venerdì, Giugno 18, 2021

Sandra Malatesta per Guglielmo Buonocore: “Ue, non ti mettere la minigonna”

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Io sono e “Vascia ‘a Marina” e adesso sto uscendo dall’ospedale Rizzoli dove sono venuta a salutare per l’ultima volta il mio amico Guglielmo Buonocore. Ero lì, nei nostri vicoli quando lui, con quelli della sua età organizzava le partitelle sulla spiaggia. E che giocatori di calcio abbiamo avuto noi di Via De Rivaz e tutte le vie di lì intorno.
Guglielmo giocava bene. Teneva la palla con sicurezza e guai a volergliela togliere. Il calcio gli è entrato nel sangue. Posso dire, essendo cresciuta vedendolo giocare, che tutti noi ci appassionammo al calcio.

Guglielmo aveva l’aspetto di chi sembra burbero, ma era solo un aspetto perché lui era un buono, un pezzo di pane come si suole dire. Quando si fidanzò con la mia amica Rosetta, uscivo ogni tanto con loro a passeggio per il Corso…
Gli volevo bene.
Era uno che tendeva a proteggere chi amava. Ne era geloso ma in modo dolce. Quando sono arrivata all’ospedale tutta la “mia” gente, ha capito il “mio” dolore che era il “nostro” dolore.
Ho incontrato il mio amico Enzo Patalano che poi all’uscita mi ha detto queste parole: “Gugliemo, uomo di altri tempi, umile e perbene. Sempre disponibile con noi più giovani. Uomo di gran cuore”.

Ho perso un vero amico. Gugliemo a 14 anni già giocava a livello agonistico e fu uno dei primi con l’Isola Verde squadra a cui mio zio, Luigi Di Meglio, teneva tanto.
Ricordo la rivalità che poi nacque tra Ischia e Isola Verde e le dispute degli allenamenti al campo.
Spesso Guglielmo e gli altri dei nostri vicoli come Aniello Lauro, Peppino Manzi, Commitante detto Parola, Cenzino, Renato Scaglione e tanti altri che mi scuseranno se non li cito per mera dimenticanza, uscivano alle sei di mattina per andare agli allenamenti e… subito dopo… andavano a lavorare.
Nel 1968 ci fu, finalmente, la fusione tra le due squadre e l’altro mio zio Biagio insieme ad amici tra cui Filippo Ferrandino ci tennero a fare un’unica grande squadra. Gugliemo ne fu felice perché lui era un classico giocatore da spogliatoio. Lui era un riferimento per i suoi amici e per i più piccoli. Lui era un uomo di pace e non amava le troppe discussioni.

Gugliemo è stato un grande giocatore per la nostra isola e ha trasmesso a figli e nipoti la sua passione. Enrico il primo figlio è cresciuto a pane e calcio e tanto giovane andò via per giocare ad alti livelli. Massimo il piccolo di casa, ha sempre giocato e io andavo alle partite dei pulcini del Campagnano per vedere tutti i nostri ragazzi giocare e Gugliemo era presente e notava chi faceva qualcosa che doveva essere corretta.
Con Fabiana, la sua seconda figlia, c’è stato un rapporto come sempre tra padre e figlia e lui me lo diceva. I figli sono gioie e per me ci voleva anche la bambina perché troppo calcio in casa poi è esagerato.
Lui si innamorò di Rosetta, ricambiato, e quando si sposarono io c’ero e lui mi disse: “Uè, non mettere la minigonna mi fai bisticciare con qualcuno proprio il giorno del matrimonio? Lo sai che io ti difendo sempre” Si lo so Gugliemo, lo so e sono corsa da te provando una tenerezza incredibile nel vederti.
Tutti erano li per te. La tua grande famiglia, tua moglie con i tuoi figli e nipoti da te adorati e curati con amore, le tue sorelle, i figli delle tue sorelle e dei tuoi fratelli ad alcuni dei quali hai trasmesso la tua passione come Franco Impagliazzo e Enricuccio Manone.

Non abbiamo mai smesso di volerci bene e le figlie di tua figlia Irene e Paola Patalano, sono state mie alunne come anche i figli di Franco Impagliazzo, Andrea e Luciana e la figlia di Carmela, Andrea Buono e i figli di Enricuccio, Silvia e Giovan Giuseppe Assante.
Ecco, siamo noi, ancora noi, tutti noi che vivendo con poco e niente abbiamo imparato la forza del volersi bene che ci ha tenuti pronti sempre uno per l’altro. Ciao Gugliemo, che tu possa riposare in pace

Sandra Malatesta

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