Sport. Peppe Scotti: «Sarà importante per mediare con le società e i calciatori»

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Scenario futuro non entusiasmante per i calciatori professionisti (Serie B e C, dove la situazione è ben diversa rispetto alla massima serie), a tinte fosche se non drammatico per i calciatori dilettanti.

Quelli che militano in Serie D e che possono godere di un accordo economico, così come quelli che vivono di calcio e che militano nelle serie minori a cui l’Associazione Calciatori sta cercando di far rientrare in un discorso di tutela.

Discorso che prosegue sotto traccia in quanto al momento le problematiche riguardano i campionati così come la sopravvivenza di numerosissime società, colpite direttamente e indirettamente dalla crisi causata dal Covid-19.

Il presidente dell’AIC, Damiano Tommasi, tocca un argomento che interessa tantissimi “lavoratori del pallone” che si trovano ad aver perso parte dei compensi della stagione in corso e sono fortemente preoccupati per gli scenari che potrebbero aprirsi con la nuova stagione. «Il calciatore nasce e cresce per giocare, però è chiaro che l’obiettivo principale rimane la salute di chi va in campo e di chi gli è vicino – attacca Tommasi –. L’Associazione Calciatori intende fare la sua parte per tutte quelle ragazze e quei ragazzi che non sono in A però campano anche di calcio e da mesi non giocano né ricevono una lira. Loro, in buona parte, hanno dal calcio introiti importanti per la loro esistenza. Per la Serie D? Oltre al fondo messo a disposizione e alle sollecitazioni per l’erogazione dei 600 euro derivanti da “Sport e salute” che verranno distribuiti anche ad aprile e maggio a chi aveva fatto domanda in marzo, ci stiamo muovendo per concordare la costituzione del contributo a fondo perduto per il quale è indispensabile un impegno diretto da parte della Figc e delle varie Leghe». Tommasi parla di tutele e ripercussioni: «Siamo in presenza di lavoratori non sempre, o meglio di rado a questi livelli, tutelati da adeguate situazioni contributive. Però il problema dello sport, e quindi del calcio, è anche un altro, la carenza di possibilità che chi finora ha investito soldi nell’attività sportiva possa confermare il suo impegno. Questo finirà con l’avere ripercussioni drammatiche nel calcio, che occupa una fetta importante del movimento sportivo nazionale, ma anche e soprattutto nelle realtà di base e nelle altre discipline».

SCOTTI – Intervenuto ad un botta e risposta online con “SportCampania”, il consulente di mercato isolano Giuseppe Scotti ha toccato l’argomento in una veste molto più vicina alla realtà calcistica nostrana. «Aiuti ai club e ai calciatori dilettanti? Qualcosa finalmente sta arrivando, in termini di ammortizzatori sociali prestati al calcio, in un certo senso. Però sono solo un inizio, serve molto più. Intanto – aggiunge Scotti – si è arrivato ad accordi parziali, tutelando in un certo senso il calciatore e accontentando anche la società». In merito alle soluzioni da prendere nella tutela dei giocatori, il consulente afferma che «qualcuno fatica ancora a considerare il calcio dilettantistico come un vero e proprio lavoro. Tra allenamenti e impegni pre-partita, c’è un piano settimanale che va considerato come lavoro. Per non vederlo bisogna essere ciechi. In Campania abbiamo un responsabile AIC di tutto rispetto come Antonio Trovato. Per fortuna che c’è lui, un riferimento costante, che da sempre il suo aiuto ed è sempre reperibile. Non oso immaginare senza il lavoro fatto negli anni da Trovato ora in che punto potevamo trovarci».

Peppe Scotti parla anche dell’Ischia e di come potrebbe configurarsi il mercato. «Mi è stato chiesto di costruire una rosa capace di competere nella vittoria del campionato e ci siamo riusciti. Una bella lotta col Pianura, ma nel momento in cui tra qualche giorno verranno cristallizzate le classifiche ci ritroveremo entrambe ad essere promosse. Un campionato che ha rispettato i suoi valori. In merito al mercato, sicuramente la crisi inciderà tanto. Trattare non sarà facile, il nostro ruolo sarà importante per mediare con le società e i calciatori. Facendo capire che adesso i presidenti non avranno la possibilità di sostenere certe spese, ma anche i calciatori a non fare grosse richieste. Bisogna mentalizzare entrambe le categorie. Saranno pochissime le società a poter riproporre lo stesso bugdet». In conclusione, alla domanda sulla soluzione del semiprofessionismo in Eccellenza, Scotti risponde che «l’idea è buonissima. Il problema è che quando iniziamo a parlare di riforme nel calcio si innesca un meccanismo complesso».

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