“Sotto la panca”, l’opera shock di Paolo May a Ischia

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Nel cuore del comune di Ischia, all’ombra, pardon, alla luce del grande albero illuminato a festa di Piazza degli Eroi farà, oggi,la sua comparsa una nuova, splendida e profonda, opera “muta” del nostro grande artista, Paolo May.

Esatto, dopo aver sollevato non pochi interrogativi e fatto volgere lo sguardo verso l’alto a tanti turisti e residenti con la sua NAfuntana che sbucata dal tetto di un edificio che si trova a ridosso di una delle piazze più frequentate del comune di Ischia, arriva una particolare scultura, questa volta “raso terra”.

Parliamo della nuova opera shock di Paolo May dal titolo, emblematico, “sotto la panca”.

Di questo e di molto altro ne abbiamo parlato proprio con il nostro eclettico artista, Paolo May.

Ciao Paolo, permetti un paio di domande?

“Se si tratta di matematica, solo fino alla tabellina del 6. Si, dimmi”

Vedo che hai messo una scritta in piazza degli eroi a Ischia su una panca, appunto “sotto la panca”, che significa?

“Niente, solo un invito a guardare sotto.”

Perché sotto …?

“Sotto troverai una capra, normale, no? Ovviamente la capra sarà morta, crepata.”

Quindi significa?

“Niente.Togliamoci l’ossessione di dare un significato a tutto. Senti un cinguettio di passerotti: ti può piacere o meno, ma non necessariamente deve significare qualcosa per noi. Potrebbero anche essere parolacce.”

Ah, quindi anche l’albero non significa niente.

“No, aspetta, grazie ai potenti mezzi messe a disposizione dal corriere Bartolini, l’albero non ci sarà per il momento perché non è arrivato il ferro con cui dovevo realizzarlo. Aspettiamo che facciano ordine nei depositi. Pazienza, per ora l’albero è rimandato. Comunque anche questo da solo non avrebbe avuto da solo  alcun significato ma  con i bruchi che si trasformano in farfalle ci avrebbe dovuto far pensare al nostro viaggio finale.“

Quindi vuoi parlare di morte?

“No, al contrario, manderò, corriere permettendo, un messaggio di vita, di infinito. Quella che, sia noi sia i bruchi, chiamiamo morte, in realtà è solo un cambiamento di stato, come dalla veglia al sonno  e viceversa. Si passa da una dimensione ad un’altra restando in qualche maniera se stessi. Probabilmente lasciando la nostra crisalide lasciamo anche i sigilli mentali e fisici che ci impediscono di vedere e capire oltre i nostri limitati sensi.”

Quindi ora invece che artista fai il teologo.

“Per il momento ho solo bruchi e farfalle in laboratorio, ma certamente non sono teologo, anzi, penso che i teologi di tutte le religioni, ci allontanino, con i loro assurdi postulati, dall’evidenza del divino, che niente ha a che fare con il Superman a nostra stupida immagine, alla quale qualcuno ancora crede. Comunque il mio ruolo, se ne ho uno, non è quello di sciorinare Verità, ce ne sono fin troppe in giro ed hanno fatto fin troppe catastrofi, ma quello di stimolare il dubbio, fonte di ricerca e tolleranza, e, se possibile, un sorriso.”

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