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Terremoto. Carlo Schilardi: «Come Ischia nessun terremoto mai»

Per il commissario di governo la ricostruzione funziona come un orologio svizzero “Paga cash e va avanti nonostante la variabile del terzo condono“

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IDA TROFA | Sono umori mutevoli e contrastanti a tratti sconclusionati. E la ricostruzione ne è il barometro, la testimonianza concreta. Il Sistema Cratere vorrebbe confermare il vecchio commissario; ma al contempo il Sistema Cratere auspica una nuova leadership. Più forte, più potente e, soprattutto, a proprio uso e consumo. Eppure Carlo Schilardi viaggia con il massimo dei consensi istituzionali, da Roma a Napoli, passando per gli sgarrupati municipi isolani, benché non sia stato ancora investito ufficialmente, si avvia ad un altro anno da Commissario. Il consigliere di Stato è sicuro: Come Ischia nessun “terremoto mai”.

Commissario questo 2021 si chiude con una riconferma e il rinnovo del suo incarico per un anno. Ha già in mente gli obiettivi? si è posto delle scadenze ?
“Per ora c’è stato l’adeguamento della scadenza del commissario e del commissariato con i suoi uffici a dicembre 2021. Questi ultimi avevano scadenza triennale, il commissario no. Ora, in quella sede, ci sarà il rinnovo annuale del commissariato e ritengo ci sarà anche quella del commissario, una cosa che arriverà di qui a breve. Per quanto riguarda le attività, invece, proseguono e devo dire che, finalmente, siamo nella fase di attuazione degli interventi perché non è facile portare avanti la fase propedeutica, quella in cui bisogna individuare interventi, le opere, i soldi, il finanziamento delle opere e poi partire con le progettazioni, quindi la gara per l’incarico, poi cantierizzare. Insomma il lavoro è tanto. Chi crede che si può costruire un’opera pubblica in un mese, in sei mesi o in un anno è fuori dalla grazia di Dio! L’importante è non fare la solita cosa all’italiana, metterci 20 anni, ma cercare di farli in 5-7 anni”.

E’ soddisfatto?
“Devo dire che le cose vanno abbastanza bene, soprattutto per ciò che attiene l’edilizia privata. E’ una cosa su cui non ci avrei fatto una grande scommessa”.

Quali sono i numeri della ricostruzione?
“A seconda dell’entità del danno noi abbiamo 174 unità abitative, per cui è stato avviato o perfezionato l’iter di fidanzamento. Ciò vuol dire che stiamo finanziando una casa per cui si ha avuto il condono edilizio. Lei sa bene che erano tutte quante bisognose di condono edilizio, dopo il condono è stata rilasciata la concessione in sanatoria e finalmente si è potuto partire con il finanziamento. I finanziamenti riguardano per una prima tranche di 53 abitazioni per un totale erogato di finanziamenti di 1.052.000 euro. Poi una seconda tranche che quella di case che avevano bisogno interventi maggiori e che riguarda 121 abitazioni per un erogato di 1.682.000 euro. Quindi abbiamo un erogato complessivo di circa 3 milioni di euro. Sono tutte abitazioni che si sono potute finanziare perché non ricadono in zone a rischio. Ovvero sono fuori da una perimetrazione che è stata ben definita, ma soprattutto abbiamo uno studio di microzonazione, per capire come è la situazione del sottosuolo, di terzo livello di cui sono dotati pochissimi posti in Italia, a cui si aggiunge lo studio fatto sul rischio idrogeologico e lo studio delle Schede Aedes e quello condotto dalla commissione di 3 tecnici che hanno visionato casa per casa, uno per uno, per vedere dove insistono e in che condizioni si trovano. Ebbene, sulla base di tutto questo stiamo potendo lavorare indipendentemente da quello deve fare la Regione in relazione all’art.24 bis”.

