Traballa la sezione distaccata di Ischia, gli avvocati scioperano

Blocco dei processi penali per l’intera settimana. L’unico giudice togato nominato dal presidente del tribunale ha ottenuto il via libera per trasferirsi ad Ischia ogni 15 giorni. Il resto è demandato ad un giudice onorario che ha il solo compito di rinviare centinaia e centinaia di processi ad altra data. Di sentenze neanche a parlarne. E tutto va avanti stancamente

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E’ iniziata la settimana dello sciopero degli avvocati che hanno bloccato i processi penali. Una scelta voluta per ribadire che non si può modificare in “corsa” ciò che è stato acquisito negli anni al solo scopo di coprire delle mancanze del legislatore che non riesce ad approvare una vera e propria riforma della giustizia. Ritenendo che la soluzione di allungare all’infinito la prescrizione possa essere la panacea di tutti i mali. Un dibattito che va avanti e che trova anche i magistrati per nulla favorevoli a questo provvedimento tampone, che per le toghe deve essere accompagnato da una vera e propria riforma rivoluzionaria di un sistema che ormai non regge più per la macchinosità delle attività che si portano avanti sia nella fase delle indagini preliminari che in quelle dibattimentali.

A questa astensione si accompagna ciò che si sta consumando presso la sezione distaccata di Ischia, che è diventata nel penale una sorta di smistamento dei processi. Nulla o più si svolge nell’aula dibattimentale, ma si assiste ad una situazione ripetitiva che porta a rinviare tutti i processi ad altre date. E’ una situazione grave e pericolosa che si è acuita in modo esponenziale da quando è impossibilitato il giudice Alberto Capuano per la funzione di togato del penale. Dalla presidenza del tribunale si è risposto con iniziative ultra che tampone. Con la nomina prima di un giudice proveniente dall’ufficio gip, che per la verità è stato una vera e propria meteora. E’ comparso nell’aula penale per ben due udienze e poi magicamente trasferito alla Corte di Appello di Napoli, III sezione penale, presidente, la sorte del destino, Giovanni Carbone, che per otto anni ha retto con successo in modo continuativo la sezione di Ischia con il compito di coordinatore e giudice penale. Per essere poi sostituito da un altro giudice, proveniente anch’ella dal gip, che avrebbe dovuto garantire la sua presenza tutti i mercoledì. Lavorando una volta a settimana e nei restanti proseguendo nel suo compito presso il tribunale di Napoli. Ma anche qui è accaduto qualcosa che ha vanificato questa possibilità. Prima con richiesta di ferie e poi, in accordo con il presidente facente funzioni del tribunale, con la modifica sostanziale di ciò che era stato programmato. Non più una volta a settimana, bensì ogni quindici giorni. L’unico giudice togato, quindi, si trasferirà ad Ischia un mercoledì sì e uno no, per decidere sulle centinaia di processi che sono passati al vaglio del gup prima di finire dinanzi al tribunale. E ci sono processi anche alquanto delicati, tra questi nei confronti di imputati per omicidio colposo, per possesso di sostanza stupefacente al fine di spaccio e nei casi più lievi per rapina, estorsione, nonché per maltrattamenti in famiglia e i soliti stalking che non mancano mai.

Come è mai possibile che un giudice due volte al mese possa giungere alla definizione di almeno un processo che non è affatto semplice e che ha bisogno di una verifica con l’escussione dei molti testi che immancabilmente vengono chiesti in aula soprattutto dal pubblico ministero? Possiamo dirlo francamente: i misteri della giustizia.

INIZIATIVE DELL’ASSOFORENSE

E si arriverà in questa situazione oltre il gennaio prossimo, nella speranza che la promessa fatta dal presidente facente funzioni si verifichi nei tempi prestabiliti. E cioè l’invio di un giudice togato a tempo pieno che dovrebbe avere il compito di affrontare i circa 700-800 processi che verrebbero a lui assegnati. Ma nel frattempo si dovrebbero modificare i giorni di udienza, cercando di tornare all’antico con la fissazione per i giorni mercoledì, giovedì e venerdì, come avveniva una volta con il giudice Capuano. Ma prima di arrivare a ciò è necessario nuovamente rivedere la fissazione di quelle udienze già fissate con un allungamento dei tempi nella speranza che tutto ciò non provochi sobbalzi, convincimenti, della necessità che forse questo ufficio isolano non ha la capacità di esistere e di continuare il suo apporto nel disbrigo delle pendenze penali. Invogliando qualche mente “pensante” che forse l’unica scelta saggia da prendere sarebbe quella di mandare quella montagna di processi penali a Napoli ed assegnarli a più giudici che attualmente lavorano al centro direzionale.

Del pericolo ne sono estremamente consapevoli gli avvocati che, per il tramite dell’Associazione Forense, non intendono cadere in questa situazione melmosa. E nei giorni scorsi hanno nuovamente ravvisato al presidente del tribunale dei pericoli che si stanno ammassando lungo questo percorso di incertezze e che dimostra che i giudici togati non hanno alcuna voglia di trasferirsi sull’isola, soprattutto nel periodo invernale, quando le condizioni meteo marine non sono delle migliori. E chiedono che chi ha la responsabilità del governo della sezione isolana si assuma le proprie responsabilità e adotti provvedimenti senza farsi condizionare e senza che qualche collega togato possa accampare scuse senza un giustificato motivo. E gli interventi presso il Ministero della Giustizia sono nella direzione di chiedere il rispetto di una popolazione disagiata e che una struttura voluta dal governo debba funzionare e che bisogna smetterla di non sostituire il personale di cancelleria, che ogni anno si assottiglia sempre più per il pensionamento di alcuni o il trasferimento di altri.

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