Semplicemente noi, l’evento “aspettando San Valentino”

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Anna Coppa | Due giornate intense, di forti contenuti,  riflessioni,  confronto comunicazione.  Si parla spesso di amore . Il vero amore che non conosce confini,non conosce disabilità, diversità . Lo scorso 6 gennaio al Teatro Polifunzionale di Ischia, gli attori per caso i “Semplicemente Noi”, in prossimità di San Valentino,  con un musical davvero speciale hanno voluto farci riflettere sul tema : amore,  emozioni.  Un palco tutto per loro:  luci soffuse, palloncini rossi,  una scatola rossa di cioccolatini a forma di cuore su un tavolino, due sedie. I ragazzi, i protagonisti della serata.  Il loro voler  comunicare qualcosa di speciale che si prova e che spesso non si sa cos’è. Quel “supererò le correnti gravitazionali,  lo spazio e la luce per non farti invecchiare,  perché sei un essere speciale ed io avrò cura di te”.

Indescrivibili emozioni, grinta, entusiasmo, sorrisi disarmanti, musica e balli. A supportare i “Semplicemente Noi “, Francesco Mattera e i suoi ragazzi, il Tempio della Danza con una performance del piccolo grande Thomas.

Questi ragazzi sono portatori sani di amore. Ognuno di loro fa qualcosa per noi. Ognuno di loro dona amore. Ed è un amore che non ha sovrastrutture, è un amore che non ti aspetti, che  non è legato a “chi sei”, “quanti soldi hai”, “che lavoro fai”, a “che macchina hai”. Il loro amore è naturale,  ti accettano per ciò che sei.

Prima di concludere la serata, sul palco un alberello . Sull’albero tanti messaggi . Ogni ragazzo aveva scritto un pensiero rivolto ai loro genitori . Momento di grande commozione:  genitori e ragazzi sul palco, e dopo aver letto i messaggi hanno ballato tutti insieme sulle note della canzone “Sarà perché ti amo “. Quel  ti amo sincero che non conosce barriere, quell’amore pulito che ancora esiste.

Ma come si parla di amore, si parla anche di un sentimento opposto ad esso. Una vera e propria piaga della nostra società : violenza, bullismo e cyberbullismo.

E subito dopo l’evento del 6 febbraio “Aspettando San Valentino “, l’equipe multidisciplinare della cooperativa 12 stelle San Michele, sempre presso il teatro polifunzionale ha dato vita all’incontro con l’esperto di cyberbullismo Alessio  Romeo e alla sessione speciale di Drum Circle con il maestro Max Ventricini.

Dopo la mattinata di sensibilizzazione e comunicazione con i ragazzi dell’istituto Mennella, che tra l’altro ha avuto riscontro positivo, un pomeriggio costruttivo nella  location di Via Morgioni.

Hanno partecipato all’incontro l’esperto in criminologia Alessio Romeo, la dottoressa Sara Minicucci,  la dottoressa Antonietta Verde, il dottor Antonio Lamonaca, il Dottor Francesco Impagliazzo,  la dottoressa Gemma Mattera, la dottoressa Cristina Rontino e il maestro Max  Ventricini.

“Oggi  la tecnologia consente ai bulli di infiltrarsi nelle case delle vittime con messaggi, video offensivi . Il bullismo diventa cyberbullismo e può essere definito come un insieme di azioni aggressive e intenzionali nei confronti di una persona il cui obiettivo è provocare danni a un individuo incapace di difendersi . Il cyberbullismo rappresenta una vera e propria emergenza sociale “-così spiega il dottor Romeo.

“Noi sociologi utilizziamo spesso dati  statistici e numerici per valutare quanto un fenomeno incida realmente . Il bullismo è un fenomeno preoccupante. Il fenomeno del bullismo, purtroppo,  nasce e si sviluppa all’interno dell’ambiente familiare  laddove non si trasmettono ai bambini gli aspetti fondamentali, quali la sicurezza,  il senso di protezione e il rispetto . Ne consegue che il bambino svilupperà un senso di solitudine insicurezza e  insoddisfazione,  e quando andrà a crearsi un’identità all’interno di un ambiente con i suoi pari è possibile che il senso di insoddisfazione portata avanti nel tempo lo porti a prevaricare sugli altri . Bisognerebbe puntare su quelle tecniche per cercare di arginare e prevenire atteggiamenti di questo tipo, e non essere spettatori passivi di questo fenomeno che purtroppo sta prendendo il sopravvento”- intervento della Dottoressa Sara  Minicucci.

