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STEFANO CALDORO: «Il disastro regionale è colpa di De Luca! …e le isole stanno a guardare»

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IDA TROFA | Il metodico tempismo di Stefano Caldoro all’attacco di De Luca. Alla vigilia del voto al Quirinale, dopo un disastroso 2021.
L’ex presidente della Regione Campania non è un politico che ama parlare molto, ama soprattutto lavorare in silenzio e agire. Non è avvezzo alle luci della ribalta, se non quando possono tornargli utili.

Eppure, proprio nel bel mezzo della guerra per il Presidente della Repubblica, ha deciso di intervenire e di alzare il livello dello scontro attaccando frontalmente l’attuale presidente della Regione, Vincenzo De Luca. Il sud, la Campania, le isole, come le periferie, appaino schiacciate dalla politica che sta nelle istituzioni. La nostra Regione al riguardo è emblematica: “Il disfacimento di queste realtà, la crisi della cultura è da attribuire alla crisi della politica delle Istituzioni e soprattutto De Luca”. Per il consigliere regionale, inoltre, con l’arrivo del Pnrr il paese è diventato una sorta di mercato dove si baratta il futuro dei territori in cambio del potere e degli interessi di pochi. La sinistra al governo “fa pasticci” e tutti i guai hanno un nome “Vincenzo De Luca”. Il politico delle chiacchiere senza sostanza. Il terzo mandato? Caldoro parla di falso mito. Falso come il problema delle beghe interne alla sua area di riferimento.

La Regione sempre più latitante in quelle che sono le problematiche dell’isola d’Ischia
“Siamo tutti felici per Procida. Devo dire che la Regione ha fatto poco o nulla. Ha accompagnato un successo che era già nelle previsioni. Come sempre propaganda ma nessuna azione concreta. Forma e non sostanza. Per fortuna le nostre bellezze si difendono da sole. Sono capaci di difendersi per l’organizzazione, per l’esperienza nella accoglienza turistica e non hanno bisogno della Regione. O meglio, ne avrebbero bisogno, ma sanno fare bene anche da sole.”

Ci spieghi meglio
“Vediamo il caso del terremoto. La Regione non è riuscita a mettere in campo, nessuna proposta di sostegno economico. Ha avuto modo solo di lamentarsi con il Governo. Io non voglio sempre ricordare le cose che ho fatto, però, il paragone ogni tanto serve. Si ricorderà che nel periodo in cui ho fatto il presidente ci fu un terremoto nell’alto Casertano che produsse tantissimi danni, feci una norma specifica e finalizzai delle risorse dai fondi europei. Non voglio entrare nel tecnico, ma erano risorse per investimenti e facemmo un piano con il governo ad hoc e nell’arco di un anno abbiamo risolto il problema. Ischia sta ancora a discutere…”.

Dal terremoto, la Regione di De Luca è fuggita per non intestarsi la sconfitta. Ha abbandonato il campo con i suoi comandati di spicco e il suo “uomo migliore” nel pieno dell’emergenza. Adesso con la ricostruzione ha preteso di rientrare con e ha trasformato il PdRi in un assumificio…
“Quando si abbandona il campo, non solo non si danno risorse, ma non ce ne se occupa più. Quindi quei pochi soldi che arrivano vengono spesi più che gli uffici che non per sistemare le strade, le case, i sottoservizi e fare tutte quelle misure di mitigazione di sicurezza nei confronti di un prevedibile nuovo rischio. Bisogna mettere in campo investimenti per garantire la sicurezza”.

Pesa la crisi di Forza Italia sui territori. Le isole sono sempre state una vostra roccaforte. Adesso si stanno scontando le vostre incertezze?
“Più che di crisi, parlerei di necessità di ritornare ad un consenso più alto. Perché poi quando i voti ti legittimano non si può dire molto. Quando c’è stato il centro-destra molto forte, tanti problemi si sono risolti. Allora c’era una grande critica per le cose che non si riuscivano a fare. Abbiamo avuto tanti incontri a Ischia, su tante questioni, e c’era una richiesta continua e legittima. Le amministrazioni locali e i sindaci difendono il loro territorio. Però rispetto a quello che sta avvenendo oggi, mi pare che ci sia una differenza enorme. Allora si chiedeva di più e tante cose sono state fatte. Oggi non si fa nulla e in più non si accettano neanche le critiche o le richieste. E tutti tacciono. Anche perché se pure ci sono delle richieste, queste non vengono ricevute nelle stanze chiuse in Regione. Il Presidente della Regione cammina solo per le strade di Salerno, perché per il resto ritiene di non dover camminare da nessun altre parte. In qualche occasione fa qualche inaugurazione spot e poi torna a Salerno. E in questo caso, sempre sull’isola, vedo che non è tornato di recente”.