Come si inserisce il PdRi in tutto questo lavoro che, invece, dovrebbe essere il suo lavoro?
“C’era qualcuno che diceva: “no, tu non puoi fare nulla finché la Regione non finisce”. Mi avreste impiccato. Mi avreste detto che stai a fare se non puoi fare nulla. Siamo riusciti con un numero consistente di immobili a provvedere al finanziamento e sono immobili in zone assolutamente sicure. Si tratta di zone dove non c’è, allo stato delle conoscenze attuali e degli studi, rischio di sorta. Dove invece questa ipotesi di rischio (che riguarda all’incirca il 10- 15% del patrimonio abitativo danneggiato) stiamo aspettando la Regione. Ma sempre lavorando noi, dove si può lavorare. Stiamo dando anche il tempo alla regione di fare una pianificazione fatta bene che richiede tempo. I piani sono complessi”.

Una ricostruzione a due marce, con un commissariato in fuga e il pachiderma regionale in coda a schiacciare pochi sfortunati?
“Noi continueremo ad andare avanti dove si può ricostruire e stanno fioccando le domande. Le stiamo finanziando e i lavori vanno avanti. Invece dove c’è dubbio, le metteremo in coda. Però, sono talmente tante quelle da ricostruire, che quelle in coda possono aspettare. Non c’è una particolare urgenza, saranno quelli che poi si deciderà, in base allo studio della Regione. Cioè quelle che con particolari accorgimenti possono continuare a restare e quelle che invece dovranno essere delocalizzate. E la Regione dovrà indicare anche dove. A quel punto noi finanzieremo la ricostruzione in loco o nei luoghi di delocalizzazione scelti, oppure la monetizzazione”.

Questo ci sembra di capire per quanto concerne la ricostruzione privata, la Ricostruzione Pubblica a che punto è?
“Le chiese che sono state tutte oggetto di risistemazione dei lavori di somma urgenza le sta portando avanti, con calma, il Ministero dei Beni Culturali. Abbiamo messo a disposizione circa 30 milioni per queste azioni. E le progettazioni stanno andando avanti. Quando sono beni culturali, il Ministero e la Soprintendenza non accettano intromissioni. Noi li stiamo seguendo, stimolando e assistendo in ogni modo. Ma su quella attività potete sentire espressamente l’architetto Pasinetti. Perché non c’è solo un commissario, ma ci sono anche dei soggetti che se sentono il fiato addosso, come lo sento io, magari sarebbero stimolati. Quindi l’intervista al commissario si dovrebbe completare con un’intervista ai Beni Culturali per quanto riguarda le chiese e ai Comuni per quanto riguarda le opere pubbliche”.

Un impianto complesso che non la rende particolarmente entusiasta?
“Devo dire che per le opere pubbliche comunali la situazione è migliore rispetto a quella delle chiese che probabilmente hanno bisogno di maggiore attenzione perché sono beni storici. A Casamicciola, per esempio, abbiamo finanziato l’intervento di messa in sicurezza di “Palazzo Bellavista”. Nel frattempo si è posto il lavoro faticosissimo per le macerie di Via Serrato con il sequestro dell’autorità giudiziaria. Un intervento importante si compierà per i lavori di adeguamento dell’Osservatorio Geodinamico, la messa in sicurezza del Cimitero e il ripristino del fabbricato in Piazza Marina, sede provvisoria del comune. Tutti finanziati, progettati e a gara. A Casamicciola, la Regione sta portando avanti ed ha quasi finito anche la camera di manovra del serbatoio idrico. A Forio è in stato avanzato, ormai di completamento, il recupero del Palazzo Municipale. A Lacco Ameno, sarà recuperata la Torre Costiera Aragonese del Cimitero e, finalmente, si parte per il recupero degli scavi archeologici di Santa Restituta. Cosa a cui io tengo moltissimo perché sono innamorato di quegli scavi, come del resto tutti quelli che amano arte e cultura.
Finalmente dopo l’accordo faticosissimo tra Comune, Curia e Mibact è stato pubblicato l’avviso per la progettazione per andare a gara. Quella sarà una cosa bellissima perché, anche prima del terremoto, quel bene straordinario non era fruibile. Ed è un valore aggiunto per il turismo di Ischia che può diventare oltre che un turismo trainato dal patrimonio storico. Poi ancora per l’intervento di Villa Arbusto che c’è stata la progettazione”.

