Solo 48 ore : “Conte bis” o ritorno alle urne?

Crisi d’agosto 2019: trattative in corso per dipanare una matassa davvero assai ingarbugliata. II Giro di Consultazioni per Mattarella

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Anna Fermo | Un matrimonio che non piace quasi a nessuno, ma che, turandoci tutti il naso, alla fine crediamo che dovremo accettare, perché, con molta probabilità si farà davvero, con, mezza pena, tanto di conferma del premier uscente, Giuseppe Conte, destinato, altrimenti, a rivestire un importante ruolo internazionale per l’Italia.

Ebbene: dal governo Giallo-Verde al governo Giallo-Rosso, dall’alleanza M5S-Lega all’alleanza M5S-PD, da un contratto ad un altro, il cambio di alleanze di governo consumatosi a partire dall’8 agosto 2019, con l’apertura ufficiale della crisi ad opera del solo Salvini, e sino ancora a queste ore, decisive per dipanare davvero quella che è una ingarbugliatissima matassa per un eventuale, ed ormai, ripetiamo, quasi certo, Governo giallo-rosso, sembra cosa fatta.

Solo 48 ore: questi i tempi delle nuove Consultazioni fissate dal Presidente Matterella per oggi e domani. Solo altre 48 ore per conoscerne l’esito ed accogliere il nuovo Governo, con o senza Conte, o l’indizione, ormai quasi scongiurata, di nuove elezioni.  

Il faccia a faccia di ieri alle 18 e poi delle 21, a Palazzo Chigi, tra Di Maio ed il segretario dem Nicola Zingaretti, lascia presagire il segnale ufficiale che il “Conte bis” o il nuovo accordo, sarebbe davvero in discesa, avvalorato anche dalla decisione del Colle di lasciare proprio le consultazioni su questi due giorni, oggi e domani per l’appunto.

L’ennesimo SMS al 90^minuto, quello di Salvini a Di Maio, ieri non avrebbe sortito alcun effetto, sempre che poi non si verifichi nelle ultime ore qualche colpo di testa pentastellato! Noi crediamo di no!

E’ stato Di Maio, giocoforza, a tradurre le volontà del movimento cui fa capo come un ultimatum ai dem: o Conte o niente, il tutto condito dall’alibi che soltanto levando lo scudo del presidente del Consiglio uscente la base pentastellata, insorta sui social contro l’accordo con quello che fino a inizio agosto lo stesso M5S chiamava “il partito di Bibbiano”, avrebbe potuto capire l’operazione. Va da se che il nodo delle trattative tra M5s e Pd sarebbe poi quasi già giunto allo scioglimento, tanto che secondo quanto si apprende, il Movimento sarebbe anche intenzionato a verificare sulla sua piattaforma Rousseau il “sentiment” degli iscritti riguardo l’ipotesi di governo con il Pd, seppur la data della consultazione non sarebbe ancora stata fissata. 

Se da un lato dunque Luigi Di Maio non si è smosso dalla condizione imprescindibile di Giuseppe Conte come premier, Nicola Zingaretti dall’alltro sarebbe rimasto comunque della convinzione che il Pd non possa andare al governo con il M5S meramente sostituendosi alla Lega nei posti lasciati vuoti. Come ha avuto modo di confermare: «l’Italia non capirebbe un rimpastone del governo caduto». Eppure le rispettive posizioni non hanno comunque allentato la pressione convergente esercitata maggioritariamente dai dem quanto dai pentastellati su di loro per chiudere l’intesa, ufficiosamente poi, raggiunta ieri sera.

“Nel borsino della crisi di governo che avrà dunque  il suo sbocco finale mercoledì con le decisioni del capo dello Stato, si rafforzano le chance che l’avvocato Conte ottenga il placet per guidare anche il governo giallo-rosso”, altrimenti, per lui sarebbe stata già offerta una carica importantissima a livello internazionale. Sembrerebbe questa la situazione attuale. Dopo il tentativo del Pd di rilanciare la palla ai Cinque stelle con il nome di Fico, andato subito a vuoto con il passo indietro dello stesso presidente della Camera, il nome che alla fine ha sbloccato lo stallo è stato proprio quello del premier uscente con la promessa per il Pd di ottenere molti ministeri di peso. Noi crediamo pertanto che alla fine, Giuseppe Conte la spunti come premier. Da’altro canto, è davvero l’unico nome grazie al quale il M5S riuscirebbe a tenere unito il partito senza essere fonte di divisioni fra le sue varie anime, così come addirittura per il PD. Si, perché Conte ha già ricevuto da giorni il placet di Renzi (e di altri dirigenti come Franceschini) ed il via libera di Zingaretti, rappresenterebbe dunque una mossa che porterebbe anche qui l’unità nel partito dem. D’altra parte, come si fa notare dal M5S, Conte ha definitivamente chiuso il forno con la Lega. Esattamente ciò che da giorni chiedevano i Dem. Non è poi un mistero che con il suo operato, si sia guadagnato la stima del capo dello Stato, oltre che dei vertici europei. Altro elemento che “spinge” in questo momento le sue quotazioni.

Or dunque, per accettare il secondo mandato di Conte, il Pd avrebbe chiesto al M5S di avere molti ministri chiave e  la trattativa sarebbe entrata nel vivo. Che poi la stessa trattativa proceda in queste ore sempre più serrata se ne può comprendere il perché: si tratta di un negoziato caldissimo. La matassa, lo ripetiamo, è assai ingarbugliata e non a caso non possiamo far finta di niente!

