Sebastiano Balestriere: «La pista ciclabile nella Pineta degli Atleti? Un progetto sbagliato e dannoso per tutti»

Spendiamo i soldi, facciamo pure politica, ma “ nu facimm guai“, e soprattutto invito i nostri amministratori a pensare cosa si può fare laddove la si vuole fare!».

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Gaetano Di Meglio | Alberi danneggiati, pietre laviche movimentate, materiale di risulta e una previsione nebulosa sugli esiti, tutto per spendere un finanziamento in maniera folle. Un’operazione varata per affidare un progetto al marito della consigliera comunale e iniziare la guerra con il presidente del civico consesso.

E’ questa in sintesi la vicenda della pista ciclabile che il Comune di Ischia sta realizzando nella pineta degli atleti.

Un disastro, il terzo che, da qui a breve, l’Amministrazione guidata da Enzo Ferrandino si appresta a compiere in nome di una non tanto chiara politica di mobilità. Una “corsa”, dannosa e inutile, alla realizzazione di “piste ciclabili” che assomiglia più alla voglia di dire “ce l’ho anche io” che ad una vera esigenza.

Un assurdo, come quello di un fidanzato che si ritrova con il nome della fidanzata in cinese sulla pelle grazie ad un tatuaggio sbagliato. Ecco, ci ritroveremo sfregiati proprio in quel modo.

E non ci vogliamo fermare a riflettere sul danno (non solo economico) creato a Piazza degli Eroi o su quello del Pontile Aragonese.

Oggi, dopo il “gridino” di allarme degli ambientalisti (di rinnovata lena che hanno smesso di camminare sotto il braccio dei carnefici del nostro verde, sollecitati da qualche amica “libera”, altrimenti avrebbero continuato a “dormire” o a fare danni come Legambiente, nemico numero uno dell’isola) affrontiamo il problema della pista ciclabile nella pineta degli atleti con Sebastiano Balestriere, runner storico e sportivo triatleta che la pratica dal 1993.
L’anello di un chilometro che gira attorno ad una delle pinete più particolari e frequentate del territorio ischitano, infatti, sta tenendo banco nelle discussioni di atleti e amanti della natura. I lavori in corso presso la pineta, infatti, non sono passati inosservati e, man mano che il cantiere procede, la pista diventa sempre più definita anche nella sua poca utilità e nella sua distruzione dell’ambiente “verde”.
«Qualsiasi tipo di amministrazione – ci ha detto Sebastiano “Jet Set” – ha nelle sue priorità quella di poter rastrellare dei fondi per raccogliere proseliti e dire di aver fatto qualcosa.
Questa è una cosa sacrosanta, ma quello che vedo nell’amministrazione comunale di Ischia è che spesso e volentieri i soldi vengono spesi disconoscendo quello che si va a fare.
Cosa voglio dire: se è vero come è vero che abbiamo perso il finanziamento per Piazza Degli Eroi e abbiamo messo mano in qualcosa che non è la parte fondamentale della nostra casa che è il comune di Ischia, adesso pur di non perdere soldi e rinunciare a un finanziamento, andiamo ad intaccare un ecosistema e a realizzare una cosa che anche sportivamente è di una ignoranza spaventosa».

LA STORIA DELLA PINETA
Ma prima di entrare nel dettaglio, però, con Sebastiano ripetiamo insieme la “storia” di quella pineta.
«La pineta denominata degli atleti venne nominata tale alla fine degli anni ‘90 con l’allora Sindaco di Ischia Luigi Telese che su suggerimento della AssoPini e in collaborazione con il Marathon Club Isola d’Ischia realizzò un percorso interno di 1 km con tanto di indicazione ogni 100 mt. e con l’installazione di specifici attrezzi ginnici. Il progetto stesso invitava chi, come me, “pascola“ in quella pineta dal ’93 a correre internamente alla stessa e non percorrere un tratto di via Michele Mazzella come in tanti da sempre facciamo. Armati di buona volontà per i primi tempi abbiamo cercato un po’ tutti di adattarci a questa nuova soluzione, ma chi si allena agonisticamente era troppo penalizzato dal continuo saliscendi e curve chiuse a gomito, che limitavano la scorrevolezza. Considera che – continua Sebastiano – quando si effettua un allenamento più sostenuto o di ripetute veloci, la maggioranza degli atleti corre ad una velocità tra i 15 e i 18 km orari.

Negli anni successivi – prosegue Balestriere – con Giosi Ferrandino Sindaco, sono stati effettuati dei lavori di riqualificazione della stessa, ma più per cercare di creare dei sentieri che altro. Furono apposte panchine e tavoli in legno, oltre a lampade con pannelli solari che i più ricorderanno (e che sono state sia vandalizzate che rubate, ndr). Finché i temporali non hanno distrutto i percorsi e, compresa una mancata manutenzione, il tutto ha retto. Ora – chiosa – ci troviamo di fronte ad un nuovo progetto per la stessa area, dove si sta cercando di creare un percorso per biciclette che dovrebbe essere circoscritto sempre alla stessa minuta area, con un fondo scorrevole percorribile a tutti».

