Sezione distaccata, la dura presa di posizione dei penalisti. Domani a Roma anche Ischia per dire no all’obbrobrio Bonafede

Convocata una riunione dal presidente dell’Assoforense. Si lamentano che in una sola udienza vengono fissati 48 processi bloccando di fatto ogni attività e difficilmente vengono trattate quelle questioni più delicate che riguardano imputati accusati di omicidio colposo o stradale. Contestano la realizzazione dell’aula, che è diventata impraticabile e angusta per come è stata congegnata dagli “architetti” dell’Ufficio arredi del tribunale. Un no secco alla trattazione di alcuni processi a Napoli

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Paolo Mosè | Si attende l’insediamento del giudice Elisabetta Garzo, nominata dal Consiglio superiore della magistratura presidente del tribunale di Napoli all’unanimità la settimana scorsa. Per affrontare alcune problematiche che (ripetiamo da anni e anni) assillano la sezione distaccata di Ischia. Oltre alle croniche disfunzioni, si assommano altre situazioni che si sono manifestate in quest’ultimo mese e aggravate dopo la nota vicenda che ha coinvolto il giudice Alberto Capuano.

Tanto da indurre il presidente dell’Assoforense dell’Isola d’Ischia, avv. Gianpaolo Buono, a predisporre una riunione con i colleghi che trattano esclusivamente processi penali. A seguito dei processi che vengono fissati dinanzi al giudice togato che, per disposizione del presidente facente funzioni, giunge ad Ischia due volte al mese. Ogni udienza ha un carico di processi tra i 44/48, che non fa altro che creare una situazione molto difficile e complessa. Nella maggior parte delle trattazioni si va nella composizione delle parti, nella verifica dei testi presenti e si passa inesorabilmente al rinvio. E tutto avviene perdendo numerosissime ore, proprio per rispettare le regole imposte dal codice di procedura penale. Questo poi avviene in un contesto ambientale non certamente tra i più favorevoli. In un’aula divenuta striminzita per mancanza di spazi per come è stata congegnata dagli “architetti” dell’Ufficio manutenzione e arredi del tribunale di Napoli, che hanno cambiato l’intera fisionomia di quell’aula che un tempo riusciva a fronteggiare anche le emergenze. Creando un “bancone” ove siedono il giudice e l’assistente giudiziario occupando l’intera parete.

Di più è stata realizzata una gabbia ove vengono rinchiusi i detenuti. Una struttura che non viene mai utilizzata, ma che occupa tanto spazio da rendere ancor più difficoltoso il movimento degli addetti ai lavori. Ed ancora realizzando una “staccionata” ove vengono compressi quei pochi testimoni, i quali devono dividere questo pochissimo spazio con gli avvocati che non hanno possibilità di sistemarsi con gli altri colleghi. Tutti compressi come sardine perché c’è stato qualcuno che ha voluto così costruire quest’aula di udienze penali senza tenere conto di quali sono le difficoltà e non pensando neanche alla sicurezza. Cosa accadrebbe in caso di pericolo e della necessità di evacuare immediatamente quest’aula angusta? Mancando una uscita di emergenza e dovendo tra l’altro scontrarsi con numerosissimi ostacoli che sono stati posti e che comprendono la stessa “staccionata”, sedie unite tra loro, spazi ridottissimi e quant’altro che sono stati costruiti ingegnosamente da questi addetti alla manutenzione e alla gestione degli arredi del tribunale.

CAMBIARE AULA
Gli avvocati hanno superato in qualche modo questa emergenza per così dire logistica quando ci si è dovuti confrontare con processi che non superavano i venti fascicoli. Con l’aumento spropositato fino a sfiorare i cinquanta processi, il numero delle persone è aumentato di conseguenza rendendo la struttura impraticabile. Per l’Assoforense quella gabbia ove rinchiudere i detenuti dovrebbe essere eliminata, perché non ha motivo di esistere e quello spazio recuperato per rendere più agevole il lavoro degli addetti. Soprattutto degli avvocati, che non hanno più spazi. E molto probabilmente sarebbe più giusto riportare il “bancone” del giudice posizionato come qualche mese fa.

Si sta pensando che per i processi penali sarebbe più logico utilizzare l’altra aula, più “ariosa”, con spazi più congeniali e tale da essere più usufruibile da avvocati e soprattutto testimoni a iosa e a coloro che vogliono assistere ai processi. In quest’ottica l’Assoforense isolana sta approntando un documento da sottoporre al giudice coordinatore Eugenio Polcari per chiedere che i processi siano svolti nell’altra aula più ampia, trasferendo tutto ciò che è indispensabile per una corretta trattazione dibattimentale. Ma non finiscono qui le richieste. Si va avanti per ribadire che non è possibile convogliare in una sola udienza 48 processi, che si arrivi al massimo a 20 per stare nella norma, nel rispetto di quei procedimenti che attendono da diverso tempo una trattazione e definizione. In particolare per quei processi ove vi sono imputati che rispondono di omicidio colposo o di omicidio stradale. Basti pensare che la vicenda che riguarda la morte della piccola Lara e del suo accompagnatore rischia di andare avanti con difficoltà proprio per il gran numero degli altri processi che vengono fissati alla stessa udienza. E sono altrettanti processi per omicidio colposo per colpa medica o per gravi sinistri stradali. E tutti hanno bisogno di un dibattimento approfondito, dell’esame dei testimoni che sia il più esaustivo possibile, perché solo in questo modo si può giungere alla verità, a stabilire l’innocenza o la colpevolezza degli imputati.

