Troiano: «Vincere a Ischia è un’altra cosa…»

«Impossibile dimenticare la stagione 2005/06. Basentini e Buonocore due vincenti. Ischia e Pianura entrambe promosse? Impossibile al momento prevedere cosa accadrà, ma la ripresa dei campionati è improbabile»

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Giovanni Sasso | Negli ultimi giorni si sta divertendo un mondo a “inondare” Facebook con le foto del suo possente archivio. Foto che lo ritraggono nei panni di calciatore e allenatore, immagini di ex compagni di squadra, presidenti, allenatori e tifosi. Vincenzo Troiano, per gli amici “Enzuccio” o “Bonetti” (per la somiglianza con l’ex mediano della Juve), ammazza il tempo sfogliando l’album dei ricordi. Tra questi, c’è la sequela di foto della bella cavalcata in Serie D dell’allora Ischia Benessere & Sport. Se il 28 marzo 2013 è una data importante perché segna il ritorno dell’Ischia nel calcio professionistico dopo 15 anni nei dilettanti, il 2 Aprile 2006 non è da meno perché, al “De Cicco” di Sant’Anastasia contro un tranquillo San Giorgio, i gialloblù guidati proprio da Troiano conquistarono l’aritmetica promozione in D. Un’impresa a dir poco storica in quanto l’Ischia usciva dal limbo dall’Eccellenza dopo ben otto stagioni di tentativi seri e semiseri, con campagne acquisti faraoniche o presunte tali. Vincenzo Troiano alla quinta giornata subentrò a Gianfranco Pilato, all’indomani della inopinata sconfitta subita dall’Ischia in casa del Volla. Non ci volle tempo per instaurare un bel feeling col gruppo, soprattutto con Enrico Buonocore che fu il grande trascinatore dell’Ischia verso quella meta che stava per diventare un sogno impossibile, anzi un incubo. Con la “quarta serie” ormai realtà, la squadra fu accolta sulla banchina “Agostino Lauro” da oltre mille tifosi. Gli stessi che poi in serata si riversarono al “Mazzella” per proseguire la grande festa. Una sorta di “liberazione”, una giornata che difficilmente potrà essere dimenticata per chi ha avuto la fortuna di viverla, dalle prime luci dell’alba fino allo spegnimento dei fari dello stadio intitolato a chi l’Ischia, senza enfasi e fanfare, l’ha sempre sostenuta e portata nel cuore.

Mister Troiano, il suo album dei ricordi sembra senza fine…

«C’è altro ancora da pubblicare! – attacca il tecnico napoletano –. Fino al 4 maggio avremo qualcosa da fare…».

Spulciando la bacheca della sua pagina di Facebook, le foto più belle e per certi versi commoventi sono quelle legate al trionfo con l’Ischia…

«Chiaramente… Ischia rappresenta un qualcosa di diverso rispetto alle altre. L’ho sempre definita un’isola magica, per bellezze del posto ma anche per fare calcio».

L’Ischia inizia la stagione 2005/06 in maniera altalenante. Dopo il 3-0 subito a Volla, Basentini lascia il “Borsellino” scuro in volto. Mentre la squadra rientra sull’isola, il patron si ferma “da Ciro” a Mergellina per trovare la soluzione ideale. Tre o quattro i papabili alla panchina gialloblù. Mario, il figlio del presidente, d’un tratto, esclama: “Prendiamo Troiano, è il Capello dell’Eccellenza”. Basentini ci pensa un po’ su ma alla fine così fu…

«Questo è un aneddoto che mi fa piacere anche perché non conosco bene il figlio del presidente Basentini. Sono felice che avesse questa grande considerazione di me. Questa sua fiducia alla fine è stata ben ripagata».

I risultati arrivano, i tifosi si convincono che con Buonocore e un’intelaiatura di assoluto valore, è l’anno buono per abbandonare l’inferno dell’Eccellenza.

«Quando sono arrivato, in realtà c’era un equivoco di fondo sul modo di giocare. Provo a spiegarlo, probabilmente per la prima volta – sottolinea Troiano –. Ischia con due attaccanti o un solo attaccante con Buonocore a sostegno? Avevo fatto la scelta di giocare con due punte più Buonocore perché, con un solo attaccante e una seconda punta, era chiaro che Enrico, tampinato dai difensori, sarebbe andato in difficoltà. Non a caso a dicembre prendemmo Capuozzo, così Buonocore sarebbe stato libero di spaziare. Questa soluzione però avrebbe maggiormente responsabilizzato i centrocampisti, al pari di uno dei due attaccanti esterni che si avvicendavano tra Musella e Tomeo. Quest’ultimo mi diede una grande risposta in seguito ad una mia richiesta sul piano tattico. Una risposta bella e brutta alla stessa maniera: “Mister, ma se mi allontano dalla porta non faccio gol. Io vivo di calcio, devo segnare un certo numero di gol perché devo guadagnare i soldini”, mi disse. In maniera abbastanza fredda, risposi: “Guarda che qui i soldini dobbiamo guadagnarli tutti… O riesci a giocare in una certa maniera, o probabilmente per te non ci sarà posto”. In percentuale, posso affermare che Antonio Tomeo è stato il calciatore che mi ha dato più soddisfazioni sotto l’aspetto tattico».

