture alberghiere che si erano immediatamente dichiarate disponibili ad accogliere i terremotati. Da ciò poi emergono gli aspetti che hanno interessato gli inquirenti, vale a dire i vari sussidi che sono stati concessi e con quale modalità. Come emerge da una valutazione di questo sistema in cui si evidenzia che «Il Contributo di Autonoma Sistemazione in forma alloggiativa era quel contributo riconosciuto, a libera scelta dell’avente diritto ed in modo alternativo alle persone sfollate. E’ costituito da vitto e alloggio presso strutture alberghiere convenzionate con l’Ente locale interessato che venivano rimborsate dall’Ente.
Il contributo spetta a tutti coloro che a causa del sisma abbiano certificato la perdita della disponibilità della propria casa intesa come stabile, continuativa ed abituale dimora.

A tal fine occorre quindi guardare alle regole formali del procedimento di concessione del contributo (o di altra erogazione comunque denominata): se il contributo consegue alla mera presentazione di dichiarazione o documenti falsi o attestanti cose non vere o all’omissione di informazioni dovute, senza che rilevi che l’ente pubblico possa essere tratto in errore da tale condotta, è integrato il reato di cui all’art. 316 ter c.p. (indebita percezione di erogazione a danno dello Stato, ndr); se invece la erogazione del contributo da parte dell’ente pubblico è l’effetto di una induzione in errore circa i presupposti che lo legittimano, dato che le regole del relativo procedimento amministrativo non fanno derivare dalla presentazione della dichiarazione un’automatica conseguenza circa l’erogabilità di esso, è integrato il reato di cui all’art. 640 bis c.p. (truffa ai danni dello Stato, ndr)».

LE INFORMATIVE DELLA FINANZA
I difensori ritengono, inoltre, dalle memorie già preparate e non ancora consegnate al tribunale del riesame a causa del rinvio, che sia il pubblico ministero che il gip sbagliano allorquando riferiscono che da ciò che è emerso dalle indagini possa concretizzarsi una evidente responsabilità in capo ad ogni singolo indagato. Contestano in particolare ciò che è stato scritto in proposito: «Gli evidenti profili indiziari emergono dalle indagini svolte dalla Tenenza della Guardia di Finanza di Ischia compendiate nelle informative datate 24.1.2019, 18.6:2019 e 19.4.2021.
In punto di fatto va premesso che a seguito del terremoto che colpiva in data 21.8.2017 il versante nordoccidentale dell’isola di Ischia, tra cui il Comune di Casamicciola, con ordinanza del Presidente del Consiglio dei Ministri 476/2017 del 29.8.2017 (dichiarazione dello stato di emergenza) era disposto un beneficio economico del C.AS. (contributo per l’autonoma sistemazione), erogato dal Comune di Casamicciola Tenne a coloro che avevano perso la disponibilità dell’abitazione riunente i requisiti di “principale, abituale e continuativa”, così come indicato dall’art. 2 co. I dell’ordinanza citata.

Il Contributo di Autonoma Sistemazione in forma economica era riconosciuto alla popolazione interessata dal sisma in virtù della perdita totale o parziale della propria abitazione ovvero di quella in cui era stabilita la propria stabile e continuativa dimora, a prescindere dalla residenza anagrafica».
Per il giudice Giovanna Cervo ciò che hanno sottoscritto i nove indagati configura un’attestazione falsa per ottenere il tanto sognato sussidio. Inducendo in errore il Comune di Casamicciola che ebbe ad erogare i contributi pur non avendo quei requisiti necessari, come sostiene la Guardia di Finanza. Come è specificato in un ulteriore passaggio: «Nel rinviare nel dettaglio alle informative di reato in atti va in questa sede detto che gli accertamenti della GDF consentivano di acclarare che i citati indagati avevano illegittimamente usufruito del beneficio in parola, dichiarando nelle relative autocertificazioni fatti non corrispondenti al vero».
La interlocuzione «non corrispondenti al vero» è mal digerita dal collegio difensivo e sono sicuri di poterlo spiegare ai giudici del tribunale della “libertà”, che dovrà pronunciarsi sulla richiesta di dissequestro delle somme in denaro o altra utilità. E’ questione di giorni e se dovesse essere accolta questa istanza difensiva, tutto si rimetterebbe in gioco, anche l’avviso di chiusura delle indagini preliminari preludio di una richiesta di rinvio a giudizio.

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