Salvini e Di Maio: “Che Mattarella ce ne scansi e liberi!”

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ANNA FERMO | Che vergogna! Che orrore! Non trovo altre espressioni per commentare quanto consumatosi ieri in quel del nostro Senato della Repubblica. Una crisi di Governo preannunciata a più riprese negli ultimi mesi, a partire dal dopo voto per il rinnovo del Parlamento Europeo. Una crisi che ieri ha raggiunto il suo apice con l’intervento del Premier Conte e la sua decisione dichiarata di rimettere le proprie dimissioni nelle mani del Presidente della Repubblica quale definitivo atto di addio al Governo Giallo-Verde.
Dopo i deliri di onnipotenza di Salvini, più da colpo di calore agostano che altro, la decisione sulle sorti del nostro paese, è stata rispedita, ancora una volta, nelle mani del Presidente della Repubblica, il nostro Sergio Mattarella, cui a questo punto, non possiamo non rivolgere che un unico appello: “Liberaci da Salvini e Di Maio, meri politicanti del web, assassini del senso civico ed istituzionale che la politica, quella seria, dovrebbe invece sempre difendere e tenere in vita!”.

Non ci sono più malintesi che tengano, non ci sono più scuse che si possano rivolgere reciprocamente, Salvini e Di Maio hanno toppato: il primo per supponenza ed arroganza, il secondo, per altrettanta supponenza ed arroganza, accompagnando il tutto con quel sorriso sarcastico che solo i presuntuosi sanno rendere.
Che si vada ormai al voto o meno, l’Italia deve necessariamente liberarsi di personaggi come questi, irrispettosi delle istituzioni e dei ruoli che essi stessi rivestono ed irresponsabili all’inverosimile. Nelle condizioni in cui versa l’Italia allo stato, mai nessun rappresentate di Governo, ministro o parlamentare avrebbe potuto azzardare così tanto, ed il tutto per meri interessi personali di strapotere. L’assenza dai propri doveri istituzionali ha caratterizzato Salvini quanto Di Maio, con grave freno non solo all’azione del Premer , ma del Governo nel suo insieme. Non ci sono precedenti nella storia del nostro paese e questo la dice lunga. Siamo arrivati al limite ultimo: la politica che ci rappresenta è ai livelli più bassi di sempre.

E’ entrato tra gli applausi, nell’Aula presieduta da Maria Elisabetta Alberti Casellati, il Presidente del Consiglio Giuseppe Conte, anche se, dopo il suo discorso di ieri, quegli applausi, hanno poi assunto motivo diverso, a mo di “finalmente ve ne andate!”.
Ha stretto le mani a tutti, anche a Matteo Salvini, prima di prendere la parola, il nostro ex Premier, per non fare altro poi che attaccare duramente proprio Salvini, in un’aula trasfiguratasi subito in stadio, con tanto di “tifoserie”, come le ha definite la stessa Casellati.

Un pomeriggio in cui mi sono vergognata per tutti loro, uomini di un Governo che da quel maledetto 4 marzo 2018 non voleva nascere e che poi nato, dopo 90 giorni, non ha comunque mai trovato pace. Solo litigi e battibecchi costanti ed inutili invocando un bene del paese che non è mai stato garantito. Ecco, il paese è stato lasciato solo alla mercé di due egocentrici bulletti del web! Uno che dispensa sorrisi e l’altro benedizioni con santini e crocifissi!
Eppure, Conte se la poteva davvero evitare quella scarica di accuse a Salvini: superflue dinanzi alla lucida follia del vicepremier leghista, quella cui abbiamo assistito tutti noi italiani nelle ultime settimane.

Un ferragosto da ricordare? Per niente, piuttosto da dimenticare in fretta, come quest’ultimo Governo, un aborto della politica, della peggiore specie, nella storia della nostra Repubblica.
Dopo 14 mesi si compie ciò che già ci si attendeva: un “calcio in culo” al contratto di Governo ed uno all’alleanza di Governo che su di esso si era costruita. Questa è la prova che un governo non può nascere su un contratto, ma solo su un programma condiviso e comune!

