Sant’Antuono rivive a Casamicciola. Il fuoco torna a scaldare Piazza Majo!

0

Allestiti falò e raccolte di legna da ardere un po’ ovunque in onore del Santo Monaco quale auspicio per il nuovo anno. Spenta l’eco delle festività natalizie, Sant’Antuono  inaugurava il periodo del Carnevale. Si rinnova la festa si rinnova la tradizione specie a Casamicciola Terme, dove “fucarazzi” e braci sono stati allestiti un po’ ovunque. Al Majo tradizionale benedizione degli animali e falò

Ida Trofa | Quella “d’o cippo ‘e Sant’Antuono” è una delle feste più tradizionali della nostra comunità. Si tratta dei festeggiamenti in onore di Sant’Antonio Abate (il santo del Fuoco e protettore degli animali) che si svolgono il 17 gennaio di ogni anno. Da noi il cippo è sinonimo di fucarazzo.

Ma ad Ischia cosa ne resta? Sant’Antuono rivive a Casamicciola. Il fuoco torna a scaldare  Piazza Majo!

Immancabile come ogni anno nonostante le tragedie e le difficoltà.

Diciassette Gennaio: Sant’Antonio Abate. Cosi  recita il calendario e il pensiero và al fuoco, sacro, rubato dal Santo, secondo la sua storia, al diavolo per guarire gli afflitti.

A Casamicciola Terme di guarigioni ve ne sono da fare e cosi più che altrove si rinnova in questo giorno, il 17 gennaio, la tradizione della benedizione degli animali e del Fucarazzo a Piazza Majo . Oche al guinzaglio, cani di ogni razza e taglia, conigli capre e carpette che scorrazzavano per le strade della cittadina terremotata per la tradizionale benedizione e poi il “fucarazzo“.

Una gioia, una incredibile partecipazione che si rinnova di anno in anno.

Il nostro territorio si è fatto trovare  pronto a rinnovare il rito antico del “fucarazzo”, collegato al ciclo delle stagioni ma anche simbolo di rinascita e purificazione dell’anima.

Il 17 di Gennaio in quasi tutto il meridione d’Italia, e non solo, è legato al rito del falo’. Rituale di purificazione pagana che risale a tempi più che remoti, collegato al ciclo augurale delle stagioni e all’inizio del nuovo anno. In epoca romana, in questa data, si addobbavano animali con fiori e frutta che venivano sacrificati sull’ara, mentre il fuoco era il simbolo della purificazione e della cacciata del male. 

Cosi all’imbrunire fuoco alle cataste, legna arsa per mantenere in vita un appuntamento secolare e dare seguito alla gioia conviviale di un evento sentito come non mai da un popolo un pò cristiano e profondamente legato ala paganesimo.

Infatti, cristianizzato poi, S. Antonio Abate divenne padrone del fuoco e guaritore dell’Erpes Zoster e le ceneri, chiuse in sacchetti tenuti nelle tasche degli abiti, servivano come amuleti: tenevano lontano le malattie e le persone portatrici di guai, mentre gli animali non vengono più sacrificati sull’ara ma benedetti per il loro contributo al lavoro nei campi.

E come sempre L’Epifania tutte le feste si porta via, ma Sant’ Antuono risponde: ci sta ancora la mia…

Sant’Antonio Abate, col maiale non col bambinello, protettore degli animali e del raccolto. Leggende, usi e costumi che fanno di Sant’Antonio Abate una delle divinità più amate in Italia ed in particolare in Campania, immancabile sulla nostra amata Isola d’Ischia.

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui