Stagionali, Ferdinando Caredda in audizione al Senato

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Il settore turistico è, a ragion veduta, tra i più problematici in questa “Fase 2”. E, di riflesso, i tantissimi lavoratori stagionali stanno vivendo giorni tutt’altro che tranquilli, tra discriminazioni, esclusioni e interpretazioni di misure assistenzialistiche che, fin troppo spesso, li vedono estromessi.

A mantenere ben alta l’attenzione sulla tematica è l’Associazione Nazionale Lavoratori Stagionali il cui coordinatore per la Regione Campania, Ferdinando Caredda, è stato audito presso la X Commissione Senato (industria, commercio e turismo) nella mattinata di ieri.

Tra sussidi non riconosciuti e necessità di revisione del sistema “Naspi”, Ferdinando Caredda ha illustrato sia le problematiche della categoria degli stagionali, che le possibili soluzioni per permettere, a tutti i lavoratori stagionali, quindi senza differenziazioni, di poter avere accesso a misure che possano permettere una “sopravvivenza” di un anno, superando questa grande crisi mondiale.

Di seguito il testo integrale dell’intervento di Ferdinando Caredda: “Illustrissimo Sig. Presidente e Onorevoli senatori qui presenti, mi chiamo Ferdinando Caredda e sono il delegato dell’ A.N.L.S. (Associazione Nazionale Lavoratori Stagionali), che ad oggi conta circa 12mila iscritti.

Oggi in Italia ci troviamo a vivere una situazione a dir poco drammatica. La crisi sanitaria che stiamo affrontando ha messo in ginocchio l’intero comparto turistico, settore produttivo di notevole importanza per l’economia del nostro paese. Infatti, il turismo rappresenta il 13% del pil nazionale, il 70% del pil della regione come la Campania e vede impiegati circa 3 milioni e mezzo di lavoratori in tutto il paese, dei quali per la gran parte sono stagionali. Questa categoria, attualmente non riconosciuta, oggi è quella che subisce in modo più drammatico questa crisi.

Alcune iniziative sono state varate da parte del governo negli ultimi mesi a sostegno dei lavoratori stagionali del turismo, ma ahimè, in molti non hanno potuto beneficiare del bonus, poiché assunti con un contratto a tempo indeterminato o determinato nel quale non è stato specificato il carattere della stagionalità, circostanza che non ha permesso all’INPS di identificarli correttamente e di conseguenza erogare loro il bonus.  Oggi a 3 mesi dalla chiusura si trovano senza lavoro e senza sussidio. Nonostante siano impiegati in aziende con il codice ateco previsto, che rientra in quelli indicati nel decreto legge e nella circolare inps, i problemi riscontrati sono i seguenti: alcuni lavoratori si vedono rifiutate le domando di sostegno al reddito, perché sul modello UNILAV hanno la dicitura “stagionale NO” e sono inquadrati a tempo determinato sia sull’unilav che sull’uniemens; ci sono casi in cui sul modello unilav hanno la dicitura “stagionale SI” mentre sull’uniemens hanno la dicitura D, ovvero tempo determinato e quindi vengono rifiutate; altri casi vedono lavoratori che sul modello unilav hanno la dicitura “stagionale NO” mentre su uniemens hanno la dicitura stagionale S, T o G e quindi vengono rifiutate.

La soluzione ideale per poter far accedere tutti al bonus sarebbe che l’INPS debba considerare stagionali tutti quelli che presentano la domanda, tenendo in considerazione solo il codice ATECO, che indica le attività economiche riconducibili ai settori del turismo e degli stabilimenti termali e non gli inquadramenti lavorativi, e di conseguenza accettare: gli UNILAV che mostrano la dicitura “stagionale SI”, sia quelli che riportano la dicitura stagionale NO, sia quelli inquadrati a tempo determinato che indeterminato e gli UNIEMENS a tempo determinato e indeterminato con le lettere S, T o G dei lavoratori che abbiano cessato involontariamente il rapporto di lavoro nel periodo compreso tra il 01/01/2019 e il 17/03/2020.

Da considerare che il 15/05/2020 l’inps ha rifiutato domande anche di chi era inquadrato correttamente: avendo quindi un codice ATECO corretto, voce “stagionale SI” su modello Inilav e su modello Uniemens stagionale S,T o G.”

Un quadro chiaro della problematica, cui aggiunge: “Noi lavoratori stagionali siamo molto preoccupati per il nostro futuro poiché, già prima dell’instaurarsi di questa situazione emergenziale, vivevamo una situazione di precarietà con le nostre famiglie, data dai pochi mesi di lavoro e dalla riduzione del sussidio a sostegno del reddito previsto con l’introduzione della Naspi e precisamente con l’articolo 5 del decreto legislativo 22/2015, sono stati messi in difficoltà tantissimi lavoratori del comparto turistico e dell’indotto.

