martedì, Maggio 18, 2021

Sandra Malatesta: “Ti scrivo ancora cara Ischia mia. Dopo più di un anno”

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C’è un tempo delle nostre vite che sembra non voler passare e c’è un altro tempo che invece corre veloce quando non vogliamo che sia così.
Ripenso spesso a una risposta che diede un uomo che era stato 30 anni in carcere, quando gli chiesero “Ma come ha fatto a vivere 30 anni li dentro?” e lui con una calma quasi estranea a se stesso rispose: “Sai, erano i giorni che non passavano mai gli anni invece sono volati”. Cosi ripenso al tempo che mi è passato addosso e a certi giorni lunghi e mi concentro di più su questo ultimo anno.

Avevo scritto alla mia cara Ischia e a tutti gli isolani, esattamente il 5 marzo del 2020 per ricordare che il nostro mare era come due braccia che ci stringevano, che saremmo stati forti come lo sono stati i nostri genitori e i nostri nonni di fronte a gravi difficoltà. Ricordai i miei anni di bambina in un’isola che per due mesi d’estate brulicava di turisti. Erano cose in cui credevo e in cui credo, ricordi che sono impressi nella mia mente come qualcosa di tenero.

Cara Ischia mia è stato così dolce per me nascere dove avevo il mare a pochi passi da casa, dove in inverno i cosiddetti “canaloni” si riempivano e noi bambini in braccio agli adulti che, indossando gli stivaloni lunghi, ci traghettavano fino alla cartoleria Di Meglio a Via Roma, per poi andare a piedi a scuola tenendoci per mano con i bambini più grandi che guardavano quelli più piccoli. Si, sono orgogliosa perché stare in estate a piedi scalzi per mesi, tuffarmi in un mare pulito… vedere i nostri anziani riposare alla “controra” i pescatori andare a mare, accontentarci di merende semplici ma così buone, mi ha dato l’idea che sempre si poteva vincere, che i periodi bui vedevano la luce come quando i canaloni si svuotavano, le barche tornavano cariche di pesci, le mamme cantavano lavando i panni, noi bambini giocavamo per ore sulla spiaggia.

Gli anni sono volati è vero, e il Covid è arrivato ovunque e anche da noi. Un anno buio in cui tutti abbiamo sofferto, in cui tanti hanno perso il lavoro, in cui tanti si sono ammalati,in cui molti sono morti lasciandoci sgomenti sapendolo soli. insomma un anno in cui Ischia non ha visto la sua luce. Eppure gli ischitani hanno mostrato una dignità e un orgoglio che mi ha commossa. Tanti con meno soldi, sono tornati ai sacrifici di una volta, ma lo hanno fatto pieni di speranza che poi sarebbe passato. Ho sentito per telefono miei ex alunni essere responsabili e chiedere meno ai genitori con un senso di condivisione che ci fa capire che la famiglia è da sempre un porto sicuro.

I VERI POVERI LI TROVI MORTI IN CASA… diceva mio padre e io ci penso spesso a queste parole. Chi ha dignità fa di tutto per non chiedere ma per farcela lottando e se chiedi loro se hanno bisogno di qualcosa dicono anche che stanno bene che non manca niente in casa.

In fondo siamo stati rispettosi delle regole, ci siamo organizzati per vivere in casa riscoprendo cose che non si facevano da tempo, i lavori nei giardini e negli orti sono aumentati come di conseguenza i fiori e le verdure di un sapore speciale. Cara Ischia mia e cari isolani non vorrei sembrare esagerata… ma mi viene da dirvi che è come se vi conoscessi tutti, uno a uno, e che i vostri pensieri fossero uguali ai miei e che tutti insieme riusciremo a venirne fuori. Abbiamo qualcosa di diverso da chi prende la macchina e percorre chilometri. Noi abbiamo il mare che ci regala sogno e realtà e che sarà per noi come da millenni…una barriera facilmente superabile ma anche forte nel saperci difendere. Io vorrei tanto che tutti anche se per un attimo ogni giorno chiudendo gli occhi, potessimo pensare… sta passando, ritornerà la luce di sempre su Ischia nostra

Sandra

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