Tasse non pagate. Contro il papà dell’assessore, il comune non si costituisce!

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Figlio degno del padre. Il primo consigliere comunale a Lacco Ameno, il secondo a Barano. Il primo non fa costituire il comune contro l’azienda di famiglia che non ha pagato le tasse, il secondo non svolge il suo ruolo di consigliere comunale e, come ha insegnato giustamente al figlio, pensa solo ai fatti suoi. (Gadme)

Ida Trofa | Prosegue lo scontro a distanza tra maggioranza ed opposizione. Dopo il faccia a faccia, durissimo, tra Giovanni De Siano e Antonio di Meglio, ora la partita si gioca sui temi di amministrazione spicciola e sopratutto sul contenzioso e le tasse dei parenti illustri.
Nel merito Giovanni de Siano, tra i principali protagonisti della vicenda che ora assume toni istituzionali pare intenzionato ad andare fino in fondo chiedendo contezza dei fatti e dello stato del contenzioso pubblico alla Procura della Repubblica ed alla Corte dei Conti. Anche Carmine Monti è atteso ad un esame durissimo. Ora come ora non sono ammessi tentennamenti o possibile dietro front nel merito della questione Polito, un modus operandi, dal quale la minoranza sarebbe pronto a prenderne le distanze . Entrambi i consiglieri, Monti e De Siano oggi sono attesi in caserma dal Maresciallo Battello, ed entrambi dovranno comparire nella narrazione dei fatti. Fatti date, questioni circostanze e contenziosi che potrebbero essere oggetto di indagine e materia da Pubblico Ministero.
Infatti la querelle tra detto Polito e De Siano registratasi martedi 4 ottobre ha fatto emergere una realtà dura per qualsiasi pubblico amministratore.
Una commistioni di ruoli e responsabilità che non possono essere sottaciute.
Con DECRETO N. 2 DEL 18.06.2015 Antonio Di Meglio detto Polito fu nominato tra i componenti della Giunta Comunale. Tutto ciò accertato il possesso dei requisiti di compatibilità ed eleggibilità alla carica delle persone da nominare in base a quanto disposto dal Capo II del Titolo III della Parte I del D.Lgs 267/2000.
Al consigliere Antonio Di Meglio è andata la delega a “Commercio” ed “Estetica Cittadina”.
Ebbene suo padre Pasquale Di Meglio è oggetto di accertamenti per 18 mila € afferenti la Tari 2011/2012/2013 per l’attività di bed&breakfast a lui intestata.
Il Di Meglio padre propone avverso gli accertamenti un normale ricorso avverso la commissione tributaria per l’annullamento degli stessi. Trattasi di accertamenti ordinati dall’allora sindaco Carmine Monti (attuale capo dell’opposizione) poi silurato dalla De Siano Company.
Ricorso depositato in data 5 novembre 2014, prima udienza discussasi in pieno commissariamento il 7 ottobre 2015.
Il comune allora “gestito“ da Oscar Rumolo con la “collaborazione” della dottoressa Giovanna Cerni non si costituisce eppure i Di Meglio perdono comunque il ricorso innanzi alla commissione provinciale che rigetta l’istanza. Al rigetto fa seguito l’appello targato 2016, siamo in epoca Giacomo Pascale, innanzi alla commissione regionale.
Mentre i Di Meglio nominano il proprio commercialista, Arnaldo Ferrandino, il comune, nuovamente, non si costituisce! Perché?
Il 23 settembre scorso si è tenuta l’udienza ed il comune non è apparso, come mai?
Forse perché il ricorrente era il padre dell’assessore?
Per i normali cittadini si costituisce e per i politici no?
E’ facile rilevare dall’albo pretorio come l’Ente si sia costituito in innumerevoli procedimenti comparendo in più udienze
Per i comuni mortali ci si costituisce per il padre dell’assessore no?
Domande lecite che attendono lecite risposte.

