domenica, Gennaio 25, 2026

Siena, verso la demolizione. Il Tribunale frena sul dissequestro: manca il progetto

Doppio passaggio giudiziario tra ottobre e dicembre 2025: la giustizia amministrativa chiude il caso, quella penale blocca il dissequestro. A gennaio 2026 il destino dell’opera è segnato, restano solo i tempi.

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La fine giuridica della vicenda Siena ha una data precisa: ottobre 2025. La sua conclusione materiale, però, è ancora appesa a un passaggio tecnico che manca e che oggi pesa quanto una sentenza. A distanza di mesi, con l’inizio del 2026, il quadro è ormai nitido: la demolizione del parcheggio abusivo è stata definitivamente confermata dalla giustizia amministrativa, mentre la magistratura penale ha bloccato il dissequestro dell’immobile perché privo di un progetto di ripristino dello stato dei luoghi.

Due decisioni diverse, due tempi distinti, un unico esito che non cambia.
Il primo spartiacque arriva nell’ottobre 2025, quando il Consiglio di Stato mette la parola fine al contenzioso amministrativo. Con la sentenza n. 8529, depositata a fine ottobre, la Settima Sezione accoglie l’appello del Comune di Ischia e ribalta la pronuncia del TAR Campania che, nel marzo 2024, aveva annullato l’ordinanza di demolizione. Il parcheggio della Siena, per Palazzo Spada, è abusivo. Le opere vanno demolite. Punto.

I giudici ricostruiscono una vicenda che parte dal 2010, dal progetto originario di una sala polivalente con parcheggio interrato, inizialmente assistito da titoli edilizi e da un parere favorevole della Soprintendenza. Ma nel tempo, attraverso varianti, SCIA e DIA, l’intervento cambia natura e dimensione. Rampe, solai, locali interrati e coperture finiscono per alterare in modo significativo lo stato dei luoghi in un’area classificata dal Piano Territoriale Paesistico come “protezione integrale”.

Ed è qui che il Consiglio di Stato traccia una linea invalicabile. In area vincolata, qualsiasi intervento idoneo a modificare il territorio richiede una preventiva autorizzazione paesaggistica. Autorizzazione che, nel caso della Siena, non c’è mai stata. La conseguenza è automatica e non negoziabile: in assenza del titolo paesaggistico, le opere sono abusive e soggette a sanzione demolitoria.
La sentenza è netta anche su un altro punto spesso evocato. La SCIA, priva di autorizzazione paesaggistica, è inefficace, “tamquam non esset”. Non produce effetti, non genera affidamento, non può essere invocata come scudo. Né, precisano i giudici, può parlarsi di buona fede, perché un atto di parte non è idoneo a creare diritti laddove la legge impone controlli e autorizzazioni preventive.

Con questa decisione, il Consiglio di Stato non solo conferma la demolizione, ma legittima in pieno l’operato del Comune di Ischia, difeso dall’avvocato Lorenzo Bruno Antonio Molinaro, condannando la società privata anche al pagamento delle spese di giudizio. Sul piano amministrativo, la partita è chiusa nell’autunno del 2025.

Resta però il piano penale.

E qui la cronologia prosegue. Il 1° dicembre 2025, il Tribunale di Napoli – Sezione distaccata di Ischia – si pronuncia sull’istanza di dissequestro dell’immobile, presentata dai difensori di Generoso Santaroni, legale rappresentante pro tempore della Turistica Villa Miramare S.p.A. L’obiettivo dichiarato è quello di poter dare esecuzione all’ordinanza di demolizione n. 31 del 7 marzo 2023, ormai definitivamente confermata dal Consiglio di Stato.
Ma il giudice rigetta la richiesta. Il motivo è sostanziale, non procedurale. Alla domanda di dissequestro non è stato allegato alcun progetto di ripristino dello stato dei luoghi. Una mancanza che, secondo il pubblico ministero e condivisa dal Tribunale, rende impossibile autorizzare l’abbattimento in sicurezza, considerato il volume delle opere, la trasformazione effettuata e la necessità di un controllo tecnico sull’intervento demolitorio.

Il Tribunale chiarisce un principio altrettanto netto: il dissequestro finalizzato alla demolizione non può essere un atto automatico. Deve poggiare su un progetto complessivo, verificabile, eventualmente sottoposto al vaglio del consulente tecnico dell’ufficio. In assenza di questo presupposto, il sequestro resta.

Così, a inizio gennaio 2026, la fotografia è questa. La Siena è giuridicamente condannata alla demolizione. La giustizia amministrativa ha chiuso ogni spazio di discussione già nell’ottobre scorso. La magistratura penale, un mese dopo, ha solo preso atto che senza un progetto serio e formalizzato non si può passare alla fase esecutiva.
Non è uno stallo che rimette in discussione il merito. È un ritardo che riguarda i tempi e le modalità. Il destino dell’opera non è più oggetto di interpretazione, ma di adempimento.
Siena, dunque, non è “a rischio demolizione”. È oltre. La demolizione è scritta negli atti. Manca solo l’ultimo tassello tecnico perché dalle sentenze si passi, finalmente, ai fatti.

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