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TRASPORTI LIBERATI. La magistratura ha fatto quello che non ha fatto la politica

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Gaetano Di Meglio | La notizia di ieri, ovvero la maxi operazione che ha portato a 9 arresti e che vede indagati 44 tra armatori e dirigenti della Regione Campania, è una notizia che riportiamo sulle nostre pagine per il riverbero che riveste sulle nostre vie del mare. L’indagine e i fatti contestati ai 44 indagati non riguardano l’isola d’Ischia in maniera diretta per quelle che sono le presunte corruzioni effettuate in un’altra zona del golfo di Napoli, ma ha un effetto, liberatorio, per tutti noi.

Un’inchiesta che ci ha liberato, nel vero senso della parola, di chi ha piegato ai suoi voleri i nostri diritti. Leggendo i nomi degli indagati, possiamo leggere chi ci ha isolato d’inverno, chi ha voluto sprecare risorse per far girare un aliscafo vuoto di notte, per chi ha sempre calpestato i nostri diritti di ischitani. Leggere che la Iasuozzo è stata inibita per un anno dai pubblici uffici, non possiamo fare altro che tirare un sospiro di sollievo e sperare che in un anno la Regione riesca a trovare competenze migliori.

Confido nella magistratura e spero che la dottoressa Iasuozzo possa provare la sua innocenza durante il processo e ritornare al suo lavoro ma lontano dai trasporti marittimi del golfo di Napoli. E non per le accuse di questa indagine, ma per il suo essere inadeguata. Per il suo non aver svolto bene il suo compito. I nostri trasporti marittimi sono sotto i piedi perché in Regione Campania, operavano loro. Vi chiedete perché Gestour fa quello che vuole? Vi chiedete perché Medmar ha scelto di non richiedere più le linee su Napoli in maniera annuale? Vi chiedete perché le cose stanno come stanno? Perché c’erano loro alla direzione dei nostri trasporti marittimi.

LA CORRUZIONE

Corruzione nell’ambito delle concessioni demaniali nei porti della penisola sorrentina e della costiera amalfitana: nove persone finiscono agli arresti domiciliari, tra cui grossi imprenditori del settore e funzionari della Regione Campania. Per altri due scatta l’interdizione dai pubblici uffici, mentre per altri quattro l’obbligo di firma. Le accuse sono a vario titolo di corruzione, turbata libertà degli incanti, turbata libertà del procedimento di scelta del contraente e illecita concorrenza con minaccia o violenza.

Le indagini sono state coordinate dalla Procura Distrettuale Antimafia e dalla Procura della Repubblica di Napoli, coinvolti anche esponenti delle forze dell’ordine.

In particolare, l’inchiesta avrebbe consentito di delineare l’esistenza di stabili e consolidati rapporti (anche di natura corruttiva), tra taluni imprenditori del settore marittimo e pubblici ufficiali intranei all’Unità Operativa Dirigenziale trasporto marittimo e demanio marittimo della Regione Campania, accordi inerenti a varie concessioni demaniali rilasciate o prorogate dal predetto ufficio e diretti ad alterare o turbare le procedure utilizzae per la scelta del concessionario e, più in generale, la gestione dei rapporti tra l’Ente Pubblico concedente ed i concessionari; tanto sarebbe avvenuto in cambio di denaro ovvero di altre utilità destinate ai suddetti pubblici ufficiali da parte degli imprenditori.

Tale pratica avrebbe di fatto consentito la concentrazione delle concessioni demaniali marittime in capo ai medesimi imprenditori, dando vita ad un vero e proprio cartello, che in alcuni casi agiva secondo modalità mafiose.

Le concessioni demaniali venivano concesse illecitamente in cambio di abbonamenti e biglietti per viaggiare gratis tra le due Costiere e le isole del Golfo di Napoli, a bordo di traghetti e aliscafi, ma anche in cambio di denaro che veniva consegnato all’interno di buste nascoste tra le cassette di limoni: emerge anche questo dall’ordinanza con la quale il gip di Napoli Maria Luisa Miranda ha disposto le misure cautelari (dieci arresti ai domiciliari e sei obblighi di presentazione alla polizia giudiziaria), emesse su richiesta della Procura di Napoli al termine di indagini della Guardia Costiera.

I destinatari dei provvedimenti sono Fabio Gentile, 25 anni (imprenditore marittimo), Salvatore Di Leva, 66 anni, nella veste di amministratore delegato della Alilauro Gru.so.N), Aniello Formisano, 66 anni, (funzionario regionale), Rosario Marciano, 61 anni (nella veste di funzionario regionale), Liberato Iardino, 57 anni, (nella veste di funzionario regionale), Luigi Casola, 68 anni, (nella veste di presidente del CdA Coast Lines srl), Marcello Gambardella, 53 anni (imprenditore marittimo), Giovanni Provenzano (sottufficiale della Guardia Costiera), 51 anni, Aniello Portoghese, 49 anni (architetto), e Francesco Cimmino, 50 anni (architetto).

L’interdizione di un anno dagli uffici pubblici e l’obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria è stata notificata dalla Guardia Costiera di Napoli a Pasquale Camera (pubblico ufficiale della Capitaneria di Porto) e Lorella Iasuozzo (dirigente regionale). Il solo obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria riguarda invece Antonio Giannetto (comandante dell’ufficio marittimo del porto di Amalfi), Achille Giglio (funzionario regionale), Cosma Amendola e Vincenzo Cosenza (imprenditore). Gli indagati sono, complessivamente quarantaquattro, e tra questi note figure del settore marittimo (come Salvatore Lauro presidente della Alilauro Gru.so.N. e l’imprenditore Gianluigi Aponte). Non sono mancate le minacce, paventando anche l’intervento della camorra, tra un imprenditore e il comandante di una motovane, intercettate dagli inquirenti e finalizzate a impedire la vendita di biglietti per le gite via mare nella Grotta dello Smeraldo, gioiello della Costiera Amalfitana.

La lista completa dei 44 indagati è questa: Formisano Aniello, Marciano Rosario, Iardino Liberato, Iasuozzo Lorella, Di Leva Salvatore, Gentile Fabio, Lauro Salvatore, Casola Luigi, Ronca Alfonso, Gambardella Marcello, Gambardella Salvatore, Giannetto Antonino, Mauro Luigi, Giglio Achille, Aiello Domenico, Langella Giuseppe, Provenzano Giovanni, Centro Immacolata, Aponte Gianluigi, Petrizzo Antonio, Pappalardo Francesco, Staiano Enrico, Pallotta Oreste, De Simone Antonio, Tossini Luca

DOMANI

Se la storia giudiziaria ci interessa relativamente, dobbiamo prendere la palla al balzo e, politicamente, chiedere una nuova dirigenza regionale. La giustizia farà il suo corso e nessuno si sente giustizialista, ma siamo obiettivi e siamo vittime di questi dirigenti. Evitiamo di continuare a farci male.

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