mercoledì, Maggio 12, 2021
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Sull’epopea del villeggiante partenopeo.

In primo piano

Lello Montuori | A sentir molti, pare che l’isola verde si popoli in agosto di una nuova species nell’ampio genus della famiglia umana: l’homo parthenopaeus.
E da più parti, improvvisati sociologi ed analisti di stagione si affrettano a descriverne i tratti, le sembianze, i costumi, l’idioma e le abitudini, come fossero la cagione dell‘imbarbarimento agostano di ciò che è -per il resto dell’anno- un paradiso terrestre, quando il sole appena tiepido, riscalda un poco i lunghi giorni di primavera o i silenziosi pomeriggi d’autunno.
Ma non bastano gli schiamazzi notturni, gli eccessi adiposi esibiti in succinti e sgargianti tessuti che si modellano su corpi copiosi di grazie, i sacchetti di nauseabondi rifiuti appoggiati, per caso, nelle aiuole e sotto le piante delle strade lastricate di basoli offesi, le scorribande nelle piscine degli alberghi del lido fra attempati, riservati e allibiti clienti, le tavolate chiassose nei chioschi delle spiagge del lido o nelle locande sul mare che hanno persino dimenticato gli avventori che non vengono più.
Non bastano a spiegare le cause del declino vissuto e del rimpianto del tempo che è stato.
L’homo parthenopaeus, ammesso che ne esista un’ unica specie, non somiglia affatto a quello che affolla nel mese d’agosto il centro di Ischia non meno che degli altri comuni dell’isola verde.
C’è una borghesia napoletana colta, magari piuttosto gaudente, magari perbenista, magari provinciale, ma discreta, silenziosa, rispettosa delle regole, almeno di quelle della buona educazione, che vive come assediata in una città che non riconosce più sua e non per essere i quartieri popolari che sono sempre stati il cuore pulsante di Napoli, divenuti più grandi o più popolosi ma perché oramai i folkloristici esponenti dell’anima più verace e forse più autentica di questa gloriosa città, hanno invaso da tempo il Vomero antico e la nuova Posillipo, quartieri residenziali e zone storiche, un tempo appannaggio forse solo di una pretenziosa e datata borghesia.
In fondo è giusto.
Se la borghesia napoletana, classe dirigente di indubbia intraprendenza, non è riuscita a riscattare la città, la città è diventata tutt’uno con la sua pretenziosa borghesia.
Ha preteso di imitarne certi agi. Dal gozzo a Mergellina al gommone accessoriato, dal vezzo per gli abiti un tempo sartoriali ai loghi griffatissimi di originali non meno volgari delle perfette imitazioni, dall’amore per il mare ai luoghi di vacanza.
La villeggiatura è divenuta democratica.
Ed Ischia è divenuta parte di questo processo democratico.
Suo malgrado o con inconsapevole adesione.
Le case estive -o dovrei dire persino i bassi- fittate a peso d’oro nei cafonissimi anni ’80, hanno consentito a molte famiglie ischitane disposte ai sacrifici dell’estate, di vivere per un anno al di sopra dei loro mezzi, spesso esibendo un benessere fittizio e omologante.
Ma ora parecchi di questi ospiti solo a parole non desiderati, affollano gli alberghi a quattro stelle divenuti spesso più convenienti di una intera abitazione.
La colpa, ammesso che ci sia davvero una colpa ed un colpevole, non è mai dell’ospite ma di chi ospita.
Ciò che Ischia è diventata negli ultimi 30 anni lo hanno voluto gli ischitani.
E l’homo parthenopeus, ammesso che ne esista davvero il prototipo che molti si affannano a descrivere, non ha davvero alcuna colpa.
Se non quello di riprodurre in vacanza le abitudini di vita di una città amata e disprezzata come poche al mondo.
Il problema è tutto nostro. Capire, ammesso che vogliamo davvero farlo, le ragioni per le quali un’isola senza servizi e appena conosciuta sessant’anni fa è passata da essere il buon ritiro di artisti, cantautori e attori del nascente jet set internazionale, a ciò che diventata. Democraticamente.
Con il benessere che ne è derivato e la sua nuova identità che spiace a molti e piace a pochi.

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4 Commenti

  1. Gentile Dott. Montuori, se ischia e ridotta così al 30% e colpa degli ischitani ma il 70% e di chi ci amministra, quest’anno c’è stato un grande lavoro delle forze dell’ordine ma non è bastato, un divieto di sbarco ridicolo , dovrebbe essere per tutto l’anno , perché nessuno controlla gli alberghi come vendono e a quanto vendono e normale che li ritroviamo negli alberghi a 4 stelle se questo costa 25 euro al giorno in pensione completa…. Le potrei elencare una marea di cose che lei da persona intelligente già sa. Quella di quest’anno dovrebbe essere un estate da dimenticare, ma penso che quelle che verranno saranno ancora peggio se non si mette un fermo a tutto questo, e non penso che gli ischitani possano fare molto.

  2. Non v’è dubbio, Lello: Ischia appare come ciò che NOI vogliamo che sia, o ancor peggio, che ci conviene che sia. Del resto, al di là della Tua puntualissima analisi, è noto a tutti che il benessere dell’ospitato è strettamente collegato a quello dell’ospitante.

  3. La villeggiatura è divenuta democratica. Ed Ischia è divenuta parte di questo processo democratico. Suo malgrado…perché Ischia democratica non è. Penso all’evidente “corto circuito” rappresentato dalla concentrazione di troppi poteri in capo alle stesse persone. In una democrazia sana l’imprenditore dovrebbe fare impresa e l’amministratore dovrebbe programmare, coordinare e controllare il progetto turistico.

  4. il divieto di sbarco non serve a granchè: lo si aggira prendendosi illegalmente la residenza sull’isola con la compiacenza di vigili e funzionari comunali.

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