Severino Nappi: “Il turismo non serve a fare le fritture”

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SEVERINO NAPPI | È ormai diventata di dominio pubblico la notizia che il TAR della Campania, accogliendo il ricorso di vari Comuni della Regione, fra cui quello di Serrara Fontana, ha sospeso la delibera della giunta regionale con la quale era stata stabilita la riduzione dei fondi già assegnati alle amministrazioni locali risultate vincitrici del bando di sostegno delle iniziative turistiche.

Infatti, in evidente contrasto non solo con le norme, ma ancor di più col buon senso (che deve invece ispirare sempre la Pubblica Amministrazione), De Luca e i suoi avevano deciso di distribuire fondi a pioggia a tutti gli Enti, indipendentemente da ogni valutazione sulla qualità, finalità e utilità dei singoli progetti.

Insomma, quella del presidente della Regione era una classica manovra preelettorale, messa in piedi al solo scopo di “tirarsi” dalla propria parte qualche sindaco desideroso di avere un po’ di soldini da spendere, poco importa se male. Era quindi inevitabile lo stop da parte della magistratura. Ma non voglio parlare di diritto. Il problema è tutto politico, e prima ancora etico. Partiamo proprio dall’etica. Vi pare dignitoso che, specie in una terra – io la chiamo Il Nostro Posto – nella quale tante persone hanno difficoltà ad arrivare alla fine del mese ed in cui oltre 4 cittadini su 10 sono a rischio povertà, le risorse pubbliche debbano essere utilizzate per fare “campagna acquisti” e non per creare ricchezza e sviluppo? Sopratutto la questione è assai grave anche per il “segnale” che una scelta come quella di De Luca trasmette ai Comuni. Inutile lavorare bene, immaginare le iniziative migliori, impegnarsi a presentare progetti di qualità e strategici: alla fine, ciò che conta è altro. Il merito non serve, semmai serve la fedeltà politica, o meglio clientelare.

E così diviene inutile anche lamentarsi se poi le Amministrazioni locali non funzionano come i cittadini vorrebbero, considerato che l’esempio sbagliato arriva dall’alto, dal principale Ente della Campania, quello che cioè dovrebbe essere la guida e l’indirizzo di riferimento della loro condotta amministrativa. Se poi ci si sposta sul piano politico, la questione diventa ancora più grave. Col turismo, specie in Campania, non si scherza, o almeno si dovrebbe smettere di farlo. E lo scrivo dalle pagine di un giornale pubblicato nell’isola che, più di tutte le altre località della nostra Regione, ne è l’esempio. La Campania è già vittima di una spaventosa desertificazione industriale con 137 aziende che chiudono ogni giorno e con oltre 400 tavoli di crisi aperti. Insomma, è davvero difficile per la nostra economia andare avanti.

Dunque, un saggio governante, oltre ad avviare politiche di sostegno alle imprese manifatturiere, agli artigiani, ai professionisti (che comunque qui latitano), dovrebbe ancor di più prestare specifica e particolare attenzione proprio al settore turistico; dovrebbe puntare risorse significative sull’industria dell’accoglienza e dovrebbe sostenere la costruzione di una filiera turistica integrata. In particolare, l’Ente regione avrebbe il dovere di mettere in piedi una misura, periodica, di programmazione degli investimenti, fatta di incentivi agli operatori del settore, di aiuti per la formazione del personale, di strumenti per allungare la stagione turistica, di interventi per favorire la mobilità da e all’interno dei luoghi d’accoglienza. Insomma, sintetizzando tutto il ragionamento in un solo concetto, una delle prime responsabilità di chi governa la nostra Regione dovrebbe essere quella di portare la Campania nel mondo, perché poi il mondo venga in Campania. E invece di tutto questo non ve n’è traccia, men che mai nei 5 anni della gestione di De Luca. A meno che per, sostegno al turismo, non si intenda i milioni di euro spesi per le “luci d’artista” di Salerno, evento sul quale, mi si permetta di aggiungere l’avverbio “ovviamente”, indaga la magistratura.

E, così, le nostre bellissime località di turismo, arte e cultura restano affidate alla sola arma della loro bellezza, tanto insuperabile quanto insufficiente, specie nel tempo della globalizzazione anche del viaggiare. Ecco perché trovo gravissima questa vicenda, all’apparenza piccola. Perché mi metto nei panni degli amministratori locali che hanno fatto ricorso al Tribunale: per sostenere le proprie comunità e permetterle di avere maggiore visibilità, si erano industriati con la programmazione di iniziative originali e intelligenti. E quindi si aspettavano di vedere premiato il loro impegno virtuoso. Di fronte all’ingiustizia e alla furbizia, bene hanno fatto a non restare zitti e a ricordare allo sceriffo dalla stella di latta che esistono regole da rispettare. Per una volta Davide ha vinto contro Golia. Io lavoro perché dal prossimo anno l’eccezione diventi la regola.
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