Sebastiano Conte: «L’isola deve cambiare mentalità, il Puc è un’occasione di crescita»

A margine della presentazione del Piano di Serrara Fontana le considerazioni dell’esperto urbanista. Il prof. Conte ha rimarcato che in passato ogni pianificazione era vissuta come un limite. Ma ora è importante far capire ai cittadini che il Piano urbanistico comunale è uno strumento utile a tutti per la valorizzazione del territorio.

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Ugo De Rosa | A margine della presentazione del PUC del Comune di Serrara Fontana, il prof. Sebastiano Conte è intervenuto in qualità di esperto in materia ed ha tratteggiato un aspetto importante che va oltre ai piani e ai limiti, ma fa riferimento al nostro modo di pensare e di governare finora il territorio.

Ecco le considerazioni dell’urbanista: «Certo, un approccio con questo tipo di prodotto richiede un cambio non solo di passo ma di mentalità di noi isolani. Diciamoci la verità: noi abbiamo vissuto queste vicende, l’idea della pianificazione come qualcosa che ci venisse imposto dall’alto, una costrizione impeditiva rispetto alle nostre speranze di sviluppo e trasformazione.
Invece la storia ci ha dimostrato che abbiamo avuto uno sviluppo senza regole e oggi paghiamo lo scotto di ciò, e senza la prospettiva di dare una indicazione che non sia cristallizzante come invece è avvenuto.

Noi in passato ci siamo convinti che il Piano non fosse lo strumento per crescere bene, ma per impedirlo.
Ma invece la storia ha dimostrato che proprio le realtà che hanno colto l’importanza della pianificazione, hanno esaltato le potenzialità raggiungendo alti livelli di trasformazione e di valorizzazione del territorio.

Gli studiosi di questa materia insegnano che oggi si parla di Piano Processo. Il Piano non è una camicia di forza o un quadro che arreda l’ufficio tecnico, ma un veicolo di governo del territorio che tiene conto delle necessità della popolazione mutevoli nel tempo, mutazioni che il Piano deve tenere presente per non far perdere di valore al capitale, che in questo caso è il territorio, e raggiungere l’obiettivo di fare in modo che quelli che vivono in quel territorio godano dei frutti di un capitale salvaguardato e che cresce quotidianamente.

Le esperienze passate, proprio per il modo in cui ci si è arrivati, non sono state partecipate dalla popolazione.
Se noi riusciamo a cambiare passo e a capire che quel metodo è sbagliato e bisogna puntare ad una maniera diversa di governare il territorio, cercando di trarne le più alte opportunità salvaguardandole anche per le generazioni future, allora noi riusciremo a dare un buon servizio per la comunità, altrimenti soffriremo ancora di ciò che ci affligge da anni, come l’abusivismo.
Inoltre c’è un problema di servizi e standard urbanistici. Se noi consideriamo che l’isola nel 1951 aveva 31mila abitanti e soltanto 19mila stanze di abitazioni, un dato di un abitante e mezzo per ogni stanza, oggi siamo in 65mila e ci sono non meno di 120mila stanze senza considerare gli alberghi e altre strutture, noi ci dovremmo rendere conto che quello che è mancato è l’accompagnamento dei servizi. Abbiamo un gap di non meno di 1 milione e 200mila metri quadrati di parcheggi privati e non meno di 300mila metri quadrati di parcheggi pubblici che rendono la vita dell’isola in sofferenza. Siamo affogati da queste cose.

I piani servono anche a risolvere il problema dei servizi, della qualità della vita e dell’abitare. Non solo di creare l’abitazione. Con la partecipazione, e il senso di queste occasioni di partecipazioni è anche questo, cercare di far capire alla popolazione anche per il tramite degli interlocutori istituzionali che ci sono, che lo strumento di Piano è uno strumento utile a tutti se vissuto in maniera di servizio intelligente alle necessità, per fare in modo che chi vive su questo meraviglioso territorio continui ad esserci, ma che anche le generazioni future possano trovare su questo stesso territorio una soddisfazione di viverci come ci siamo vissuti noi».

1 commento

  1. Con tutto il rispetto per il prof…
    sta dicendo che mancano un milione e duecentomila metri quadrati di parcheggi privati e trecentomila metri quadrati di parcheggi pubblici?
    Cioè bisognerebbe cementificare, o per meglio dire, asfaltare un milione e mezzo di metri quadrati di suolo??
    Anziché andare nella direzione opposta, e cioè eliminare una marea di auto inutili???

    La nefasta mentalità fraucatoria, che ha fatto arricchire in maniera cieca e quindi ha obnubilato le coscienze, ha pervaso anche le menti più raffinate dell’isola. Che non sanno pensare ad altro che a mettere altri mattoni, cemento o asfalto per far girare ad infinitum il mondo della frauca.
    Quando bisognerebbe invece toglierli, per tornare almeno in parte alla Ischia dei bei tempi, alla Ischia che aveva successo…

    Fuitevenne !!

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