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SOS Ambulanze al Rizzoli. Servizio stravolto da una gestione scriteriata

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Ida Trofa | C’era una volta il parco ambulanze dell’Ospedale Anna Rizzoli. C’erano una volta le ambulanze dell’ASL NA2 Nord. Oggi c’è solo sfascio, disservizi e la forte sensazione che questo servizio, una volta pubblico, venga distrutto per far spazio al privato. Magari un privato amico dei decisori istituzionali e politici.
Stando alle nuove dinamiche aziendali, ad esempio, l’autoparco del presidio isolano sarà accorpato con altri autoparchi in terraferma con i servizi completamente stravolti. L’accoppiamento, non più con Pozzuoli, ma con realtà ancora più lontane come la Centrale Operativa di Frattamaggiore. Un nuovo coming out dei trasporti sanitari, solo dichiarato verbalmente, senza nessun atto scritto che formalizzi ufficialmente le nuove situazioni. Un modo di fare che dovere mettere in allarme.
Gli operatori isolani leggono la cosa come il chiaro intento di “creare un problema” con l’obiettivo di risolverlo privatizzando l’appalto al 100% con coop e società convenzionate con la Regione. Tutto questo solo dichiarato a voce agli operatori delle ambulanze lacchesi e mai messo sulla carta.
Insomma, si procede a tentoni e persino al buio con tutto ciò che ne deriva con conseguenze pesantissime sia per i lavoratori che per l’utenza che ne subisce le conseguenze.
La motivazione di ciò sarebbe nel solito ritornello del taglio alle spese, presupponendo, dunque, che esternalizzare il servizio comporti effettivamente un risparmio. Due realtà apparentemente diversi, ma legate a filo doppio. Un’agenda politica amministrativa della nostra sanità che crea il problema per risolverlo motu proprio.
Intanto, mentre queste oscure trame o quanto meno una politica aziendale di cui si stenta a scorgere l’utilità, va avanti, il parco ambulanze allo sfascio, mancano persino i rifornimenti ed i meccanici, reperibili solo in terraferma.

Disservizi creati ad hoc

A darne notizia sono le rappresentanze sindacali con una nota che non manca di richiami all’azione fumosa e poco cristallina della azienda sanitaria.
“Siamo dinanzi all’ennesimo disservizio per errori di gestione presso l’autoparco del Rizzoli. In data 1 luglio 2022 in una riunione informale il personale viene avvisato di un cambio di gestione da parte aziendale viene detto ufficiosamente che tutto resterà invariato (a quanto pare anche le problematiche) – a dirlo è la GAU UIL Ischia che ancora una volta sottolinea con sdegno i livelli di rischio e di mancata tutela della nostra sanità – invece in data 19 luglio si verifica il pasticcio. L’ennesimo che una parte del personale tende a compensare per evitare problemi ulteriori all’utenza. Una dedizione al lavoro e alla tutela dell’utente ma che, invece, la dirigenza, anche con fare minaccioso non approva mettendo in atto pratiche e procedure che non fanno che acuire i problemi” sottolineano Adolfo Albano, Concetta Ferrandino, Giuseppe Iacono e Veronica Zabatta della GAU UIL Ischia che, infine, lanciano un appello alla neo dirigenza dell’ASL AN2 Nord.

“Quando la dirigenza vorrà risolvere le problematiche di questo servizio?! Ma soprattutto chi succederà all’attuale organizzazione dirigenziale, dovrà rimboccarsi le maniche e cominciare un lavoro certosino così da garantire almeno i servizi essenziali e la ristrutturazione del parco ambulanze con il miglioramento della qualità lavorativa del personale addetto, non dimenticando che quest’isola è ormai una vetrina sul mondo e non può essere gestita così” scrivono i sindacalisti lanciando un pericoloso allarme. Come sempre, si costringono i lavoratori ad assumere gravi oneri a sopperire alle carenze della dirigenza dei guai fatti da chi li dovrebbe rappresentare.
Troppo spesso anche i sindacati blasonati che per usano i lavoratori per fare carriera e, soprattutto, lavoratori mandati allo sbaraglio da chi, invece, li dovrebbe dirigere come la Regione Campania e le ASL.

SOS Ambulanze ASL

La recente vicenda denunciata dalla GAU UIL mette in luce, ancora ed ancora con più drammatica durezza, la deriva della nostra sanità. Le condizioni di lavoro dei medici e degli infermieri impegnati sulle ambulanze ASL NA2 nord dell’isola di Ischia sono a dir poco vergognose. Frutto di un gioco sporco sul quale le autorità competenti dovrebbero fare chiarezza. Un quadro a tinte fosche che ci riguarda molto da vicino e minaccia l’efficacia con cui l’azienda (non)provvede alla salute pubblica. Quotidianamente assistiamo a diritti calpestati in favore dell’affare e dell’interesse. Al peggio non c’è mai limite.
La situazione è al limite del collasso. Siamo giunti ad un punto di non ritorno con la mancanza di personale medico e con una riduzione dell’organico. A questo si va ad aggiungere un’azione poco chiara dei decisori aziendali che non formalizzano gli ordini verbali, l’assenza di un parco auto adeguato a servizio del PO Anna Rizzoli di Ischia. Qui mancano persino le ambulanze, ormai tutte da rottamare o in coda dal meccanico di turno. L’ASL ha portato via quelle prima in dotazione, scaricando ad Ischia vecchi rottami prima utilizzati in altri ospedali partenopei per altri sui e non le urgenze. Questo ormai da mesi e nell’indifferenza più totale.