In un certo senso anche voi della destra, però, vi siete dimenticati delle isole, penso alla guerra interna tra De Siano e Martusciello. Per questo abbiamo perso i punti di riferimento e referenti?
“Beh no! A prescindere dalle battaglie interne, il vero problema è quando non si è al governo. In fin dei conti il confronto nella classe dirigente deve esserci. Il problema è che non abbiamo di strumenti operativi. I cittadini hanno deciso di mettere al governo De Luca e questi sono gli effetti della democrazia. Gli Enti Locali, i sindaci e gli amministratori, seguono il potere regionale che è in grado di trasferire un pochettino di risorse o qualche promessa, mettiamola così, a qualche sindaco. Finito questo, il potere regionale si dimentica di loro e anche loro vanno in difficoltà… Per ritornare alla domanda, il problema vero non è tanto la questione di dialogo, conflitto, critica o dialettica, quanto il fatto oggettivo che non abbiamo più il governo dei processi, delle situazioni e degli enti locali”.

La linea di De Luca in un certo senso vince, anche se bollata come demagogica.
“Il tema è discusso e ricorrente. Il covid ha favorito chi aveva l’emergenza in mano. Un poco la paura che spaventa, un poco perché richiama alla volontà di preservare uno stato di cose, un po’ perché vale il principio del “se va via chissà che succede”. Abbiamo visto che gran parte le cose che diceva, dal lanciafiamme a scendere, erano tutte inutili. Il covid c’era e ci sarà, purtroppo. Non è solo De Luca, in verità, che ne approfitta che dice: “Io sto sulla torre di comando e ne approfitto e carpisco la buona fede dei cittadini, pur non facendo nulla”. Perché, alla fine lo abbiamo visto tutti: non fa nulla. De Luca fa solo chiacchiere”.

Il terzo mandato si concretizzerà come nei desideri dell’attuale Presidente, almeno con queste sorta di minacce da governatore eterno?
“Il terzo mandato non è un tema che mi appassiona. Penso che questo limite dei mandati, una questione nata soprattutto a sinistra, non ci appartiene. Il centro destra non ha mai posto questi vincoli. Devono decidere gli elettori. Non credo sia possibile, in ogni caso, che De Luca abbia un terzo mandato perché nell’esercizio della democrazia gli imbrogli prima o poi vengono scoperti. Alla fine, con tutti gli imbrogli e la cattiva fede con cui è stata gestita la Regione siamo agli sgoccioli. Già vedo oggi il cambiamento. Il consenso attorno alla politica regionale è sceso sotto il 50% e credo che continuerà a scendere”.

Tornando al centro destra, De Luca ve le sta dando di santa ragione. Le va di spiegarci l’effetto Meloni in casa Caldoro
“Giorgia Meloni fa la sua battaglia, è una persona molto coerente che dice chiaramente le cose. Fa la sua politica che nel centro destra è totalmente compatibile. Il centro destra è fatto di aree: c’è un’area più moderata, liberale che è Forza Italia rappresentata da Berlusconi; Salvini rappresenta una strada, piuttosto sul regionalismo, sul federalismo. La Meloni è la destra conservatrice, valoriale, identitaria, nazionale. E’una posizione molto definita all’interno del centro destra che c’è sempre stata.”

Pensa che il centro-destra abbia sbagliato qualcosa e, se si, le va di fare mea culpa?
“Premesso che in politica si può sempre fare meglio, sul contesto generale, vedo che i sondaggi ci premiano ancora. Se il centro destra è ancora maggioranza e ha ancora credibilità, è perché gli altri hanno sbagliato di più. Io sono per arrivare ad un movimento unico dell’area moderata conservatrice di Centro Destra in Italia. Questa area è quella che cambia le cose. La vecchia sinistra, tutto è, tranne che moderna e riformista. Abbiamo bisogno di un assetto istituzionale innovativo.”