A fine gennaio lo scivolone al “Pinto” contro la Casertana (doppietta dell’ex Sannazzaro), stava per provocare la fine del sogno. Basentini accusa la squadra non usando mezzi termini. Qualche calciatore non la prende bene, soprattutto Buonocore che si porta all’imbarco. Enrico Scotti riesce però ad evitare il peggio, ricomponendo il puzzle. Quel momento quanto è servito per ricomporre le fila e tagliare il traguardo?

«Quel momento è servito tantissimo. A Caserta fallimmo un gol incredibile con Di Spigna. La storia poteva evolversi in maniera ben diversa. La cosa che ci fece arrabbiare furono le pesanti accuse del presidente Basentini, padronissimo di criticarci. Però ci apostrofò con frasi eccessive. Buonocore, ritenendo di fare molti sacrifici per la squadra, si spogliò e lasciò gli spogliatoi. In quel momento – racconta Troiano – ci fu la grande risposta della squadra. In quel momento capii che avremmo vinto il campionato. Il gruppo seguì le orme del suo capitano, lasciando lo stadio in maniera compatta».

La rimonta di Arzano (da 2-0 a 2-2 grazie alla doppietta di Capuozzo) diede la consapevolezza alla squadra della propria superiorità sulla concorrenza, Internapoli in primis?

«Quella fu una partita che cambiammo dalla panchina. Ricordo che non c’era Buonocore che per noi era tutto. Al mio fianco sedevano giocatori del calibro di Carotenuto, Kadam, Di Meglio, con quest’ultimo che recitò una parte molto importante all’interno dello spogliatoio. Lo sottolineo con forza, Di Meglio e Moggio recitarono una parte importantissima per la vittoria finale. In quella partita ci fu la certezza che nessuno avrebbe potuto contrastarci».

Il 2 Aprile 2006 l’Ischia è con entrambi i piedi in Serie D, con largo anticipo. Una giornata indimenticabile…

«La scena dell’arrivo al porto, con l’isola intera che ci aspettava, non si può dimenticare. Ricordo i flash che arrivavano dalla banchina, la gente festante… Quel giorno capii realmente cosa significasse il calcio per Ischia».

Ischia ben costruita in principio, con il consulente Bosco che cercò di accontentare al meglio le richieste di mister Pilato. Poi arrivarono pochi ma ottimali correttivi in corso d’opera. Da agosto a maggio, la componente ischitana formata da Barile, Scotti, Spignese, Borsò, Aprea, Iacono, Pilato, Mattera, Iannucci, supportata in terraferma da Mottola, sostenne il progetto Basentini che ritornò a prendersi quelle soddisfazioni che erano prerogativa della C/1.

«Il lavoro di Mottola fu importante in terraferma. La storia insegna che anche negli anni precedenti al mio, l’Ischia aveva allestito squadre fortissime, ma in terraferma spesso penava. Fare risultato lontano dall’isola – prosegue il mister – non è facile per una questione di rapporti, di conoscenze, di calciatori avversari e non. Avevamo bisogno di indirizzare la partita unicamente sul piano tecnico. E su questo piano non temevamo nessuno. I dirigenti ischitani hanno collaborato davvero tanto. Una persona dal carisma di Enrico Scotti ci è stata di grande aiuto. Ricordo tutti con grande affetto, hanno remato nella stessa direzione. Cosa giusta e doverosa da fare. Ma senza un grande condottiero come Bruno Basentini, non avremmo potuto fare nulla».

Dopo i festeggiamenti, bisogna preparare la supersfida (andata e ritorno) contro la vincente dell’altro girone, il S.Antonio Abate di Trapani e Montaperto. 2-1 al “Mazzella”, clamoroso 3-0 al ritorno, per giunta senza Buonocore. Un partitone e Supercoppa Campania che prende il traghetto per l’isola.

«In casa vincemmo 2-1 ma eravamo con la testa un po’ in vacanza. Questo atteggiamento fu motivo di discussione all’interno dello spogliatoio. Non tolleravo alcun calo a livello di immagine. Ricordo che all’uscita dallo stadio, un calciatore del S.Antonio vide Buonocore che stava dando una mano al magazziniere Fiore. Mi chiese come fosse possibile che un giocatore di quella caratura alla fine di una partita prendesse il borsone delle magliette. Era letteralmente stupito nel vedere quel grande senso di appartenenza di Buonocore, quel legame forte con la propria terra. Sapevamo che i tifosi isolani sono competenti ed esigenti, non ammettono rilassamenti. Un sentimento che nello spogliatoio veniva avvertito molto».

Terminata la stagione, si fatica a programmare quella successiva. Troiano, Bosco e Raimondo in poco tempo portano sul tavolo societario una rosa di calciatori di assoluto valore per una Serie D da parte sinistra della classifica. Il tempo passa (a fine giugno un raduno a Teverola per testare alcuni “under”), Basentini non riceve risposte dalla piazza e dopo una serie di polemiche, abbandona. Troiano e i numerosi calciatori contattati salutano seppur a malincuore. L’Ischia rischia di non partecipare alla Serie D…

«Ero pronto con la squadra. In tutta onestà, passò troppo tempo. Con tutto il rispetto per le altre persone, ma non avrei proprio immaginato un’Ischia senza Bruno Basentini».

Troiano ha avuto un ottimo rapporto con Basentini e Buonocore. Notoriamente non due caratteri facili.

«Però due vincenti. Basentini ce l’ha nel Dna, Buonocore andava misurato, regolato come un rubinetto del gas o dell’acqua. Enrico ci teneva tantissimo a vincere, a volte aveva delle esagerazioni, trasportando molta adrenalina nello spogliatoio, ma era chiaro che sentisse più degli altri quella stagione. Lui incarnava quel senso di rinascita calcistica dell’isola. Se non avesse vinto nella sua terra, avrebbe temuto che negli anni si sarebbe parlato di fallimento. La nostra bravura qual è stata? Che ogni tanto chiudevamo il “rubinetto” e lo facevamo sfogare. Poi Enrico mi telefonava, spiegava la sua posizione e tutto era chiarito».

Sangiuseppese, Gladiator, Boys Caivanese e Ischia i “marchi di fabbrica” di Troiano. Quale squadra, promossa in D, è stata veramente la più forte?

«Ne parlavo con Gigi Sorianiello pochi giorni fa. A San Giuseppe Vesuviano avevamo un “martello pneumatico”. Ragionando tra tecnici, convenimmo che quella squadra doveva recuperare terreno ed era costretta dalle esigenze a giocare per forza all’arma bianca, aggredendo sempre. A Santa Maria fu allestita una squadra troppo forte per gli altri. Ma secondo me l’Ischia è la più bella di tutte».

Ad un certo punto Troiano stacca la spina, circa undici anni fa. Basta con i campionati di categoria, solo settore giovanile. E nemmeno lì le soddisfazioni non mancano…

«Non mi ci rivedevo più. Basta. Da responsabile di scuole calcio, ho lavorato per cinque società diverse, conquistando altrettanti titoli regionali. Col Materdei, ho vinto titoli regionali Giovanissimi ’95, Allievi ’94 e Allievi ’97; con la Puteolana 1909 il titolo regionale Giovanissimi ’99; con la Dinamo Keller il titolo regionale Allievi 2001».

Troiano tiene ancora molto all’Ischia. Prova ne sono i contatti con i calciatori di ieri, tifosi e dirigenti. Negli ultimi anni ha assistito ad alcune gare in terraferma e tre mesi fa era al “Mazzella” per Ischia-Pianura.

«Seguire l’Ischia è un piacere, oltretutto ho visto qualche partita anche quando era in Prima Categoria e aveva altra denominazione. Ischia è una malattia che, quando ti prende, poi non puoi più liberartene…».

Ischia e Pianura in Eccellenza o ci saranno sorprese da parte del Comitato Campano?

«Calcolare gli scenari penso che sia una cosa molto difficile. Se si dovessero curare gli interessi di determinate squadre, di riflesso si penalizzerebbero le altre. Penso che difficilmente i campionati dilettantistici riprenderanno. Non ci sono proprio le condizioni sanitarie».

Si prospetta la ripartenza del calcio professionistico. E quello dilettantistico? Si temono problematiche circa la condizione di sicurezza…

«Nelle serie professionistiche, la A in particolare, ci sono interessi particolari. A livello dilettantistico e soprattutto giovanile, il problema è enorme. La paura serpeggia. Se aggiungiamo l’assenza di vaccini e la problematica degli impianti che abbiamo soprattutto in Campania, chi manderebbe un figlio a riprendere l’attività di scuola calcio? Bloccherei tutto, per ripartire eventualmente nella prossima stagione, sempre se ci siano le condizioni. Le proroghe stanno susseguendosi ogni quindici giorni. La nostra vita cambierà – ammette mister Troiano – saranno non poche le difficoltà per far ripartire il calcio dilettantistico».

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