Scorta sì, scorta no | #4WD

4WARD today di Davide Conte di Domenica 10 Novembre 2019

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Chi si permette di discutere un modello vivente come Liliana Segre è giusto che venga additato al pari di un essere fuori dal mondo. Parimenti, chi si ostina a sostenere l’indiscutibile appropriatezza di assegnarle una scorta non è certo il depositario della verità. Anzi…

Trovo ugualmente fuori luogo, se proprio volete saperlo, la strumentalizzazione politica avvenuta al riguardo sia da sinistra sia da destra, laddove l’assolutismo e il protagonismo dei primi nel paventare a tutti i costi il rischio di una pericolosa restaurazione di estrema destra ha consentito -ad esempio- a Matteo Salvini di rivendicare il più che congruo numero di minacce ed intolleranze ricevute quotidianamente e che mai, finora, hanno portato chicchessia a valutare la possibilità di concedergli la scorta come alla Segre. Il tutto, dimenticando che proprio di recente, Sergio De Caprio (il “Capitano Ultimo” che nel ’93, da colonnello dei Carabinieri, arrestò Totò Riina) ancora una volta si è visto revocare la scorta perché, a giudizio dello Stato, non ne sussiste più la necessità.

Di certo l’Italia è un Paese che ha perso ogni speranza di equità in quasi tutte le sue manifestazioni, ispirate a criteri di parte ammantati dei rimasugli di ideologie fuori dal tempo e, peggio ancora, da un perbenismo e una ricerca esasperata del politically correct che proprio non reggo più.

Liliana Segre è giunta a 89 anni dopo essere miracolosamente sopravvissuta, da bambina, agli orrori dei campi di sterminio, con tanto di matricola tatuata sul braccio. Sono sicuro che, dall’alto della sua intelligenza e serenità, proprie delle persone dall’esperienza di vita più unica che rara, sarebbe sopravvissuta a lungo alla carica di quei duecento imbecilli “a-social” al giorno anche senza una scorta che, a mio modesto giudizio, la offende e la ferisce oltre ogni reale rischio.

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