Ha cominciato a parlare poco dopo le 15, il nostro ormai ex premier, e finito alle 15.58, concludendo il suo intervento con l’annuncio delle sue stesse dimissioni di fronte al presidente Mattarella al termine del dibattito parlamentare. Un dibattito quest’ultimo, protrattosi fini a serata inoltrata, ieri, appena dopo un discorso dai più considerato “fortissimo”, per il duro attacco alla Lega e a Salvini, eppure mai così basso per un Premier. Si, perché non si può scendere ad un livello, davvero, così basso! Non ce n’era affatto bisogno, giacchè Salvini, ci duole ammetterlo, in meno di 10 giorni ha fatto molto meglio da solo per disintegrarsi politicamente parlando. Sara’ forse stato un mojito di troppo?
“Dissi che sarei stato l’avvocato del popolo, per questo l’azione di governo finisce qui, andrò dal presidente della Repubblica per rassegnare le mie dimissioni da presidente del Consiglio”. Ecco, doveva fermarsi qui Conte e non proseguire poi con l’affondo, tutto sul piano personale, a Salvini: “Evita di accostare slogan politici a simboli religiosi, l’incoscienza religiosa rischia di offendere credenti e oscurare il principio di laicità”. “Amici della Lega, avete tentato di comunicare l’idea del governo dei No e, così, avete macchiato 14 mesi di intensa attività di governo pur di alimentare questa grancassa mediatica. Così, avete offeso non solo il mio impegno personale, e passi, ma anche la costante dedizione dei ministri”. “Hai invocato le piazze e chiesto poteri, la tua concezione preoccupa”. “Non abbiamo bisogno di uomini con pieni poteri, ma con senso delle istituzioni”. “Matteo, non hai dimostrato cultura delle regole”. Ed ancora: “La vicenda russa meritava di essere chiarita anche per i risvolti sul piano internazionale, dovevi venire in Senato. ti sei rifiutato di condividere la informazioni”. “La verità è che all’indomani delle Europee Salvini, forte del suo risultato, ha messo in atto una operazione di progressivo distacco dalla compagine governativa, al fine di trovare un pretesto per arrivare alla crisi e andare alle urne”. “Con le interferenze sui ministri hai minato l’azione di governo”. “In coincidenza dei più importanti Consigli europei non sei riuscito a contenere la foga comunicativa creando un controcanto politico che ha generato confusione”. “Gentile presidente, gentili senatrici, gentili senatori – questo l’incipit del discorso del premier – ho chiesto di intervenire per riferire sulla crisi di governo innescata dal leader di una delle forze di maggioranza. Ho sempre sostenuto che in caso di interruzione anticipata di governo, sarei tornato qui, sede istituzionale dove ho raccolto la fiducia. Siamo al cospetto di una situazione grave della crisi che comporta conseguenze per la vita del Paese. Avete offeso la realtà dei fatti”. “Il rischio dell’esercizio provvisorio è altamente probabile”. “Il ministro dell’Interno ha seguito interessi personali e di partito”. “È irresponsabile far votare ogni anno”. Ed ancora continuando, attacchi su attacchi. Non ce n’era bisogno davvero, non dinanzi ad un Salvini che tra l’altro, seduto sui banchi del governo accanto allo stesso Conte ha fatto cenno ai suoi di ‘calmarsi’ con una mano, poi congiunto i palmi come in segno di preghiera e infine facendo il segno del pollice, rivolgendosi ai leghisti. Ma stiamo scherzando? Salvini si è giocato il cervello, tanto quanto Di Maio sorridente e divertito dalle dichiarazioni del Premier.

Che “Vergogna”, che “Orrore”. A cosa si è ridotta la nostra politica? Ad una fiera della fatua vanità di due personaggi che mai capiranno, a questo punto, il senso e la cultura delle istituzioni tanto invocate poi, nella sua replica al dibattito parlamentare, dal Premier Conte, strappando qui un applauso pienamente meritato da parte degli istanti.
Caro Conte, ti riconosciamo quel coraggio politico che Salvini e Di Maio non avranno mai, per aver saputo portare a conclusione questa triste parentesi di governo giallo-verde, augurandoci tutti che il Presidente Mattarella sappia, nei prossimi giorni, dimostrarne altrettanto, liberandocene!

1 commento

  1. Conte dovrebbe anche cancellare quei provvedimenti a vs. Favore per la ricostruzione dopo il terremoto,visto che altre zone non hanno avuto lo stesso privilegio.Incapaci Di Mail e Salvini vero?

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