Un protocollo d’intesa, nella sostanza, che abbracci più tematiche del processo penale. E solo con uno sforzo collaborativo di tutti si possono raggiungere obiettivi che servono nella sostanza a rendere funzionante la sezione distaccata. La quale ha sofferto non poco la mancanza di un giudice penale titolare e stabile da prima dell’estate ai giorni nostri.

PROCESSI CHE EMIGRANO?

L’altro tema dibattuto in questa riunione è la proposta fatta in aula dall’attuale giudice togato, che ha chiesto la disponibilità di trattare a Napoli il processo che riguarda le responsabilità in capo agli imputati per la morte della piccola Lara e del suo accompagnatore. In considerazione della presenza di soli avvocati napoletani e che gli stessi imputati risiedono in terraferma. Dimenticando, però, che i processi si svolgono nel tribunale ove sottostà la competenza e non per dove risiedono gli avvocati e gli imputati. E’ una proposta che ovviamente ha trovato il gradimento delle parti, ma non dell’avvocatura ischitana.

La quale chiederà immediatamente un incontro con il presidente facente funzioni in attesa di quello nominato dal Consiglio superiore della magistratura, in modo che intervenga immediatamente richiamando il giudice da lui stesso scelto per tamponare la falla ischitana a non perseguire la strada della emigrazione di un processo alquanto delicato. Perché c’è il fondato sospetto della classe forense isolana che questa scelta possa essere ripetuta nel tempo per tanti altri processi che sono ancora pendenti alla sezione di Ischia e ove gli avvocati e gli imputati non risiedono sull’isola d’Ischia. Diventando una sezione distaccata part-time, ove si svolgono dei processi mentre altri per volere del giudice e delle altre parti nel più comodo tribunale di Napoli al centro direzione. Su questo punto l’avvocatura isolana non intende transigere, né fare un passo indietro, né intavolare alcun confronto. Ciò che è di competenza della sezione di Ischia deve rimanere in questo ufficio giudiziario fino a quando è prevista la proroga.

Non sono questioni di poco conto, ma di rispetto per la funzione dell’avvocatura, che non ha alcuna intenzione in questa fase di farsi gestire, perché se lo facesse, con il tempo si svuoterebbe ulteriormente delle sue funzioni e prerogative e tutto verrebbe vanificato dopo dure battaglie per mantenere in piedi questo ufficio. Evitando che si utilizzasse questa “deroga” di trasferimento un poco alla volta, alla chetichella, in modo indolore, per poi giungere lentamente al depauperamento dell’ufficio giudiziario con la sua chiusura inevitabile.

Queste sono questioni che debbono essere affrontate da subito, senza attendere, perché il tempo incalza e le decisioni vengono prese. E nel frattempo si attende il giuramento del neo presidente Elisabetta Garzo, a cui la classe forense chiedere subito dopo un incontro per cercare di dare quantomeno un po’ di stabilità e funzionalità all’ufficio. Con la scelta di un giudice che non sia part-time, ma che abbia il compito di seguire i processi, come è avvenuto fino a quando a reggere il penale vi era il giudice Capuano. Ma tutto passa anche per un necessario rafforzamento delle cancellerie. Mancando due cancellieri, uno al penale e l’altro al civile, per adempimenti che solo costoro possono svolgere, ciò che è impedito invece agli assistenti giudiziari. Qui arriviamo al difficile. Non c’è nessuno che ama trasferirsi sull’isola per una serie di motivi anche logistici, costringendo ad alzarsi la mattina molto presto per arrivare alle 8.00 in ufficio. Ogni tentativo della presidenza si è risolto con un nulla di fatto per la ferma opposizione degli interessati, per le obiezioni degli stessi sindacati e per i continui certificati di malattia dei dipendenti.

La promessa del presidente facente funzioni è stata mantenuta. Si era impegnato ad inviare un cancelliere e un assistente giudiziario per rimettere a posto la cancelleria civile. Una struttura complessa che ricade interamente sulle spalle della sola dirigente Conte, a cui è demandato il compito di gestire le attività di ben tre giudici che svolgono udienza tre volte a settimana. Un lavoro immane con adempimenti e quant’altro per alcune migliaia di processi. Questi due rinforzi giunti da Napoli hanno trovato una situazione non troppo felice e hanno iniziato a dare una sostanziosa mano e lo faranno fino a quando non si entrerà nel normale regime di una funzionalità di una cancelleria come avviene in tutti i tribunali.

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