Le scuole?
“Le scuole. Non vorrei essere troppo lungo. Sono stati tutti finanziati gli interventi. Il comune che sta più avanti è Forio che è molto ben strutturato come ente, a prescindere se sia o meno danneggiato dal terremoto. Per quanto riguarda gli altri 2, abbiamo finanziato la progettazione degli edifici censiti e sullo stato dell’arte potete sentire i sindaci. Per le cose riguardanti le necessità impellenti, abbiamo accontentato anche il sindaco di Lacco Ameno, perché ha un problema aggiuntivo per il fitto di scuola. Casamicciola è stato il primo ad optare per i fitti e ha avuto tre quarti dell’intero plafond. L’importo stanziato è di 250.000€. Lacco Ameno ha avuto difficoltà a reperire gli spazi e abbiamo autorizzato l’affitto di container attrezzati”.

A Lacco Ameno torna l’ipotesi rifiutata nel 2017?
“Non lo so. Di sicuro quando si sono resi conto che nessuno vuole affittare niente ai comuni, perché l’isola è un’isola turistica e ogni metro quadrato costruito ha valore c’è poca disponibilità. Con questi due prefabbricati, Lacco Ameno se la dovrebbe cavare. Nel frattempo sta portando avanti le attività sulle scuole”.

I numeri sono chiari commissario. Non le sembra che comunque le procedure siano un po’ ingessate, complice anche il fatto che bisogna sempre rincorrere la burocrazia e le proroghe di stato e le emergenze? Per sei mesi non abbiamo avuto la conferma degli uffici del terremoto nei comuni con gli assunti sismici…
“Ci sono state una serie di difficoltà che si sono sovrapposte. Noi siamo una delle poche realtà che ha avuto un momento di rallentamento ma non si è fermato, mentre il resto d’Italia si è fermato per un anno e mezzo. Qui invece si è andati avanti. Sotto questo aspetto per le progettazioni e il lavoro di ufficio non ci sono stati grandi difficoltà. Poi c’è problema del personale. Abbiamo avuto effettivamente un lungo periodo con comuni già destrutturati. Mentre Forio ha una sua struttura, Lacco e Casamicciola contavano su queste assunzioni che sono venute meno per un anno. Grazie a Dio poi si è ricostituita e devo dire che hanno anche acquisito una buona maturità. Alcuni sono diventati talmente bravi che hanno vinto concorsi altrove e sono stati sostituiti. Vedo una scarsa conoscenza di cosa significhi realizzare opere pubbliche o ricostruire in un paese come il nostro.
Non dobbiamo tornare a case costruite male che cadono alla prima. Non dimentichi che Ischia ha subito un terremoto 3.9, non ha avuto un terremoto 6 o 7. Eppure c’è stato un crollo generalizzato. Quindi vuol dire che il patrimonio edilizio che sarà rifatto sarà un patrimonio decisamente migliore di quello del passato. E non vedo che cosa può interessare sei mesi prima o un anno prima, davanti a una buona qualità della Ricostruzione. Sapere che quando una persona va in chiesa e quando esce non gli cade un cornicione in testa non è cosa da poco. Significa fare le cose per bene”.

