La composizione della nuova giunta della Regione Campania è una questione che non può essere archiviata come un passaggio tecnico o come uno dei tanti riti della politica regionale. Per l’isola d’Ischia, e per i suoi Comuni, si tratta di un passaggio che incide direttamente su esigenze vitali, su equilibri concreti, su scelte che hanno ricadute quotidiane. Esigenze che, va detto senza giri di parole, fino a oggi non sono state realmente prese in carico da chi conduceva il “vapore” di Palazzo Santa Lucia.
Tornare a elencare i disastri prodotti dalla lunga stagione deluchiana sul nostro territorio sarebbe esercizio sterile: fiato sprecato, colonne d’inchiostro destinate a evaporare. Ma una riflessione, questa volta, è necessaria. Cambia l’assetto del potere regionale e, piaccia o no, da quel potere dipende una parte consistente della nostra vita amministrativa, economica e sociale. Cambiano i pesi, si rimescolano le carte, si ridefiniscono le distanze. E in questo nuovo quadro il rapporto tra Ischia e la Regione va ricalibrato, ridefinito, ricostruito, soprattutto sul terreno della rappresentanza reale.
La Regione e l’Isola
Sull’isola, il Comune che oggi sembra avere più chiavi per aprire le porte del potere regionale è Barano. L’elezione di Massimiliano Manfredi alla presidenza del Consiglio regionale consolida l’asse Manfredi-Fiola, rafforzato dall’influenza dell’altro Manfredi, Gaetano, sindaco di Napoli e della Città Metropolitana. In questo perimetro si muove anche Dionigi Gaudioso, che risulta tra i più prossimi al nuovo centro decisionale campano. In scia a Dionigi, sul secondo gradino del podio isolano, si colloca Gianluca Trani.
La presenza del gruppo ischitano alla festa del neo presidente del Consiglio regionale non è stata una comparsata mondana, ma un segnale politico. Un segnale che racconta la nascita di un nuovo assetto a sostegno del Comune di Ischia, ora che l’effetto Lucia Fortini–Enzo Ferrandino si è progressivamente dissolto. Una mossa di posizionamento che consente a Ischia di restare agganciata agli interlocutori che contano, continuando a battere il portone giusto di Palazzo Santa Lucia.
Fulvio Bonavitacola, eterno alter ego isolano di Vincenzo De Luca, garantisce invece spazio e operatività anche per Serrara Fontana. La vicinanza elettorale dell’amministrazione guidata da Irene Iacono a Bonavitacola, che non a caso è stato l’artefice del finanziamento per il depuratore di Sant’Angelo, non è stata dimenticata. In politica la memoria è selettiva, ma su certi dossier resta sorprendentemente lucida.
Diverso il discorso per Forio. La variegata amministrazione di Stani Verde può contare su fattori che non vanno sottovalutati, a partire dalla capacità di interlocuzione e dall’appartenenza al nuovo centro di potere del Partito democratico campano di Davide Laezza. Il giovane consigliere comunale, dato in procinto di ricevere un incarico diretto dal presidente Fico sui temi delle politiche giovanili e delle aree interne, è chiamato a un impegno non banale. Le sue frequentazioni all’interno del nuovo PD napoletano lo collocano tra quegli “enfant prodige” della sinistra napoletana su cui qualcuno ha deciso di investire davvero.
Più complessa la posizione di Giacomo Pascale a Lacco Ameno. Il “Barone”, che da tempo ha caldeggiato le posizioni grilline campane, potrebbe comunque incassare qualche fiche utile per il Comune del Fungo. Non una rendita di posizione, ma una sopravvivenza politica che passa per canali laterali, nonostante il presidente eletto.
Casamicciola e i suoi errori
La situazione più delicata, sullo scacchiere isolano, resta però quella di Casamicciola Terme. Dopo l’ultimo voto regionale, le scelte della maggioranza guidata da Giosi Ferrandino e dai suoi “alza mano” in Consiglio comunale hanno collocato il Comune su un lato del campo poco favorevole. È venuto meno, e in parte è stato rinnegato, il peso specifico di Fulvio Bonavitacola e di quanto il vice di De Luca aveva fatto per Casamicciola. Un voltafaccia che, nella politica praticata dalle nostre parti, si paga sempre quando cambia il vento.
