Sulla richiesta di 20.000 euro a Procida indaga il sostituto Woodcock. La cronistoria dettagliata che ha portato all’arresto di Carannante

Il gip D’Auria accoglie parzialmente le richieste di misura cautelare. Confermata la detenzione domiciliare per l’avvocato assessore Antonio Carannante, mentre per la coindagata Rita Giuditta Giaquinto la richiesta del divieto di dimora nel comune di Procida è stata respinta. Entrambi sono comunque indagati per tentata estorsione ai danni dell’imprenditore Costagliola, proprietario di un immobile che confina con la proprietà della cugina Giaquinto.

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Paolo Mosè | Ad indagare sui fatti di Procida è il sostituto procuratore della Repubblica John Henry Woodcock, che nella richiesta avanzata al giudice per le indagini preliminari aveva chiesto la custodia agli arresti domiciliari per l’avvocato assessore Antonio Carannante, mentre per la sua assistita, che avrebbe richiesto un risarcimento di 20.000 euro, Rita Giuditta Giaquinto, il divieto di dimora nel comune di Procida. Quest’ultima istanza della pubblica accusa è stata respinta dal giudice per le indagini preliminari con la specifica motivazione: «Negativo è invece il giudizio prognostico in relazione alla possibilità che la Giaquinto possa reiterare la condotta illecita ascrittale, essendo la vicenda strettamente connessa al ruolo che in concreto il difensore svolgeva nell’ambito dell’ente locale nella cui competenza rientravano gli immobili di proprietà dei due confinanti. Di qui il rigetto in parte qua della richiesta cautelare».

Per fatti accaduti tra il dicembre del 2019 e che sarebbero stati poi accertati nel gennaio del 2020. Con il susseguirsi di ulteriori attività poste con una serie di accertamenti eseguiti dai militari della locale Stazione di Procida, a cui la parte offesa si era confessata prima, per poi formalizzare l’accusa di un tentativo estorsivo in una denuncia sottoscritta. Il giudice ha cristallizzato l’orientamento del pubblico ministero ritenendo che per questo episodio specifico sussista allo stato la tentata estorsione: «Perché, in concorso tra loro, con più azioni esecutive di un medesimo disegno criminoso, il Carannante, assumendo di agire per conto e su incarico della Giaquinto, con minaccia consistita nel rappresentare a Costagliola Salvatore che nel caso in cui questi non avesse provveduto all’immediato versamento in favore della Giaquinto dì 20.000 euro, la Giaquinto medesima avrebbe denunciato ai Carabinieri i presunti abusi edilizi consumati dallo stesso Costagliola (su un terreno confinante con la proprietà della Giaquinto medesima), aggiungendo che la Giaquinto era “molto arrabbiata” per il fatto che il Costagliola non aveva evaso le sue precedenti pretese e che dunque avrebbe agito nei confronti del Costagliola “a trecentosessanta gradi”, compiva atti idonei e diretti in maniera non equivoca a costringere Costagliola di Fiore Salvatore a versargli ingiustamente la menzionata somma di 20.000 euro, procurando a se stesso e alla Giaquinto un ingiusto profitto. Non essendo riusciti nel loro intento per cause indipendenti dalla loro stessa volontà.
Avendo commesso il Carannante nella sua qualità di pubblico ufficiale ovvero di Assessore al Comune di Procida con deleghe al contenzioso, Vivara, Terra Murata, acquedotto e pubblica illuminazione».