Il sistema farraginoso sembra però pesare sul bilancio dell’edilizia privata!
“No. Assolutamente, perché non esiste un’altra realtà post terremoto, dove dopo due anni, il commissariato è nato a marzo del 2019, col coronavirus, si trovano finanziate 270 abitazioni su 1400. I privati lavorano con molta scioltezza. I danni leggeri finanziati sono 53 per € 1.000.000. I danni pesanti sono 121 e la media è di € 150 mila euro per ogni pratica. Non sono così ferme, stanno andando. Noi vogliano che siano ricostruite bene e quindi le controlliamo…”

174 pratiche su un numero complessivo di almeno 2mila unità da ripristinare ?
“Quelle ricostruibili, fuori dalla pianificazione regionale, ne sono sicuramente meno. Tenga presente che gli uffici sono oberati, contemporaneamente sono venute fuori due altre norme che stanno impegnando in ufficio. Quelli sono gli impiegati, quelle sono le attività. Sarebbero il bonus facciate 90% il super bonus 110%. Non c’è solo terremoto. Sicuramente i ritardi nella proroga degli assunti sismici ha dato i suoi problemi. Insomma dobbiamo anche capire, senza giustificare, non è un paese che vola e che non ha mai volato. Ma non solo a Casamicciola o Ischia, dappertutto.

Tutta colpa della burocrazia?
“C’è un modo di lavorare, in nessun paese al mondo come l’Italia c’è una normativa così complessa. Una normativa per difendersi dalla mafia. Una normativa complicatissima per difenderti dalla corruzione. Una normativa complessissima per quanto riguarda l’aspetto dei rischi…e possiamo continuare. Quindi chiaramente queste discipline garantiscono, dall’altra obbligano gli adempimenti complicati e lunghi. Poi le cose bisogna guardarle con onestà intellettuale. Chi le guarda con onestà intellettuale capisce. Chi le guarda invece con prevenzione trova sempre il motivo per biasimare. Io cerco di andare oltre. A me interessa soltanto che le cose siamo fatte bene e correttamente. Allo stesso modo non ho difficoltà a dire se le cose sono fatte male. Non devo rispondere a logiche politiche, mi hanno sempre chiamato per risolvere le questioni. Posso anche permettermi di non rispondere alle chiamate, e ne ricevo tantissime, quando mi vogliono mettere alla porta, me ne vado, senza difficoltà. Questo è un valore aggiunto”.

Quindi è una sfida per lei l’impegno che si è preso per i prossimi 12 mesi?
“Dobbiamo andare avanti. La mia speranza è che tutti coloro che collaborano a questa attività facciano la propria parte. Il commissario cerca di stimolare tutti. Abbiamo fatto l’essenziale, quello che serve. Stiamo andando avanti, oltre le attività ordinarie. L’edilizia pubblica e privata, miracolosamente, sta andando avanti, se i comuni non fossero oberati di problemi si andrebbe ancora meglio. C’è tempo per ogni cosa. State anche voi addosso agli Enti Attuatori, i tre comuni, due soprattutto, ma anche il Mibact. Non c’è solo il commissario. Su questo ci concentrano tutte le attenzioni e cosi gli altri si concedo di dormire il “sonno dei giusti””.

A proposito di “sonno dei giusti”, cosa sta succedendo con la Soprintendenza, in particolare con il terzo condono e la questione del silenzio assenso?
“Se noi abbiamo tutte queste pratiche di ricostruzione finanziate, e il comune ne potrebbe varare altre per aver ricevuto il parere favorevole della Soprintendenza per tantissime richieste, vuol dire che le cose non sono cosi negative. Il primo ed il secondo condono non stanno dando problemi, il terzo condono soltanto qualche problema. Però si tratta di numeri molto piccoli. Non ho davanti la documentazione, ma si tratta di qualche decina di pratiche dove la Sovrintendenza si è espressa positivamente per il primo e il secondo, ma non per il terzo. Magari sulla stessa casa, colpita tre volte da abusivismo. 100 metri per la legge 85 si sono sbloccati, idem per il secondo condono, magari per 50 metri, e poi infine su 30 metri quadrati, condonati con la terza legge, ha detto di no. Quindi la casa è condonata per 150 mq e non è condonata per 180, perché gli ultimi 30 metri restano abusivi. Sono pochissime, la massima parte ha avuto parere favorevole. Perché la grossa quantità riguarda il primo e il secondo, non il terzo. Per il terzo l’ordinanza di demolizione non riguarda la casa, ma riguarda l’appendice del terzo condono, quindi è finanziabile. Benedetto Iddio su quello si può lavorare. La demolizione non riguarda tutto l’immobile. La pratica è finanziabile! La legge che ha avuto Ischia non l’ha avuta nessuno. Ischia ha avuto dei privilegi unici. Quello del condono triplice è stato uno di questi. Neppure il Centro Italia ha le stesse previsioni, non c’è nessuno che ha ottenuto i benefit concessi”.