Ovvero…
“Fare a livello governativo quello che si è fatto con i sindaci con pesi e contrappesi. Con il presidenzialismo dobbiamo rafforzare il ruolo delle camere. Abbiamo da fare tante cose e tante riforme partendo dalla giustizia”.

Pronto votare ancora per il futuro Presidente della Repubblica?
“Il consiglio regionale deve ancora decidere chi sono i suoi grandi elettori. In questo caso aspettiamo e attendiamo. Ho avuto già la responsabilità e l’onore di votare tre presidenti sia da parlamentare sia da presidente di Regione. E’ sempre un momento molto alto. Poi si può votare da una parte o da un’altra. In qualche caso c’è stata una larga convergenza. Mi auguro avvenga anche questa volta”.

Berlusconi, Draghi…
“Allo stato ci sono due nomi soprattutto, il Presidente Berlusconi e il Presidente Draghi. Il resto pare che non ci sia e non hanno fatto un passo avanti per la candidatura. Nel giusto rispetto istituzionale perché il Presidente della Repubblica non si candida ma viene candidato. Io dico ‘no’, il presidente viene eletto dal Parlamento”.

Pensa che nel caso del voto al Quirinale potrebbe essere in linea con De Luca?
“Non credo che ci sia una tendenza De Luca. Da grande elettore seguirà quello che gli dirà il suo capo di partito, Letta”

Tornando ai temi locali. Le va di parlare delle demolizioni e dei condoni o viceversa, se preferisce?
“Nel merito voi come giornale avete fatto dei reportage molto dettagliati ed approfonditi. Una delle espressioni editoriali che più è entrata nell’argomento. Ne abbiamo parlato molte volte, anche sull’azione del mio governo regionale e sulla decisone della Corte Costituzionale. Noi eravamo sulla strada giusta, mettendo la Regione come protagonista sul tema delle regolarizzazioni edilizie. Facemmo una normativa innovativa che la Corte accettò ed a cui il Governo Renzi si oppose. La stessa sinistra tornata al governo con De Luca che fa pasticci riaprendo la questione con quella modifica stupida e da incompetenti che ha rimesso in discussione la giurisprudenza. Quell’errore di De Luca ci ha riportati indietro, nell’incertezza e nel non sapere. Questo i cittadini lo devono sapere in maniera chiara. Tutte le difficoltà che hanno gli sono state causate da De Luca. Noi il problema lo avevamo risolto”.

Un altro tema importante per le isole è sicuramente quello dei trasporti e delle infrastrutture. La Regione ha perso la rotta?
“Il tema è molto complesso. Noi abbiamo dovuto contrastare quelle che si ricorderanno come normative di eccessiva liberalizzazione del sistema. Ad un certo punto tutto sembrava che dovesse essere rivoluzionato e dato al mercato. Ma sappiamo bene che questo è impossibile. Per fortuna si giunse alla proroga di tutta la parte normativa europea sul settore. Il tema centrale sono i requisiti. I cosiddetti requisiti minimi che stabiliscono i livelli essenziali di prestazione da garantire ai cittadini. L’intero impianto dovrebbe essere molto più concentrato a garantirlo. Poi c’è il libero mercato”.

Non pensa che questo sia impossibile con l’impianto amministrativo attuale. Gli uffici presupposti, l’ADSP, strutture, che dovrebbero occuparsi di servizi e governo del settore restano succursali del potere e basta?
“Per questo dobbiamo dividere le questioni in due. Da una parte il servizio pubblico da TPL vero a prescindere se il vettore sia privato o pubblico. Su questo ho sempre un’idea più liberale. Non è escluso che il servizio possa essere anche pubblico. Deve entrare in una sostenibilità dei costi, garantendo diritti. Ciò vuol dire che il cittadino non può pagare per i servizi obbligatori, queste tratte non posso rientrare nel computo totale. Non bisogna confondere i livelli, ma fare una differenza molto netta. Se si fa così, la politica ha molta meno capacità di fare pasticci, soprattutto di fare politica clientelare, di potere, come lei ha ricordato. E poi il resto è mercato”.

