Sant’Anna, perdona loro! | #4WD

Daily 4ward di Davide Conte del 26 luglio 2020

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Dopo alcuni giorni di contatti con il Comando di bordo ecco la conferma ufficiale. Domenica 26 luglio 2020, in quella che per Ischia rappresenta tradizionalmente la notte più emozionante e attesa di tutto l’anno, l’Amerigo Vespucci – la nave più bella del mondo – saluterà le coste della nostra isola.
Un passaggio storico, un riconoscimento importante per Ischia, ma soprattutto per la tradizione di una festa popolare famosa in tutto il mondo. La nave Vespucci è partita dal porto di Livorno lo scorso 29 giugno 2020 per la tradizionale campagna addestrativa con a bordo 106 Allievi della Prima Classe dell’Accademia Navale. Una campagna che prevedeva il giro del mondo e che, proprio a causa dell’emergenza epidemiologica, è stata riprogrammata nel Mediterraneo come dedica “a tutti gli italiani che hanno vissuto un momento così particolare. Nave Vespucci arriverà nel tardo pomeriggio di domenica 26 luglio e sfilerà lungo le coste dell’isola così da essere visibile a tutta la popolazione e ai nostri turisti da più punti del territorio. Le barche in mare – rispettando le distanze di sicurezza – potranno sfilare al fianco del veliero più bello del mondo, rievocando così la tradizionale festa a mare degli scogli di Sant’Anna.”

Questo comunicato stampa a dir poco trionfalistico e ridicolo al tempo stesso, pubblicato sulla pagina Facebook “Comune d’Ischia”, vorrebbe maldestramente distogliere l’attenzione della cittadinanza da quella che, purtroppo, rappresenta l’onta per eccellenza di quest’amministrazione comunale a dir poco scadente, nei confronti dell’evento più importante ed atteso della nostra stagione turistica da oltre settant’anni a questa parte.

Altro che “passaggio storico”! Va detto, innanzitutto, che non è la prima volta che la splendida nave “Amerigo Vespucci” passi per Ischia: basta tornare indietro nel tempo di appena un anno, non più di tanto, esattamente al 23 ottobre scorso, quando fu l’ottimo Comandante del Circomare Andrea Meloni a rendersi protagonista di tale accosto, omaggiando l’equipaggio del veliero con il crest di una delle sue unità navali. Quel che conta, invece, è evidenziare che dopo diversi tentativi andati a vuoto (illuminazione tricolore e successivo incendio del Castello, concerti improbabili e altre iniziative per impiegare eventuali fondi regionali in odore di elezioni), nemmeno le restrizioni post-Covid riusciranno a giustificare l’assoluta incapacità di Enzo Ferrandino e dei componenti della sua maggioranza nel mandare totalmente a vuoto qualsiasi tentativo di rappresentare degnamente, anche senza pubblico, una delle caratteristiche peculiari della Festa di Sant’Anna nel giorno in cui, normalmente, migliaia e migliaia di persone erano solite assieparsi all’ombra del Castello Aragonese per rispettarne almeno la tradizione.

Il fallimento assoluto di quest’anno non è altro che la prosecuzione naturale dell’escalation involutiva che la Festa ha subito sin dall’epoca dell’altro Ferrandino sindaco (Giosi -ndr) ad oggi, continuamente alla ricerca di una sottospecie di discontinuità ed originalità che pian pianino l’ha snaturata con formule spesso radical-chic all’insegna di chissà quale cultura (im)popolare, creando un pubblico sempre più scontento e pronto a compensare la sua insoddisfazione nei fuochi e nell’incendio finale, non sempre riuscendoci; oltre -non dimentichiamolo- a una pletora di creditori tuttora insoddisfatti nelle loro ingenti spettanze, dopo aver dato tanto per consentire la realizzazione di alcune edizioni (chiedete, se Vi pare, ai fratelli Cinquini di Viareggio e diversi altri, anche locali).

Pensare che oggi tutto possa risolversi con un “inchino” di quello splendido veliero, i cui alberi vengono illuminati di notte dalle luci del tricolore italiano (idea, questa, che qualche buontempone in Via Iasolino aveva intenzione di mutuare per il Castello Aragonese da una campagna targata Deltastudio.com pubblicata ad Ischia ed in Campania durante il lockdown), è un oltraggio alle capacità e agli sforzi organizzativi di chi, nel corso degli anni, la Festa di Sant’Anna l’ha creata e di chi, realmente, ha contribuito a farla crescere e prosperare fino al 2006, con sacrifici anche personali enormi e con risultati tuttora senza precedenti, come il riconoscimento tra i grandi eventi della Regione Campania, la presenza di barche delle isole di Capri e Procida, il gemellaggio con Viareggio e il suo Carnevale (con tanto di scambi promozionali nelle rispettive manifestazioni) e il tanto agognato abbinamento alla Lotteria Nazionale.

Autocelebrazione? Se Vi pare, pensatelo pure. Un vecchio adagio recita: “L’uomo che vale non è mai presuntuoso”. E per quanto possa essere facile eccellere rispetto a tanta inettitudine, sarei sempre pronto a dare lezioni a chi ne ha bisogno. Se solo servisse a qualcosa…

(foto edizione 2017)

2 Commenti

  1. Lei non si rende assolumente conto di quello che scrive. Qualsiasi iniziativa, pur di ripiego, sarebbe finita in folla di gente che avrebbe voluto assistere. O a piedi o in barca. Questo evento non ferma nessuno e mai sarà così. Alla faccia di tutte le precauzioni, la gente sarebbe arrivata in massa in qualsiasi modo. Non basta quello che oggi si vede la sera intorno alle discoteche, nelle piazze, la “movida” in genere? E ancora Lei insiste con la Festa di S. Anna? Si rassegni. Qui il buonsenso, per una volta, ha prevalso.

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