LA DENUNCIA DELL’IMPRENDITORE
La ricostruzione analitica dei fatti è riportata nell’ordinanza cautelare, che riprende pedissequamente ciò che ha scritto il sostituto Woodcock. Nell’analizzare come si sono svolti i fatti e come è nata questa indagine. Una premessa essenziale per focalizzare i ruoli, le condotte dei singoli protagonisti di questa storia giudiziaria: «Il presente procedimento scaturisce da una annotazione redatta dal Comandante della Stazione dei Carabinieri di Procida, Maresciallo Capo Roberto Andalò, il quale nella nota in esame riferiva di aver appreso da un imprenditore dell’isola che:
lo stesso imprenditore, ovvero Costagliola di Fiore Salvatore, già autorizzato dal competente Ente Locale a eseguire lavori edili all’internò dì un proprio fondo, aveva ricevuto una richiesta di denaro dall’Avvocato Antonio Carannante, Assessore al Comune di Procida (con deleghe al contenzioso, Vivara, Terra Murata, acquedotto e pubblica illuminazione), per evitare eventuali controlli da parte degli uffici Comunali preposti;
il Maresciallo Andalò riferiva, ancora, dì aver appreso dal medesimo Costagliola che qualora non avesse accolto la suddetta richiesta di danaro avanzata dall’Avvocato Assessore, lo stesso Assessore avrebbe fatto pressione, appunto nella sua qualità di Assessore Comunale, sugli Uffici Comunali preposti e in particolare sul personale dell’ufficio Tecnico e della Polizìa Locale per eseguire ripetuti controlli presso il relativo cantiere (del Costagliola) così da ritardare e/o impedire l’esecuzione delle opere edili.
In tale quadro, in data 22 gennaio 2020, il Costagliola di Fiore nel rendersi disponibile a presentare denuncia nei confronti del Carannante, consegnava un supporto informatico sul quale era stato registrato il colloquio di un colloquio (colloquio successivo ad un primo colloquio già avvenuto qualche tempo prima tra i medesimi interlocutori) intrattenuto da lui stesso con l’Avvocato Carannante presso lo studio di quest’ultimo, durante il quale, si faceva espresso riferimento alla richiesta di denaro (e alle conseguenze in caso di mancato pagamento) già avanzata dal medesimo Carannante nel corso del loro primo colloquio e paventato nuovamente le conseguenze in caso di mancato pagamento (“… vedi di pagare … altrimenti agiremo a 360 gradi…”».

SENTITO IL TECNICO DELLA VITTIMA
Raccontando quali sono state le dichiarazioni più significative che sono state rese in particolare dalla parte offesa e dal suo tecnico, convocati più volte per chiarire soprattutto gli incontri avuti con l’assessore. Al fine di conoscere esattamente quali sono state le sue parole, al fine di verificare se erano legate ad una percezione di pressione illecita: «Ciò premesso, in data giorno 25 gennaio 2020 veniva escusso l’ingegnere Lubrano Lavadera Biagio, tecnico di fiducia del Costagliola di Fiore, il quale riferiva:
di aver curato la progettazione per la riqualificazione e l’ampliamento di un piccolo manufatto sito in Procida, via Lavadera, all’interno dì un fondo di proprietà del Costagliola di Fiore posto a confine con un fondo di proprietà di Giaquinto Giuditta Rita che dopo il rilascio del necessario permesso di costruire, nella fase esecutiva, allorquando il manufatto era ancora allo stato “grezzo”, in conseguenza di una denuncia presentata dalla Giaquinto nel febbraio del 2019, i militari della locale Stazione Carabinieri, coadiuvati da personale dell’ufficio Tecnico, avevano effettuato un accesso al cantiere di via Lavadera, accertando che i lavori edili realizzati sino a quel momento erano conformi al titolo abilìtativo;
di aver presenziato ad incontro tenutosi presso lo studio dell’Avvocato Carannante! in cui quest’ultimo avanzava – per conto della Giaquinto – una richiesta economica di euro 20.000 (ventimila) al Costagliela di Fiore per tacitare ogni suo futuro fastidio/denuncia… (omissis) …ai fine di evitare futuri fastidi con denunce e quant’altro altrimenti ci sarebbe stata un’azione a 360 gradì».