Infatti, con la precedente indennità ASPI, i lavoratori riuscivano a garantirsi una redditualità tutto l’anno, in quanto se lavoravano almeno 52 settimane nell’arco dei due anni, beneficiavano del sussidio per i sei mesi in cui non erano impiegati. Con l’avvento della NASPI invece, che prevede un sussidio per un periodo pari alla metà del tempo che si è stati impiegati, non viene garantita una stabilità economica e le risorse per gli stagionali sono divenute davvero insufficienti. Infatti per la maggior parte i contratti di lavoro vengono stipulati per massimo 6 mesi, pertanto si riesce a percepire l’indennità solo per 3 mesi: questo significa che per gli altri 3 mesi le famiglie non hanno stipendio, ne contributi previdenziali, neanche figurativi. Se oggi fosse ancora in vigore la precedente misura a sostegno del reddito, ovvero l’ASPI, i lavoratori riuscirebbero a sostenersi, grazie anche agli ammortizzatori sociali, che resterebbero in vigore almeno un anno dalla data del licenziamento.

E’ molto importante, inoltre, tener conto, che diverse aziende non apriranno a causa delle restrizioni e dei costi aggiuntivi per l’acquisto dei dpi e dei processi di sanificazione. Inoltre, le poche aziende che invece ripartiranno, a causa dell’esiguo flusso turistico atteso in considerazione della pandemia, impiegheranno certamente un numero inferiore di collaboratori. Pertanto chiediamo di estendere gli ammortizzatori sociali almeno fino a Marzo 2021 a tutti i lavoratori cha a causa di questo tragico momento hanno perso il lavoro e ogni altra fonte di reddito.

Chiediamo a quest’aula, che non si faccia più distinzione tra tipi di stagionali…noi dell’anls vogliamo dirvi che tutti siamo stagionali, lo è la commessa che lavora in un negozio di una località balneare, così come l’autista di un bus turistico o l’addetto aeroportuale.

Le imprese italiane stagionali, già prima dell’emergenza, facevano sempre più fatica a reperire personale qualificato, perché le strutture turistiche negli altri paesi europei, offrono contratti di lavoro di durata maggiore e con migliori condizioni economiche. Anche a questo serviva il sussidio di disoccupazione ai lavoratori stagionali semestrali, garantire un introito mensile anche nei restanti mesi di inattività, incentivandoli a rimanere nel proprio territorio.

I nostri lavoratori, invidiati in tutto il mondo, si stanno recando sempre di più all’estero per trovare lavoro, togliendo al turismo italiano molte figure professionali preziose.

Per creare nuove possibilità d’impiego, bisogna garantire alle nostre strutture turistiche, soprattutto nelle zone a carattere stagionale, incentivi tali da promuovere l’assunzione di personale per periodi superiori agli otto mesi.

Negli ultimi mesi il governo ha varato tante iniziative, ma non bastano. Noi stagionali non vogliamo rimanere indietro, siamo una categoria strategica per l’economia del nostro paese. Abbiamo fiducia in voi, perché dobbiamo ritrovare la nostra serenità, ma soprattutto recuperare la nostra dignità.

Per questi motivi chiediamo – e conclude – di riconoscere una categoria dedicata proprio agli stagionali, per avere maggior diritti, tutele e un contratto di lavoro univoco e con maggiori tutele che non faccia distinzioni tra le varie fasce e che dia la possibilità alle imprese, specialmente nelle zone a vocazione turistica, di assumere con tale contratto.

Inoltre, proporrei una modifica dell’articolo 5 del decreto legislativo 22/2015 (quello per intenderci che ha introdotto la Naspi), ripristinando il sussidio che prevedeva, per coloro che lavoravano almeno 52 settimane negli ultimi 2 anni, sei mesi di sussidio. Grazie”

LA X COMMISSIONE SENATO

La Commissione è presieduta dal Sen Girotto Gianni Pietro M5S, vicepresidenti RIPAMONTI Paolo L-SP-PSd’Az e PAROLI Adriano FIBP-UDC, segretari PIANASSO Cesare L-SP-PSd’Az e LANIECE Albert Aut (SVP-PATT, UV). Membri: ANASTASI Cristiano M5S, BIASOTTI Sandro Mario FIBP-UDC, BONIFAZI Francesco IV-PSI, BOTTO Elena M5S; CARIO Adriano Misto, MAIE, CROATTI Marco M5S, DESSI’ Emanuele M5S, GALLIANI Adriano, FIBP-UDC, GARNERO SANTANCHE’ Daniela FdI, LANZI Gabriele M5S, MARTI Roberto L-SP-PSd’Az, PARAGONE Gianluigi Misto, PISANI Pietro L-SP-PSd’Az, RAMPI Roberto PD, RONZULLI Licia FIBP-UDC, ROSSOMANDO Anna PD, TIRABOSCHI Maria Virginia FIBP-UDC, VACCARO Sergio M5S

2 Commenti

  1. una bella e meritevole iniziativa ricca di contenuti e prospettive che tende a restituisce al lavoro ed ai lavoratori dignità ed uguaglianza. Un’iniziativa, quella di Caredda e dell’ANLS che marca un distacco sempre più forte dei Sindacati dai lavoratori, quasi a significarne l’inutilità. Congratulazioni vivissime

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