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Tanti pazienti oncologici di Ischia e Procida rinunciano alle cure a causa del maltempo

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Silvio Carcaterra, la testimonianza | Ormai penso che molti mi conoscano già. Sono Silvio Carcaterra, un paziente oncologico che combatte perché sia installata anche ad Ischia, una Pet Tac, così da farla finita con l’inferno dell’andirivieni a Napoli.

Scrivo per due motivi. In primo luogo per denunciare ciò che è accaduto l’altro giorno quando numerosi pazienti oncologici di Ischia e Procida, chiamati ad effettuare la Pet Tac che ad Ischia non esiste, sono stati costretti a rinunziarvi per le avverse condizioni meteo, per il mare agitato e per la paura di dover pernottare a Napoli in caso di sospensione delle corse. Chiedo ancora una volta se il direttore D’Amore è al corrente di queste difficoltà, se si rende conto del disagio che investe tutti noi; se il governatore De Luca è consapevole di tali situazioni, visto che non lo sento intervenire nelle sue apparizioni televisive settimanali e sarebbe davvero interessante ascoltare una sua parola in merito, soprattutto un suo pensiero sul da farsi concretamente. Quanto accaduto l’altro giorno, conferma nel modo più reale quanto sto ripetendo nei miei appelli rivolti a politici di ogni colore, ai responsabili, ai miei concittadini impegnati nell’Asl come il dr. Buono e il dr. Postiglione, fino ad arrivare al vescovo ed allo stesso Papa dal quale mi aspetto una risposta e una parola di fiducia.

Quanto accaduto dimostra che non vendo chiacchiere, ma attesta l’urgenza di affrontare il problema, la richiesta di installare anche ad Ischia proprio quella Pet Tac alla quale molti hanno dovuto rinunziare a causa del maltempo. E qui arriviamo al secondo motivo di questo mio scritto. Come ho già detto prima, mi sono rivolto a personaggi vari e medici. Ma sono sconcertato per alcune risposte ricevute proprio da qualche medico, di cui ritengo corretto evitare nome e cognome. Fra le obiezioni che mi hanno addotto, ci sono i costi elevati e l’ubicazione, l’ingombro della macchina e lo smaltimento delle scorie radioattive.

Mi permetto rispondere perché sono considerazioni assurde ed inaccettabili.
1- Si tratta di un problema sanitario, nell’interesse della salute di tutti; pertanto le istituzioni specifiche non dovrebbero sollevare eccezioni in termini di costi.
2- l’obiezione riguardante l’installazione non sta né in cielo né in terra. Noi stiamo parlando di un Ospedale, il Rizzoli, pronto ad essere ampliato. Nel nostro caso si tratta di predisporre due sole stanze (e lo dico per esperienza personale): una per il paziente che ha subito il MDC, l’altra per ospitare la macchina in oggetto.
3- c’è chi sostiene che è una macchina ingombrante, rispondo che non è più grande della Tac già esistente.
4- poi ci sono quelli che sottolineano le difficoltà per lo smaltimento delle scorie radioattive. Ma perché non potremmo comportarci come si comportano centri come l’Aktis o l’Sdn o forse loro sono privi di scorie? Ma davvero vogliamo scherzare? Mi scuso per l’ignoranza in materia, ma non posso fare a meno di esortare chi pone tali obiezioni ad essere un po’ più serio. Come si vede, le obiezioni sono fragili.

Piuttosto direi: non cerchiamo scuse puerili e infondate. Voglio sottolineare che abbiamo un Ospedale rispettabile che tende a migliorare sempre più, sotto tutti i sensi. Non perdiamo l’opportunità di potenziarlo con la installazione di una Pet Tac, estremamente utile per valutare il livello delle nostre patologie. Non voglio essere polemico ma a questi scienziati che si esprimono come se non appartenessero ad una categoria di studiosi qualificati, ma mi permetto informare che esiste ormai, una PET-TAC di ultima generazione che evita al paziente di assorbire eccessive radiazioni, di ridurre i tempi per gli accertamenti, di rendere più accurato il referto. E’ avvilente constatare che medici, troppo sbrigativamente, chiudono il discorso con affermazioni secondo me, ridicole, disumane e offensive perché forse non hanno la capacità di valutare adeguatamente, il problema, o perché non lo vivono sulla propria pelle o su quella di qualche loro familiare. Sulle nostre isole di Ischia e Procida, il numero di pazienti oncologici è in continuo aumento.

Di fronte a questo esercito si chiudono gli occhi o forse, si assume un atteggiamento di gravissimo disinteresse? I miei appelli, come ho raccontato prima, stanno raggiungendo personaggi di ogni tipo, autorità varie, cittadini. Comincio a ricevere telefonate, adesioni, parole di confronto e di incoraggiamento per una battaglia che coinvolge tutti. Io continuerò, insieme a chi mi sostiene, ad andare avanti fino alla vittoria finale. Ringrazio gli amici della stampa locale, che accettano i miei interventi e collaborano nell’amplificare gli sforzi che vengono compiuti per condurre una battaglia, che chiede un futuro che ci veda piangere di meno e sorridere di più.

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