Ambulanze pubbliche e ambulanze private

Per comprendere bene la vicenda inserita in un più ampio quadro di politica sanitaria, è bene ricordare, ancora, al lettore che sul territorio ed in particolare presso l’unico ospedale isolano, operano due tipi di trasporti sanitari in quanto tali. Ci sono le ambulanze pubbliche in dotazione al Rizzoli e facenti parte del servizio pubblico ASL. Dunque inquadrate nell’organico interno con relativi turni e reparti e con tanto di autoparco. Poi, ci sono le ambulanze private, quelle degli appalti della Regione Campania e la sua azienda sanitaria in favore di Coop ed Onlus. Le varie Campania Emergenza, Santa Maria della Misericordia e chi più ne ha più ne metta. Alle prime toccano i servizi e le emergenze interne per i quali sono stati dotati sia in termini di personale ed unità in termini di parco autoambulanze. Alle seconde le varie emergenze-urgenze sul territorio ed i servizi di volta in vola appaltati (COVID-Dialisi- trasporti speciali).

Il dubbio che si fa quasi certezza

Il dubbio, che si fa quasi certezza, analizzando corte dinamiche è che si stia rendendo il servizio pubblico sempre meno attrattivo per i lavoratori e per gli utenti, privandolo di risorse, dequalificando le mansioni e sottopagando il personale e gestendolo in maniera del tutto irrazionale e scriteriata. Se trovano fondamento le denunce sindacali siamo, chiaramente, dinanzi ad una autodistruzione organizzata per far posto al privato. Sono decenni che questa mala gestione va avanti con il pretesto del taglio dei costi. Purtroppo, la manfrina non ha più piglio sulla opinione pubblica. La carenza cronica delle ambulanze dell’Ospedale Rizzoli facenti parte del servizio sanitario ovvero e proprio è un dramma che ci affligge da tempo, nel disinteresse più totale. Non si tratta di risparmi o progettualità! L’esternalizzazione ASL crea un’emergenza nell’emergenza, tutta a spese dei lavoratori e degli utenti. Il caso delle ambulanze del Rizzoli è l’esempio lampante di un sistema marcio dalle fondamenta.

Deriva privata

Non sarebbe la prima volta che le ASL Campane si buttano sul privato. Intelligenti pauca! Una deriva privata a cui assistiamo da tempo.
A breve potremo recitare, forse, la decisione dell’ASL NA2 di affidare quasi totalmente entro fine aprile il servizio delle ambulanze ad associazioni private. Un programma studiato da tempo cin cui si tende ad appaltare, attraverso laute convenzioni, l’emergenza territoriale a cooperative e associazioni. Un’esternalizzazione del servizio che non giova se non hai fortunati destinatari degli affidamenti. È la triste storia del nostro paese. Tutti gli indizi lacchesi portano in questa direzione. È una privatizzazione indiretta, che opera rendendo il servizio pubblico di serie B rispetto alla sanità privata, verso la quale indirettamente (si fa per dire) lavoratori e utenti vengono orientati per superare un servizio pubblico scadente e pericoloso.
Per l’altro verso, esternalizzando direttamente i servizi, come nel nostro caso, a cooperative e associazioni di volontari affermando che ciò comporterebbe un risanamento dei disastrati bilanci regionali.
Vengono taciuti, invece, i costi pagati dai lavoratori e dall’utenza e, soprattutto, non viene mai dimostrato che esternalizzare costi di meno. Visto che le esternalizzazioni vanno avanti da decenni, il fatto che si continui a dire che bisogna risanare i bilanci, dovrebbe suscitare qualche dubbio. I casi del parco ambulanze di Lacco Ameno, appena citati, sono espressioni, rispettivamente, della prima e della seconda tendenza.

In questo clima disastroso si registra poi una emergenza nella emergenza. La fuga dei sanitari e dei professionisti dal pubblico, dal servizio di serie B.
Un servizio che viene dunque depauperato anche dei suoi operatori, medici ed infermieri, in un gioco al lento massacro, al chi si stanca prima di combattere nella trincea della nostra sanità, che vede la fuga di medici ed infermieri qualificato. Chi non scapperebbe? Se è questo il servizio pubblico, in un sistema di concorrenza e competizione, sembra da pazzi- masochisti rimanerci.
Molti medici abbandonano il servizio pubblico, anche in ragione del continuo demansionamento e dei ritmi di lavoro talvolta molto onerosi, dell’assenza di presidi e mezzi, preferendo l’attività privata o in cliniche private dove stabilite ritmi e prestazioni, in condizioni ottimali di lavoro.
In questo modo marcio di sanità pubblica a scopo di lucro politico, vedere riconosciuto il proprio lavoro e le proprie qualifiche. Spesso a farne le spese sono i pazienti, che non trovano nessuno a curarli nel servizio pubblico.
Il dramma serio è che i nostri decisori istituzionali, chi dovrebbe difenderci e non lo fa gioca e gioca sporco per rimpinguare la sanità privata. Una strada che non può essere la normalità e che dovrebbe essere avversata è rifugiata con tutte le forze.

Sarebbe ora che tutti noi riuscissimo ad imporci, rivendicando i nostri diritti, il rispetto del diritto di noi ognuno a cure tempestive ed efficaci. Abbiamo bisogno di servizi, strutture, strumentazioni, ambulanze e più personale che lavori davvero, di condizioni di lavoro dignitose, di un servizio pubblico che aiuti a curare e non ad essere il male dal quale il paziente è costretto a fuggire.

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