Super Lagnese eccolo qua

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Lagnese ha mostrato i muscoli. In tre giorni, alla corte del Vescovo di Ischia hanno sfilato il Presidente della CEI, il suo vicepresidente e il parroco influencer che pubblica libri con le interviste sul Papa.

Come molti lettori sanno, chi scrive non è cattolico e si occupa del fenomeno della chiesa cattolica sulla nostra isola perché afferisce ad una grande parte della sua popolazione. Le sue dinamiche, la sua politica e le sue scelte sono, spesso, oggetto di valutazioni sociali, civili e politiche che meritano attenzione.

E, come tutti gli altri interventi, anche questo, sarà scevro di ogni valutazione di fede o di “catechismo”.

E così, dopo 3 giorni da sold out presso il Continental di Ischia, siamo arrivati alla fine del convegno. Una fine che ha conclusioni. Pietro Lagnese, il vescovo della Diocesi, ha preferito non parlare. Ha solo annunciato l’ordinazione presibeteriale di Antonio Mazzella ma non ha tirato le somme di questa tre giorni di lavoro. La scusa ufficiale è che questa fase non è conclusa e che la Diocesi vivrà altri momenti.

Nessuno ci ha creduto fino alla fine. Se poi pensate che invece delle conclusioni del Vescovo si è cantato un inno degli “Hillsong”, gruppo musicale americano, beh, due più due fa sempre quattro.

Ma veniamo ai fatti.

Il convegno ischitano è iniziato con un Lagnese a valanga.

“Bando dunque alle visioni catastrofiche, bando a discorsi apocalittici, bando ai profeti di sventura, bando al pessimismo sterile che sempre alligna dove non si annuncia il vangelo alimentando quell’accidia egoista che entra anche nella pastorale, favorendo quella «psicologia della tomba, che poco a poco – dice Papa Francesco – trasforma i cristiani in mummie da museo. Delusi dalla realtà, dalla Chiesa o da se stessi, vivono la costante tentazione di attaccarsi a una tristezza dolciastra, senza speranza, che – dice il Papa citando Bernanos – si impadronisce del cuore come “il più prezioso degli elisir del demonio”»  Il rischio è quello di ridursi a fare le liste dei disastri e dei difetti del nostro tempo… Anche in questi giorni potrebbe accadere questo! Lo sappiamo: i problemi ci sono, anche nella nostra Chiesa, anche nelle nostre parrocchie! Ce lo siamo detti durante la Visita e anche all’inizio del nuovo Anno pastorale e non intendiamo crogiolarci in ingenui ottimismi”

E ancora, “liberi la Chiesa da coloro che vogliono invecchiarla, fissarla sul passato, frenarla, renderla immobile. Chiediamo anche che la liberi da un’altra tentazione: credere che è giovane perché cede a tutto ciò che il mondo le offre, credere che si rinnova perché nasconde il suo messaggio e si mimetizza con gli altri. No.”

Un lungo discorso, questo di Lagnese, che tocca la realtà della chiesa di Ischia.

Poi in supporto al Vescovo e alle polemiche che da mesi agitano l’ambiente ci pensa il Vescovo Brambilla:  «Sono descritti cinque atteggiamenti che minano nel cuore la vita di comunità anche buone. Essi sono la cattiveria (kakía: il gusto di volere gratuitamente il male dell’altro), la frode (dólos: mostrare agli altri ciò che non si è o non si ha); l’ipocrisia (ypókrisis: fingere di avere un’immagine che non si ha), le gelosie (phthónoi: tipiche di ogni comunità, quando si sente l’altro trattato meglio, considerato di più), la maldicenza (katalaliá: dire male degli altri insinuando denigrazioni o cose negative). »

Cattiveria, frode, ipocrisia, gelosia e maldicenza sono i segnali dai quali Brambilla mette in guardia quelli della Diocesi di Ischia e poi, il vicepresidente della CEI difende il Vescovo della Diocesi di Ischia. Tra le righe del suo intervento si legge chiaro che c’è una gerarchia, che c’è un ordine da seguire e che le scelte toccano a chi sta in alto.

Poi, il terzo giorno, arriva il giovane Marco Pozza. Il giovane prete di Padova racconta la sua storia, una chiacchierata emozionale e motivazione, ben fatta, apprezzata dalla platea ma che, agli occhi di chi è  abituato a vedere queste scene, lascia molto deluso. Pozza racconta di una “Chiesa che è una casa di famiglia, una casa paterna, e nelle case di famiglia c’è sempre un po’ di disordine, le sedie mancano d’un piede, i tavoli sono macchiati d’inchiostro e i barattoli di marmellata si vuotano da soli nelle dispense, queste cose le so, ne ho esperienza…” mutuando le parole Georges Bernanos.

C’è un aspetto che viene fuori: Lagnese ha mostrato i denti ai suoi detrattori. Non solo tra il clero che dovrebbe guidare (Don Marco allo Schiappone perché non celebra più e viene sostituito?) ma anche tra il popolo, in alcuni casi semplice, che non accetta certe scelte.

Dai lavori del Convegno è emerso che questa “Diocesi 2.0” continuerà ad essere sempre più 2.0. Loro la chiamano in cammino, che si apre. E con Marco Pozza, Lagnese ha dato la “risposta” anche a tutti quelli che si lamentano dei preti locali influencer, dei preti locali manager e dei preti locali che fanno gli “animatori da pulpito”.

Il messaggio è chiaro. Super Lagnese eccolo qua. E, come fanno alcuni ragazzini quando fanno a botte, il Vescovo si è portato i fratelli più grandi: il presidente della Cei, il vicepresidente della CEI e il prete che piace al Papa. Il Papa aveva già dato in passato. La scalata si ferma qua.

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