-“Un problema fortemente evidente e’ il fatto che si parla poco . Quindi  molto spesso i nostri figli hanno difficoltà a chiedere, a  confidare . È giusto farsi un “mea culpa”,  perché noi genitori purtroppo osserviamo poco . Non osserviamo i segnali . Perché c’è il bullismo evidente, fatto di scontro fisico,  ma c’è il bullismo psicologico che spesso viene sottovalutato o  addirittura non visto.  L’invito è quello di comunicare, parlare con i ragazzi.  E osservare . Osservare tanto, anche il silenzio “-così Cristina Rontino.

Il bullismo psicologico: una forma sottile e celata di prevaricazione e violenza che spesso non viene identificata, se non, purtroppo, per conseguenze estreme.

La sua natura lo rende estremamente pericoloso e porta la vittima ad una sofferenza e sottomissione psicologia tale da non renderla capace di denunciare gli atti subiti, ancor di più che nel caso di violenza fisica.

Come attacca un “bullo psicologico”?

Diffonde pettegolezzi e cattiverie, lavora per distruggere i legami amicali attraverso la divulgazione di falsità e offese che colpiscono la sfera più intima della vittima, attaccano la famiglia o aspetti di fragilità personali come una disabilità, difetti fisici o cognitivi o altre limitazioni.

Viene colpita ripetutamente l’immagine della persona, che spesso vive un grande senso di colpa e arriva a percepirsi come estremamente sbagliata, fino a giustificare gli atti subiti, attribuendoli ad aspetti non adatti del proprio sé.

Le conseguenze del bullismo psicologico sono molteplici e gravi.

Dalla perdita dell’autostima, della fiducia negli altri, ripercussioni sui legami di amicizia, isolamento sociale e allontanamento dal gruppo dei pari, fino a disagi più complessi.

La vittima ha un vero e proprio terrore di andare a scuola o frequentare luoghi diversi dal contesto famigliare, può iniziare a manifestare ansia e attacchi di panico, cali dell’umore o veri e propri episodi di depressione, disturbi dell’alimentazione nei bambini come anoressia e bulimia.

Se non ben identificata la sofferenza può condurre la fragile vittima a desiderare di non esistere più e arrivare a decidere di porre fine alle vessazioni attraverso il suicidio.

Ma non dimentichiamo che il bullo e la vittima hanno qualcosa in comune: la paura, la solitudine, l’insicurezza. Il bullo ha bisogno del branco, del gruppo, per sentirsi forte. Perché il bullo da solo è nessuno. Il bullismo è paragonabile ad una città con grandi palazzi vicini. Ma se si entra all’interno di quei palazzi si troverà il vuoto. E lì, al centro, un grosso fosso. Nel fosso un bambino che vorrebbe chiedere aiuto ma non ha la forza di parlare.  di gridare.

Il bullismo è ovunque: a scuola, a casa, sul terrazzino del vicino, in un ambiente lavorativo, mentre cammini in metropolitana

Ma bisogna uscire da questo circolo vizioso, bisogna prevenire, rieducare, denunciare, reagire, parlare.

Ragazzi, bambini, donne, uomini, non abbiate paura di parlare, e qualora necessario, denunciare.

E noi tutti, impariamo ad osservare.

A fine incontro, il Durm Circle con il maestro Max, il quale ha spiegato l’importanza del linguaggio del corpo, il potere della musica. Attraverso le sue esperienze lavorative,ha raccontato quanto la musica possa guarire, possa aiutare a liberarsi. Coinvolgendo il pubblico, un momento unico che ha regalato, attraverso suoni e gesti, emotività sentita. Condivisione. Unione.

“Non essere vittima di bullismo in silenzio. Non permettere che facciano di te una vittima. Non accettare la definizione di nessuno sulla tua vita, definisci te stesso”

(Harvey Fierstein)

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