I RAPPORTI TRA CUGINI
Ricostruzioni intervallate dalle dichiarazioni rese da coloro che hanno raccontato questi famosi incontri, nonché di alcuni dipendenti del Comune di Procida, in particolar modo di componenti del Corpo di Polizia Municipale che sarebbero stati contattati dall’assessore Carannante e che eseguirono i controlli presso l’immobile in ristrutturazione che la parte offesa stava portando avanti. Lavori autorizzati dall’Amministrazione e ad un certo punto sequestrati in uno degli ultimi controlli, per poi essere dissequestrati dal gip della convalida: «In data 27 gennaio 2020 veniva escusso il Costagliola di Fiore, il quale ricostruiva nel dettaglio la vicenda in oggetto, riferendo: di essere proprietario di un fondo sito in Procida, via Lavadera n. 37, dove era ubicato un vecchio rudere posizionato sulla linea di confine con un fondo di proprietà di Giaquinto Giuditta Rita, per il quale, nell’anno 2017, aveva ottenuto un permesso di costruire finalizzato alla sua ristrutturazione; che nell’intraprendere i lavori edili previsti dall’enunciato titolo abilitatìvo, la Giaquinto, con la quale vi era un legame di parentela (cugini), aveva richiesto ed ottenuto dall’imprenditore l’esecuzione gratuita di lavori edili di modesta entità presso la propria abitazione (realizzazione di un impianto doccia), richieste che con il passare del tempo divenivano sempre più esose (realizzazione dell’impianto idrico della cucina, installazione di due porte a scrigno, ecc.); in cambio di tali lavori, il Costagliola di Fiore proponeva alla Giaquinto la sottoscrizione di una scrittura privata con cui quest’ultima si impegnava a “… mantenere sempre aperte … libere da ostruzioni…” delle luci che il Costagliola di Fiore avrebbe realizzato in futuro, anche in modo irregolare, sul muro che come indicato nel permesso di costruire, doveva essere eretto sul confine tra le due proprietà, così da evitare anche ogni futura pretesa di cui all’art. 902 del Codice Civile, proposta che la Giaquinto non accettava;

L’INCONTRO NELLO STUDIO DELL’ASSESSORE
«che dopo tali interlocuzioni con la Giaquinto, riceveva una lettera da parte dell’Avvocato Carannante che lo convocava per il giorno 03 dicembre 2018 presso il proprio studio, sito in Procida alla via Libertà n. 17; nel corso dell’incontro, a cui partecipava anche ring. Lubrano Lavadera, il Carannante, che assumeva di agire per conto della Giaquinto, avanzava una richiesta di denaro di euro 20.000 (ventimila); all’incontro del 03 dicembre 2018 seguiva, dopo pochi giorni, un secondo incontro presso lo studio del legale, durante il quale quest’ultimo, appreso che l’imprenditore non voleva cedere alla richiesta dei 20.000 euro, gli diceva, senza mezzi termini, che la Signora Giaquinto era molto arrabbiata e che avrebbe comunque agito a 360 gradi al riguardo il Costagliola di Fiore aggiungeva: di aver registrato l’ultimo incontro tenutosi preso lo studio del legale (file consegnato in data 22 gennaio 2020); che anche nei giorni successivi il legale reiterava l’invito a versare la quota di euro 20.000 per il tramite dell’ing. Lubrano Lavadera;
che analoga richiesta veniva ancora rinnovata dal legale il 23 gennaio 2019, allorquando incontrava il Costagliola di Fiore nei pressi della casa comunale;
che non avendo ceduto a tale pretesa dei 20.000 euro, la Giaquinto aveva presentato, in data 20.2.2019, una denuncia presso la Stazione Carabinieri di Procida dalla quale era scaturito, in data 20 febbraio 2019, un primo accesso presso il suo cantiere di via Lavadera n. 37 effettuato dai militari dei CC di Procida, coadiuvati da personale del competente Ufficio Tecnico, il 20 febbraio 2019; tale primo accesso era stato poi seguito da altri ulteriori accessi effettuati anche dal personale della Polizia Locale di Procida, sempre coadiuvati dal personale dell’ufficio Tecnico, al termine dei quali era stata accertata la conformità delle opere edili rispetto al titolo abilitativo.
di aver appreso dall’Agente della P.L. Vincenzo Intartaglia che il controllo da loro eseguito era stato sollecitato dall’Avvocato Carannante, il quale si era presentato, nella sua qualità di Assessore al Comune di Procida, nell’ufficio dello stesso Intartaglia (collocato all’interno della stessa Casa Comunale) facendogli pressioni in tal senso;
che al termine di un ennesimo controllo ricevuto nel mese di dicembre 2019 gli erano state contestate delle difformità, con conseguente sequestro di alcune opere effettuato dalia Polizia Locale di Procida, opere immediatamente dissequestrate dopo pochi giorni per decisione del GIP del Tribunale Ordinario di Napoli che non aveva convalidato il sequestro operato della Polizia Locale».

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