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Scommesse online, il proibizionismo è la strada giusta?

Le scommesse sportive sul filo del rasoio. Il senso di responsabilità delle persone farà da ago della bilancia per non proibire il gioco legale.

Le scommesse live rischiano di essere proibite. Questo è quello che ci racconta, in un accorato appello, il presidente di Eurispes Gian Maria Fara, sociologo.

Il punto che sostiene, fortemente, è che limitando quello che è il gioco legale si dà spazio a quello illegale. Invece di pensare come proibire il gioco sarebbe meglio credere al senso di responsabilità degli scommettitori.

Le applicazioni per le scommesse sono diventate lo strumento preferito di gioco durante la pandemia e i siti di scommesse live più performanti, che possiamo trovare in questa lista, hanno incrementato il loro fatturato di circa il 37,5% nell’ultimo anno.

Di contro l’Istituto Eurispes che si occupa di economia, politica e società dagli anni Ottanta ci racconta di un’Italia divisa da una doppia morale. Da una parte il gioco e il diritto di scommettere viene esaltato da un fatturato di circa 10 miliardi ogni anno, dall’altro il settore è costantemente sotto attacco.

Se pensiamo al tema della manipolazione dei risultati sportivi non possiamo non parlare anche del dibattito nazionale e internazionale sul fenomeno del Match-Fixing. Con focus group, cooperazione delle forze dell’ordine e denunce protette.

Questo ci porta a pensare che il dibattito tra i siti di scommesse e l’Europa che cerca di frenare le combines e l’esaltazione del giocatore accanito sia più vivo che mai.

Divieto di pubblicità per le aziende di gioco

In Italia le aziende di gioco non possono essere pubblicizzate. Se, però, freniamo quelle che sono le vie legali è probabile che si inneschino meccanismi illegali.

Il gioco è sempre esistito, ne troviamo testimonianze ai tempi degli antichi Romani. Ha una dimensione che è universale e, sostiene Fara, se gli italiani sapessero che i ricavi del gioco legale servono per finanziare servizi e opere di interesse pubblico avrebbero un’opinione differente.


Il presidente Fara si concentra sul fatto che se non ci fossero punti legali di gioco gli scommettitori si avvarrebbero di soluzioni non regolate. Questo ci porta a comprendere quanto il fenomeno sia difficile da eliminare. Il sociologo afferma che ci sono dipendenze molto più pericolose e incontrollabili a cui pensare (come le sostanze stupefacenti, il cui traffico è stato frenato giorni fa in una regione difficile come la Campania con due arresti a Ischia). L’unica soluzione è quella di credere nella responsabilità delle persone.

Il mercato delle scommesse in Italia dal 1998

Il 27 giugno 1998 è una data importantissima per le scommesse sportive nel nostro paese. Proprio in quel giorno venne piazzata per la prima volta una scommessa su un evento sportivo, cosa che accadeva nel Regno Unito già da anni.

Le prime scommesse sportive legali furono possibili con i Mondiali di calcio in Francia. Fino a quel giorno in Italia si poteva giocare al lotto, compilare la schedina del Totocalcio e puntare sui cavalli con il Totip.

La prima gara su cui si puntò fu l’ottavo di finale tra Italia e Norvegia. La gara si disputò proprio il 27 giugno e finì 1 a 0 con gol di Bobo Vieri.

Boom delle scommesse grazie alla tecnologia

Dopo più di due decenni le scommesse sportive sono diventate una delle voci più importanti di tutto il comparto giochi. Una bella evoluzione tecnologica ha dato una grande mano. Dalle applicazioni per le scommesse su mobile al betting exchange e le giocate su eventi virtuali i giocatori hanno molte più possibilità di divertirsi. Anche i Fantasy match, cioè le gare virtuali tra due squadre di fantasia, sono una nuova alternativa digitale.

Interessante anche lo spazio al gossip e alla fantasia con le novelty bets cioè le scommesse su eventi di cronaca o di costume come i matrimoni dei reali o di coppie di vip. Insomma non possiamo non considerare il settore delle scommesse nel nostro paese molto competitivo, cosa che ha permesso, fino a questo momento, di combattere il gioco illegale in maniera più che concreta.

Maurizio Ughi, Presidente di Snai Servizi, sostiene che il lancio delle scommesse sportive legali in Italia fu una svolta epocale perché il totonero e le scommesse clandestine erano molto diffuse e in mano alla criminalità organizzata. Una paura, che a distanza di più di 20 anni, è ritornata.

Proprio per questo motivo avrebbe molto più senso dare spazio alla responsabilità dei giocatori e non proibire il gioco legale. Inevitabilmente il proibizionismo porterebbe a un forte incremento di scommesse illegali rimpinguando le casse di criminali presenti su tutto il territorio.

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