Ci dispiace davvero, ma non si può far valere tutto quello cui abbiamo assistito e continuiamo ad assistere. Possiamo pure essere assuefatti alle bugie dei politici, ai tatticismi esasperati, alla volontà di compiacere il popolo, alla paura di finire travolti dalle critiche sui social network, ma a memoria d’uomo non ci ricordiamo una sequela di bugie e di voltafaccia, di sparate e contro sparate uguali e contrarie come quella cui abbiamo assistito in questi giorni di crisi di governo.

Non c’è solo assenza di strategie politiche serie, di Politica oserei semplicemente dire, ma, cosa assai più grave è che c’è l’assenza totale di valori, ideali, di orizzonti programmatici che l’Italia non si può permettere in una fase delicata come quella che sta attraversando. 

Mi dispiace davvero, che si faccia o meno il nuovo governo giallo-rosso, credo fermamente che non è della sopravvivenza di Renzi, Salvini e Di Maio, che ci dovremmo preoccupare. Tantomeno di quella di Conte.

E invece siamo qui, ad assistere all’ennesima farsa. Renzi, e con lui i suoi fedelissimi, che fino a poche settimane fa rispondeva così su Facebook a Dario Franceschini e alle sue aperture ai Cinque Stelle: «Insieme possiamo difendere certi valori, dice Dario dei grillini. Insieme a loro, ok. Ma #senzadime, sia chiaro. Perché io non vedo valori comuni con chi ha governato in questo anno». Poi, l’11 agosto, con un’intervista al Corriere della Sera, l’ex Rottamatore diventa il principale ideologo dell’alleanza con i Cinque Stelle. Per senso di responsabilità, certo, e “pure per una discreta paura di andare al voto, con Nicola Zingaretti che fa le liste del Pd e i sondaggi che danno un eventuale partito di Renzi al pochissimo e virgola”, come è stato ben detto.

Vogliamo dire di Di Maio? Fino a ieri parlava del Pd come del “Partito di Bibbiano” e spergiurava che lui “col partito che in Emilia toglieva i bambini” non voleva “avere nulla a che fare” e ora tratta con i democratici all’ora dell’aperitivo, come se niente fosse, ma senza mai riuscire ad affermarlo pubblicamente. E poi, per non dire altro, pone come conditio sine qua non per iniziare le trattative il taglio di 345 parlamentari, come se fosse l’unica e sola priorità dell’Italia, dopo aver fatto una feroce campagna referendaria contro la riforma costituzionale di Renzi che ne tagliava altrettanti, più o meno. Due anni fa, non un secolo. Al suo fianco, Alessandro Di Battista che ha passato gli ultimi mesi a sparare a palle incatenate contro Matteo Salvini e ora gioca a fare quello che vorrebbe tornare con la Lega, o a sabotare ogni possibile trattativa, perché ha voglia di votare e di tornare in Parlamento, alla faccia della politica in mezzo alla gente e dei corsi di falegnameria.

E poi c’è Salvini e la sua estate di follia, a parlare di voto subito e di pieni poteri, a bloccare ogni ipotesi di rimpasto di governo, a chiedere al premier Conte di «prendere atto che non esiste più una maggioranza di governo» , dopo aver passato giugno e luglio a dire che il governo sarebbe sicuramente durato fino al 2023. E che ora, dopo aver scoperto che in Parlamento possono nascere altre maggioranze spurie quanto quella che l’ha spedito al Viminale, corregge il tiro: «Se i No diventano Sì, io non porto rancore», ha dichiarato senza mostrare alcuna vergogna, né imbarazzo. Doppio salto mortale carpiato, senza che i suoi follone o chiamiamoli elettori, battano ciglio. Il Capitano ha sempre ragione!

Sinceramente, è necessario che l’Italia abbia un Governo, ma un governo serio, anche targato Pd – Cinque Stelle, ma davvero, su che basi pensa di poterlo far nascere oggi, se questo è il livello di coerenza, o anche solo di serietà dei suoi Leader?

Se a qualcuno interessa oggi dire che il derby tra i due Matteo non l’ha vinto Salvini, ma Renzi, che alla fine si riprenderà il PD, a noi, interessa urlare invece che di queste beghe non ce ne frega nulla e che l’unica cosa che ci preme, in un clima di trattative come questo, è solo avere la certezza che si stia lavorando per una svolta verso il bene del Paese.

Solo 48 ore: Mattarella pensaci tu!

SONDAGGIO – Demopolis: il peso dei partiti dopo la crisi di Governo.  La crisi politica aperta da Salvini l’8 agosto ha sorpreso ampi segmenti dell’opinione pubblica. Alla vigilia delle ore decisive per la legislatura e delle nuove consultazioni del Capo dello Stato, l’Istituto Demopolis ha misurato il peso dei partiti nel voto per la Camera. Se si tornasse oggi alle urne, la Lega otterrebbe il 33%, perdendo 4 punti negli ultimi 20 giorni. Il PD si confermerebbe secondo partito con il 23%, mentre il Movimento 5 Stelle, in leggera ripresa grazie all’effetto Conte, otterrebbe il 19%. Secondo i dati del Barometro Politico Demopolis, molto distanziati appaiono Fratelli d’Italia al 6,8% e Forza Italia al 6,2%. “Secondo la simulazione sulla composizione della nuova Camera dei Deputati – spiega il direttore di Demopolis Pietro Vento – se si votasse oggi, il Centro Destra avrebbe con il Rosatellum un’ampia maggioranza a Montecitorio con 410 seggi. 120 andrebbero al Partito Democratico, 92 seggi al Movimento 5 Stelle”.

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