Linee e servizi, pubblico e privato. Ma nel mezzo ci sono anche le infrastrutture?
“Assolutamente. In un trasporto anche le infrastrutture andrebbero migliorate. Tornando al punto di prima, non diamo i soldi del terremoto che è vitale ed urgente, figuriamoci il resto. Corriamo il rischio che non si diano i soldi neanche per la parte del miglioramento delle banchine. Quante volte si è discusso ad Ischia di dare una maggiore fruibilità e soprattutto strutture più moderne, approdi molto più fruibili. Oggi le tecnologie permettono di fare passi da gigante. Quindi si potrebbero fare tanti investimenti interessanti. Bisognerebbe fare investimenti sulla parte portuale”.

La sanità è allo sfascio. Le isole in ambito sanitario restano periferia e basta?
“Anche qui non parliamo sempre di un tema europeo, sia ben chiaro, alcune aree hanno maggiori difficoltà. Questo vale per le Isole Baleari come per le isole del Golfo, per le aree periferiche rispetto alle aree di metropolitane. Nel caso specifico non abbiamo grande distanza, sono compatibili, c’è il mare di mezzo che è imprevedibile. Quindi abbiamo sempre un mix, di buona sanità locale per tutto quello che puoi far è in loco. In loco va molto potenziato tutto quello che riguarda la prima emergenza. Perché la stabilizzazione di un paziente è la prima questione. Soprattutto nelle situazioni molto gravi. Bisogna garantire di più i trasporti in sicurezza e soprattutto gratuiti, chiaramente il trasporto delle persone che devono fare trattamenti, per esempio in ospedale particolari. Il tema vero è quella che dell’emergenza-urgenza Quindi tutto ciò che può nascere dalla imprevedibilità o da una situazione oggettiva. In questo caso va molto migliorata la stabilizzazione del paziente ed il trasporto in sicurezza. Si aereo che navale. Con efficienza, con rapidità e sotto una struttura. Gli investimenti qui servono moltissimo. Insieme agli investimenti chiaramente, serve una “testa”. Sono due grandi temi che la sanità moderna deve affrontare. Non mi pare che ci siano grandi misure, soprattutto da parte del governo regionale. La regione è abbastanza ferma e pensa solo al Covid. Però so quanto è importante la salute quotidiana dei cittadini che viene messa da parte, perché secondo l’attuale Regione e secondo chi la guida non fa notizia. Bisogna parlare di Covid ed il resto va come la polvere sotto il tappeto”.

lo stesso discorso per la scuola che con il COVID hanno ricevuto il colpo finale
“La DAD in un certo senso ha fatto da livella. A questo punto non è un problema tanto di strutture, quanto di garanzia che quel livello di istruzione, di apprendimento sia efficace. Soprattutto manca la socialità. Non voglio accusare nessuno, in particolare, ma guardo il presidente della Regione, quando vede la difficoltà chiude le scuole. Lo stesso fanno i sindaci. Pensano così di avere meno problemi. Non si preoccupano di portare i ragazzi a scuola, eliminato il problema alla radice, senza preoccuparsi dei livelli di garanzia. Sono tutti più portati a dire “rimanete a casa“.Ed è un errore enorme, come abbiamo visto, perché mancano gli apprendimenti. Perché se manca la scuola e la socialità della scuola è un danno irreversibile”.

Caldoro, cosa augura a Caldoro nel prossimo futuro personale
“Nulla di personale, sia ben chiaro. Da cittadino campano e napoletano, mi auguro un’occasione per il rilancio del paese. Auguro di aver fiducia. La fiducia è una durissima battaglia. La fiducia è legata alle prospettive, alla crescita, alla bellezza, alla indubbia potenziale della nostra Regione e mi auguro che soprattutto nel futuro sia ben governata. Faccio politica, quindi spero che ci siano tanti amministratori capaci ed assennati che pensino al bene dei loro cittadini e non al bene personale. Cambiare almeno un po’ la visione di questa politica regionale. Questo, però, significa che i cittadini ci devono dare fiducia. Concludo con questa speranza, che non è una speranza, è un obbligo del nostro Paese e dell’Europa puntare a sud”

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