L’ERRORE AMBIENTALE E QUELLO SPORTIVO
Ma veniamo all’oggi. «La pista ciclabile nasce – sottolinea ancora Balestriere – come percorso alternativo a quelli per auto e motocicli, concedendo a chi ne usufruisce una strada prioritaria, ecologica e senza limitazioni di viabilità alcuna, che si integra con un progetto di mobilità urbana creando una rete. Il nord e il centro d’Europa ne sono costellati, per non parlare di città del centro Italia ( Reggio Emilia, Ferrara ecc… ), dove vi è una vera è propria cultura.
La pista che si sta cercando di creare all’interno della “nostra” pineta ha due errori concettuali fondamentali, uno urbanistico ambientale, l’altro sportivo. Per ciò che concerne il primo si sta infatti provvedendo a livellare il fondo presente, togliendo radici, pietre e quant’altro, creando a mio parere un grosso problema di ecosistema dei luoghi stessi, senza dire che il percorso almeno inizialmente teorizzato è francamente misera cosa per chi va in bicicletta, circa 1 km che forse accontenterebbe perlopiù i bambini.
Ma poi, quella pineta è denominata “degli atleti”, non perché i ciclisti non siano atleti, ma perché nella pineta si pratica la disciplina dell’atletica, si corre, si fanno esercizi… non è adatta ad una pista ciclabile così concepita.

E poi, domanda fondamentale: visto che sarà legata agli orari di apertura e di chiusura della pineta, tutti i benefici della mobilità in bicicletta saranno limitati all’apertura dei cancelli?

L’errore sportivo – prosegue – è consequenziale a quello ambientale, ma è concettualmente più grave. Si sta infatti pensando a ripianare percorsi che nulla hanno a che fare con la scorrevolezza ordinaria di una normale bici da passeggio o simile (la famosa Graziella), senza avere l’arguzia di comprendere che se proprio si vogliono sfruttare dei fondi perché è anche così che la macchina politica va oliata (cosa che non contesto), i luoghi in essere sono invece perfetti per una pista da cross bike o trial, ossia per le mountain bike, sport che compare anche tra quelli olimpici e che prevede gradi di difficoltà ma non necessità di lunghezza. Lo scenario è praticamente perfetto per un percorso simile, ricco di salite difficoltà e ostacoli, senza dimenticare che questo comporta l’utilizzo di tutta l’area fino ad arrivare alla parte alta della pineta, quella dov’è c’è il cancello che permette l’ingresso anche agli autoveicoli (dove è ubicata la pompa di benzina per intenderci); frazione della stessa inutilizzata da tutti ed in stato perlopiù di abbandono. Ed inoltre questa soluzione non prevedrebbe alcuna manomissione dei fondi e dello stato ecologico del luogo, ma semplicemente l’apertura di varchi e sentieri, oltre a poter creare un nuovo filone sportivo per la nostra comunità.

Nei giorni scorsi il mio amico Leonardo Sasso ha presentato su Facebook – aggiunge – una nuova idea che darebbe l’inizio alla creazione della rete urbana ciclabile di cui parlavo prima. Devo dire che la stessa è buona e oltre a creare una strada alternativa più breve per raggiungere il centro del paese, darebbe una possibilità di buona convivenza all’interno della stessa. Trovo però che il problema ecologico rimanga (parlo della manipolazione e distruzione dei luoghi), ma in ogni caso il buon Leonardo ha giustamente pensato di salvare il famoso “carro per la scesa”.»

Ma dal ragionamento con Sebastiano, emerge un altro importante aspetto: «Ultima considerazione: chi controlla l’accesso sulla pista ciclabile? Vi possono accedere le biciclette elettriche? E poi se alcuni ciclisti avranno un comportamento pericoloso per gli altri, magari presi dall’euforia della pista, chi dovrà controllare? E’ una convivenza troppo difficile e pericolosa.
Spendiamo i soldi, facciamo pure politica, ma “ nu facimm guai“, e soprattutto invito i nostri amministratori a pensare cosa si può fare laddove la si vuole fare!».

2 Commenti

  1. Ma il disastro più grande di tutti è Piazza Degli Eroi trasformata in piazza Degli ORRORI.
    È stati speso circa un milione di euro per realizzare un pericolo permanente alla circolazione violando la normativa che regola le rotatorie.
    Con un poco di buon senso si poteva almeno fare una variante in corso d’opera ed invece il Comune d’Ischia è ostaggio della testardaggine del sindaco.
    Lo sto dicendo da un anno: in una comunitá con più amor proprio sarebbe scoppiata una rivolta popolare.

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