Ferrandino si è posizionato dalla parte sbagliata del campo regionale, sostenendo apertamente Forza Italia e un candidato poi non eletto. A completare il quadro, l’altro elemento di spicco della politica casamicciolese, l’assessore Annalisa Iaccarino, la più vicina a Bonavitacola, ha scelto di giocare la partita perdente di Fratelli d’Italia. E se vogliamo aggiornare il nastro della storia, resta impressa anche l’assenza dei big di Casamicciola alla presentazione del Piano per la Ricostruzione. Un’assenza che Vincenzo De Luca e Fulvio Bonavitacola non hanno certo archiviato. Le parole, e soprattutto le mancanze, restano.
Ed eccoci al vero vincitore della campagna elettorale regionale: Mario Casillo. Il vicepresidente della giunta regionale, con deleghe pesantissime come Trasporti, Mobilità e Mare, è il vero “Giosi killer”. Non per una battuta giornalistica, ma per una storia politica fatta di incroci, strappi e conti rimasti aperti.
Ora che Casillo è il numero due della Regione Campania, forte di oltre 80 mila preferenze portate dai candidati del PD, chi osserva i rapporti non può che riannodare i fili. Una storia intrecciata come una treccia, che lega Mario Casillo, Giosi Ferrandino e Antonio Carotenuto, l’ex vicesindaco di Casamicciola estromesso dalla giunta per inseguire i desiderata di Annalisa Iaccarino e Ignazio Barbieri.
Se il giro di deleghe a Casamicciola può sembrare un fatto minore, il rapporto personale tra Carotenuto e Casillo è tutt’altro che secondario. Un rapporto profondo, che va oltre le geometrie ufficiali, dove certe riflessioni si fanno a voce bassa e certi conti si tengono a mente. Non a caso, Casillo e Carotenuto hanno più di un motivo per stare nello stesso gruppo WhatsApp chiamato, non a caso, “Famiglia”.
Casillo e Giosi: una storia di vendetta antica
E per chi avesse ancora dubbi, vale la pena ricordare un passaggio chiave: fu proprio Mario Casillo l’artefice della mancata elezione di Giosi Ferrandino alla sua prima esperienza europea. I voti furono spostati altrove e Ferrandino arrivò a Bruxelles solo a metà legislatura, quando il conto alla rovescia era già iniziato.
Ora tutto torna. La distanza politica siderale, il torto personale legato all’estromissione di Carotenuto, una corda tirata troppo a lungo. Il conto, oggi, rischia di presentarsi alla comunità di Casamicciola, la più fragile dell’isola dopo i fatti che tutti conosciamo. In politica, come nella vita, certi nodi non si sciolgono. Arriva sempre il momento in cui stringono.
In definitiva, la nuova geografia del potere regionale disegna per Ischia una mappa tutt’altro che neutra. Ci sono Comuni che hanno scelto di stare sotto il lampione giusto e altri che, per calcolo o per presunzione, hanno deciso di attraversare la strada al buio. La politica, quando smette di essere narrazione e torna a essere rapporto di forza, presenta sempre il conto con puntualità chirurgica.
Casamicciola, oggi, rischia di pagare non una singola scelta sbagliata, ma una sequenza di posizionamenti incoerenti, di scommesse perse e di relazioni sacrificate sull’altare di equilibri interni. In un contesto regionale dove i rapporti personali contano quanto le tessere di partito e dove la memoria non è mai corta come si racconta, l’isolamento non è una metafora ma una condizione concreta.
Il “Giosi killer” non è un uomo solo al comando, ma il simbolo di un sistema che non perdona chi rompe i fili senza avere in mano un nuovo telaio. E mentre altri Comuni dell’isola provano a rientrare nel perimetro che conta, Casamicciola resta sospesa, esposta, più debole proprio nel momento in cui avrebbe bisogno di protezione politica e di sponde forti. La Regione ha già deciso con chi parlare. Ora resta da capire chi, sull’isola, avrà ancora voce per rispondere.