LA SENTENZA
Verificata la regolare citazione delle parti, ammessi i rispettivi procuratori MI invocato dibattimento pubblico, rilevata l’ assenza della Finanza, esaminata la natura dell’ intrapresa controversia, visto quanto in atti, questo Collegio ritiene che I’ Ente non possa essere destinatario di alcuna censura e in tal verso dispone. In tema di tarsu, la tariffa applicata dai Comuni ai gruppi di attività o di utilizzazione, di cui all’ art. 68, comma 2, del citato 507, è il risultato di un procedimento costituito da un’ operazione di moltiplicazione di vari fattori specificati al 1° comma e al 2° comma dell’ art. 65 del medesimo Decreto, da cui deriva la classificazione di cui all’ art. 68, comma 1° lettera c). Da ciò consegue la infondatezza della censura di illegittimità per la fissazione di una misura tariffaria per gli alberghi notevolmente superiore a quella per le civili abitazioni, ove si riconosca implicitamente la legittimità del procedimento seguito per la individuazione della tariffa di queste ultime.
Appare necessario rilevare che la questione riguardante la corretta applicazione dell’ ad. 68 dei D.Lgs. n. 507/93 deve essere esaminata preliminarmente, in ragione del suo carattere assorbente.
Il Comune ricorrente sostiene la correttezza dalla tariffa adottata con la determinazione della Giunta Comunale, poiché rispettosa di quanto previsto dal citato ad. 68 del D.Lgs. 507/93.
Tale norma, al comma 2, detta delle direttive di massima agli enti locali in relazione alla tariffazione dei gruppi di attività o di utilizzazione.
Secondo la tesi prospettata dall’ Ente, nulla vieterebbe agli organi comunali di adottare tariffe differenziate tra case ed esercizi alberghieri o case vacanze.
Tuttavia l’espressione ” in linea di massima ” induce a ritenere che una significativa differenziazione delle tariffe, ai fini del controllo di legittimità, vada adeguatamente motivata.
Nel caso di specie, non pare che il Comune si sia sottratto da tale incombenza, avendo riferito del metodo adottato per la tassazione di siffatti cespiti. Per la qualcosa, ne discende che ” in tema di tassa per lo smaltimento dei rifiuti solidi urbani (tarsu), è legittima la delibera comunale di approvazione del regolamento e delle relative tariffe, in cui la categoria degli esercizi alberghieri venga distinta da quella delle civili abitazioni, ed assoggettata ad una tariffa notevolmente superiore a quella applicabile a queste ultime: la maggiore capacità produttiva di un esercizio alberghiero rispetto ad una civile abitazione costituisce infatti un dato di comune esperienza. emergente da un esame comparato dei regolamenti comunali in materia, ed assunto quale criterio di classificazione e valutazione quantitativa della tariffa anche dal Engs. 5 febbraio 1997, n. 22, senza che assuma alcun rilievo il carattere stagionale dell’attività, il quale può eventualmente dar luogo all’applicazione di speciali riduzioni d’imposta, rimesse alla discrezionalità dell’ente impositore; i rapporti tra le tariffe, indicati dal D.Lgs. 15 novembre 1993, n. 507, art. 69, comma 2, tra gli elementi di riscontro della legittimità della delibera, non vanno d’altronde riferiti alla differenza tra le tariffe applicate a ciascuna categoria classificata, ma alla relazione tra le tariffe ed i costi del servizio discriminati in base alla loro classificazione economica ” Ordinanza del 19/05/2009 n. 11655 – Corte di Cassazione Sez./Collegio 5 -.
Questo Collegio, pertanto, disattesa ogni altra rimostranza, per evidente pretestuosità, rigetta il ricorso e, perchè conforme a giustizia, dispone nulla per le spese.
P.Q.M. rigetta il ricorso; nulla per le spese.-Napoli, 7 ottobre 2015

1 commento

  1. Ma scondo voi perché sui comuni si susseguono le dinastie? Se non per curare l’orticello personale.ca’ nisciun è fess tranne quelli che li mandano lì sopra

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