Non è proprio cosi commissario…
“E’ proprio così. E’ un falso storico che altrove sia stato come ad Ischia. Solo Ischia ha avuto questo sostegno. Sui condoni abbiamo fatto miracoli, riusciamo a pagare i 2/3 di una casa assoggettata alle tre leggi di condono. L’ultimo terzo? Lo stato non ne vuole sapere. Lavoriamo. Per i miracoli ci stiamo attrezzando. Abbiamo tanto da fare con le cose che funzionano, non ci andiamo a impelagare in quelle che non vanno. Noi abbiano dato sostegno e finanziamenti veri, non surrogati. Ischia ha avuto tanti altri benefici che non si vedono. Le aziende ischitane hanno avuto soldi contanti, gli altri il credito di imposta. E’ una cosa diversa. Paghiamo cash! Niente banche o passaggi con il credito. Ischia ha un canale diretto anche sugli indennizzi. Bisognerebbe guardare quello che c’è di buono e ogni volta che qualcosa di buono esce per l’Italia centrale o per i terremoti italiani, noi lo sfruttiamo”.

In realtà non tutte le aziende, specie quelle della zona rossa sono state distrutte. Non hanno avuto niente…
«Il terremoto di Ischia ha dato dei problemi, ma ha colpito l’1-2% del patrimonio edilizio di tutta l’isola. Le attività economiche, tranne sei o sette, purtroppo capita di non poter salvare tutti, hanno riaperto subito. Se si va in Italia Centrale ti metti le mani nei capelli, ci sono paesi rasi al suolo, dove tu non sei nemmeno individuare la casa di chi è o di chi non è. Le cosa fatte ad Ischia sono state portate a modello. Ho fatto una conferenza sui territori terremotati pochi giorni fa. Le nostre UMI sono un modello. Case connesse tra di loro, dove, grazie ad un accordo sulle unità minime di intervento tra proprietà, si è riusciti a ricostruire”.

Commissario non non ci restano che gli auguri. Ci rivediamo il prossimo anno per capire come andrà…
“Io mi auguro che i Comuni possano concentrare le attenzioni sulla ricostruzione. Ci sono molte pratiche di finanziamento pronte e noi stiamo cercando di dare una mano. Siamo costantemente sull’isola in un rapporto diretto. Mi auguro che ognuno faccia la propria parte per la collettività. Noi serviamo la collettività. Le cose in Italia possono migliorare e stanno migliorando perché vedo un paese che finalmente sta cominciando a riflettere sui conflitti inutili. Mi sembra di vedere questo anche a livello centrale. Alla fine il bene comune si sta riscoprendo come obiettivo finale. Voglio fare un augurio a tutti i cittadini di Ischia, a quelle 1500 famiglie che in qualche modo sono coinvolte nel terremoto. Ischia era e resta meravigliosa, è uno dei posti più belli d’Italia e mi sono accorto che in tanti altri paesi hanno più di noi, ma quanto a bellezze storiche artistiche, le cose che abbiamo noi non le ha nessuno…”.

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